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Germania, negli anni '80 Olaf Scholz venne spiato dalla Stasi

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz (afp)
Nelle sue visite nella Ddr l'attuale cancelliere era seguito passo passo dalla polizia segreta dell'Est. Lo rivela la "Bild", secondo cui al giovane politico veniva steso un "tappeto rosso"
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Capelli lunghi e arruffati, giacca marrone e camicia senza cravatta: così appare Olaf Scholz in una foto del 4 gennaio 1984 scattata a Berlino Est. Colui che oggi è cancelliere era seduto in mezzo ad altri compagni degli Jusos (l'organizzazione dei giovani socialdemocratici), dall'altro lato del tavolo grigio c'era Egon Krenz, membro del Politburo della Sed, il partito "unico" della Ddr. Sì, lo stesso Krenz che pochi anni dopo, nel fatidico 1989, succederà ad Erich Honecker quando il regime già vacillava vistosamente per le proteste che porteranno al crollo del Muro. Ebbene, a quanto pare sono ben documentate le visite di Scholz nello "Stato dei lavoratori e dei contadini" nei suoi primi anni da politico: se non altro, perché - come si scopre adesso - erano seguite passo passo dalle spie della Stasi, la famigerata poli…

Capelli lunghi e arruffati, giacca marrone e camicia senza cravatta: così appare Olaf Scholz in una foto del 4 gennaio 1984 scattata a Berlino Est. Colui che oggi è cancelliere era seduto in mezzo ad altri compagni degli Jusos (l'organizzazione dei giovani socialdemocratici), dall'altro lato del tavolo grigio c'era Egon Krenz, membro del Politburo della Sed, il partito "unico" della Ddr. Sì, lo stesso Krenz che pochi anni dopo, nel fatidico 1989, succederà ad Erich Honecker quando il regime già vacillava vistosamente per le proteste che porteranno al crollo del Muro. Ebbene, a quanto pare sono ben documentate le visite di Scholz nello "Stato dei lavoratori e dei contadini" nei suoi primi anni da politico: se non altro, perché - come si scopre adesso - erano seguite passo passo dalle spie della Stasi, la famigerata polizia segreta della Germania est.  

Un trattamento di favore

Sono decine i rapporti confidenziali redatti dagli spioni della Ddr, che avevano messo "sotto osservazione" Scholz sin dal 1978, quando era appena uscito dal liceo. La rivelazione è della Bild, che ha avuto accesso ai documenti conservati dall'Archivio federale: quel che colpisce, a decenni di distanza, è l'attenzione che veniva riservata dagli 007 di Berlino est al giovane Scholz e persino dai cugini di Mosca (alcuni di questi dossier furono addirittura inoltrati al Kgb). Il tabloid, con una certa dose di malizia, afferma che le gerarchie del regime in diverse occasioni avevano "steso un tappeto rosso" per l'arrivo dell'uomo che ha preso il posto di Angela Merkel alla cancelleria. 


Per esempio, quando nel 1988 l'allora vice-capo degli Jusos entrò nella Ddr attraverso il check-point della stazione alla Friedrichstrasse, le guardie ricevettero l'ordine di assicurargli "il visto per Berlino gratuito, l'esenzione dal cambio minimo, uno sdoganamento cortese, senza controllo doganale". Un trattamento di favore, certamente molto diverso da quello che di norma veniva riservato ai visitatori in arrivo dall'Ovest, sottoposti a varie angherie, attese insensate, infiniti controlli dei documenti. In realtà  - è quel che sostiene la direttrice del settore ricerche dell'Archivio dei documenti della Stasi, Daniela Münkel  - queste corsie preferenziali "erano piuttosto la norma" nei confronti di delegazioni che avevano ricevuto un invito ufficiale.   

I viaggi degll Jusos

In qualità di esponente di prima fila degli Jusos, negli anni Ottanta l'attuale cancelliere si era recato più volte nella Ddr. Tra le altre, viene ricordato appunto l'incontro con Egon Krenz su invito dell'organizzazione dei giovani comunisti della Germania orientale, la Fdj. Del colloquio parlarono sia il giornale di partito, il Neues Deutschland, che la televisione di Stato. Quel che la propaganda di regime mancò di riferire è che gli Jusos, come emerge dal rapporto della Stasi, affrontarono pure il tema scomodo dell'arresto di due dissidenti, Bärbel Bohley ed Ulrike Poppe. 


Scholz era stato nella Ddr anche due anni prima. Nel rapporto del caso viene definito "un vecchio professionista della politica", che "ha molta influenza nell'organizzazione". Nello stesso testo, l'agente della Stasi lo definisce come esponente dello "Stamokap": un termine che stava ad indicare il "capitalismo dei monopoli di Stato", un altro modo per dire che il capitalismo occidentale era ormai giunto alla sua fase terminale. Ma non solo le visite nella Germania orientale erano al centro dell'interesse degli agenti dell'est: Scholz era sotto osservazione anche ad Amburgo.

Lo spione della Spd

A quanto riferisce il popolare tabloid, ci sono almeno 19 rapporti redatti tra il 1978 e il 1987. Tra i vari "informatori" che ebbero l'ordine di seguirlo nelle sue attività nelle fila degli Jusos uno rispondeva al nome in codice di "Kugel" ("sfera" in italiano): altri non era che l'ex funzionario della Spd Kurt Wand, che venne arrestato negli anni novanta dopo che era stata scoperta la sua attività spionistica a favore dello "scudo e la spada del partito", come veniva chiamata la Stasi. Ma anche altri infiltrati del servizio segreto della Ddr tenevano un occhio su Scholz: tra questi "Gustav", "Konrad", "Holm" e "Heine". In un altro documento in mano alla Bild, si cita anche un testo redatto da Scholz nel 1982, secondo il quale "la pace e l'ambiente" si potranno salvare solo attraverso "l'eliminazione del capitalismo". 

Come Angela Merkel

Qualcuno in queste ore ricorda come pure Angela Merkel ai tempi della Ddr sia stata avvicinata dagli spioni del "ministero per la sicurezza dello Stato". Lo raccontò lei stessa: nel 1978 fu avvicinata da due agenti che le avrebbero offerto una collaborazione. Proposta che rifiutò, con l'argomento che era "incapace di tener per sé alcun segreto". Anni dopo uscì la storia di una sua foto, scattata nel 1980, trovata nel dossier dedicato al dissidente Robert Havemann. La versione ufficiale è che Angela era amica del figlio di Havemann, Ulrich. Quando una troupe dell'emittente Wdr chiese alla cancelleria se poteva pubblicare la foto, arrivò un secco diniego. Motivo: questione di privacy. 

Interpellato in merito dai giornalisti della capitale, lo stesso Scholz ha commentato il "caso Stasi": "Naturalmente so che anch'io sono stato spiato. Non è bello, ma così è".