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Neonazista americano condannato a 7 anni: "Intimidiva giornalisti e attivisti antirazzisti e faceva campagne antisemite"

Kaleb Cole, 25 anni, era il leader di un gruppo con sede a Seattle e ramificazioni in tutti gli Stati Uniti. Inviava ai suoi bersagli inquietanti avvertimenti: "Sei appena stato visitato dal tuo nazista locale"
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Il leader di un gruppo neo-nazista di Seattle è stato condannato a sette anni per il suo ruolo in un piano per intimidire persone, giornalisti e attivisti ebrei. Kaleb Cole, 25 anni, assieme ai suoi compagni, appartenenti all'organizzazione Atomwaffen Division, con diramazioni in tutti gli Stati Uniti, aveva inviato a casa di alcune persone manifesti che contenevano immagini violente e un inquietante avvertimento: "Sei stato appena visitato dal tuo nazista locale".

In uno, spedito a casa di un reporter investigativo della Nbc, era disegnata una persona, con alle spalle figure con teschio vestite di nero. Sotto, due righe: "Queste persone hanno nomi e indirizzi". Un poster era stato trovato attaccato alla finestra della casa in Arizona del direttore di una rivista ebraica.

A questi messaggi erano seguite altre minacce e campagne d'odio anti-semite, con un centinaio di telefonate di intimidazioni fatte in tutti gli Stati Uniti. Mina…

Il leader di un gruppo neo-nazista di Seattle è stato condannato a sette anni per il suo ruolo in un piano per intimidire persone, giornalisti e attivisti ebrei. Kaleb Cole, 25 anni, assieme ai suoi compagni, appartenenti all'organizzazione Atomwaffen Division, con diramazioni in tutti gli Stati Uniti, aveva inviato a casa di alcune persone manifesti che contenevano immagini violente e un inquietante avvertimento: "Sei stato appena visitato dal tuo nazista locale".

In uno, spedito a casa di un reporter investigativo della Nbc, era disegnata una persona, con alle spalle figure con teschio vestite di nero. Sotto, due righe: "Queste persone hanno nomi e indirizzi". Un poster era stato trovato attaccato alla finestra della casa in Arizona del direttore di una rivista ebraica.

A questi messaggi erano seguite altre minacce e campagne d'odio anti-semite, con un centinaio di telefonate di intimidazioni fatte in tutti gli Stati Uniti. Minacce a chiese, associazioni per i diritti civili, università. Molti di questi episodi sono stati ricostruiti in aula, nel corso di un processo in cui le vittime hanno raccontato al giudice gli effetti che queste minacce hanno avuto sulle loro vite. Chi è stato costretto a cambiare casa, per un certo periodo di tempo, chi a installare sistemi di sicurezza. Uno ha deciso di comprare, per la prima volta, un'arma. Un giornalista ha lasciato il lavoro. "Queste minacce motivate da intolleranza religiosa - ha detto l'assistente procuratore generale Kristen Clarke - sono la negazione dei valori americani, ancora di più quando puntano a intimidire giornalisti che lavorano per mettere in luce il pregiudizio nella nostra società".

Ad agosto, un altro membro dell'organizzazione, Cameron Shea, 26 anni, era stato condannato a tre anni di carcere. Altre due persone, nei mesi scorsi, sono state dichiarate colpevoli. I quattro erano stati arrestati nel 2020 nel corso di una operazione che aveva preso di mira le organizzazioni suprematiste bianche negli Stati Uniti. L'inchiesta era partita nel gennaio 2019 quando una persona, parlando al telefono con voce cammuffata e respiro affannato, aveva raccontato di aver ucciso la fidanzata, imbavagliato i due bambini di lei, e di essere pronto a far esplodere un ordigno. Aveva fornito un indirizzo della Virginia, risultato essere quello dell'abitazione di un membro del governo dell'ex presidente Donald Trump, l'allora segretaria alla Sicurezza Kristjen Nielsen.

La polizia non intervenne, perché capì subito che si trattava di una telefonata farlocca, ma l'indirizzo "sensibile" aveva spinto gli investigatori ad andare a fondo. Dai documenti presentati al processo è emerso che Cole aveva registrato un messaggio audio in cui prendeva di mira i giornalisti: "Dobbiamo - diceva - semplicemente affrontarli in un unico modo: aggredendoli". Nella sua abitazione, a Seattle, gli agenti dell'Fbi avevano sequestrato nove armi. "Oggi - ha commentato il procuratore federale Nick Brown, al termine del processo - la comunità e quelli presi di mira da gente come Cole e i suoi complici possono alzarsi in piedi e dire 'non c'è posto per l'odio'". Ma c'è ancora molto da fare.

Secondo un report della American Jewish Committee circa il 25 per cento degli ebrei americani, uno su quattro, ha sperimentato sulla propria pelle una forma di antisemitismo. Il 17 per cento ha dichiarato di essere stato insultato di persona, l'8 per cento anche più di una volta. Il 12 per cento è stato minacciato online o sui social, il 7 per cento più volte. Il tre per cento ha subito attacchi fisici e di questi il due per cento più volte. Nel mirino gli ebrei tra i 18 e i 49 anni. Un dato che conferma quello della Fbi, secondo cui nel 2020 gli attacchi d'odio hanno raggiunto il livello più alto negli ultimi vent'anni. Quelli contro afroamericani sono passati da 1930 a 2871, con un incremento del 43 per cento, mentre gli attacchi ad asiatici sono passati da 158 a 279, con un aumento del 77. In totale l'aumento degli attacchi razzisti è stato del 13 per cento, con 8.263 episodi, più di venti al giorno.