"Mi batterò per un'Europa forte come mi batterò per una Francia forte"
di Valérie Pécresse , di Valérie PécresseLa Francia ha assunto la presidenza del Consiglio dell'Unione Europea per il prossimo semestre. Emmanuel Macron ha rifiutato di modificare questo calendario, che si intreccia con la campagna per le presidenziali, a rischio di indebolire la voce della Francia e di far perdere sei mesi all'Europa. Quando entrerò all'Eliseo, approfitterò di questa presidenza per disegnare insieme a tutti i nostri partner una nuova esigenza europea.
La Brexit ha dimostrato che l'Unione europea, come tutte le costruzioni umane, è mortale e potrebbe dissolversi se non riuscirà più a rispondere alle aspirazioni dei popoli. La crisi del covid, la strategia di influenza delle grandi potenze (Stati Uniti, Cina, Russia) ci dimostrano, in parallelo, che senza l'Europa non saremo più in grado di pesare sulle scelte strategiche del pianeta e saremo condannati nella migliore delle ipotesi a sparire e nella peggiore a essere assoggettati.
Ventisette nazi…
La Francia ha assunto la presidenza del Consiglio dell'Unione Europea per il prossimo semestre. Emmanuel Macron ha rifiutato di modificare questo calendario, che si intreccia con la campagna per le presidenziali, a rischio di indebolire la voce della Francia e di far perdere sei mesi all'Europa. Quando entrerò all'Eliseo, approfitterò di questa presidenza per disegnare insieme a tutti i nostri partner una nuova esigenza europea.
La Brexit ha dimostrato che l'Unione europea, come tutte le costruzioni umane, è mortale e potrebbe dissolversi se non riuscirà più a rispondere alle aspirazioni dei popoli. La crisi del covid, la strategia di influenza delle grandi potenze (Stati Uniti, Cina, Russia) ci dimostrano, in parallelo, che senza l'Europa non saremo più in grado di pesare sulle scelte strategiche del pianeta e saremo condannati nella migliore delle ipotesi a sparire e nella peggiore a essere assoggettati.
Ventisette nazioni che vivono insieme, in pace. Ventisette popoli liberi di circolare, ventisette gioventù libere di incontrarsi e di amarsi, senza fili spinati. L'Europa è un'eccezione storica che merita di essere tutelata, non lo ripeteremo mai abbastanza. Ma un'Europa che non credesse più alla sua civiltà non avrebbe più ragione di esistere.
Di fronte a tutte queste sfide, l'Europa deve scuotersi. Se persisteremo nel nostro buonismo, se continueremo a comportarci come il ventre molle della globalizzazione, precipiteremo nel dimenticatoio della Storia.
Bisogna uscire da questa ingenuità europea e costruire con i nostri partner un orgoglio europeo.
Tutto questo passa innanzitutto da un'Europa che sappia difendere le proprie frontiere. Proporrò una riorganizzazione degli accordi di Schengen, attraverso una revisione della "direttiva rimpatri", una sistematizzazione del controllo biometrico di tutti quelli che desiderano entrare nel nostro territorio e un'accelerazione del reclutamento dei diecimila agenti di frontiera dell'agenzia Frontex. Proporrò anche uno stop agli allargamenti dell'Unione, in particolare per quanto riguarda la Turchia, il cui processo di adesione oggi è soltanto sospeso. In questo modo, gli aiuti per la preadesione potranno essere destinati ad altre priorità per l'Unione. Infine, considerando che i nostri destini sono legati a quelli dell'Africa e che lo sviluppo economico è un baluardo più efficace degli sbarramenti per far fronte alla pressione migratoria, proporrò insieme alla Germania di amplificare un piano Marshall per l'Africa.
L'Europa deve anche farsi carico della sua potenza. Di fronte a imperi che servono soltanto i loro interessi, il nostro Dna dev'essere la protezione degli europei, accettando consapevolmente e senza complessi il concetto della preferenza europea sui mercati pubblici e della reciprocità negli scambi internazionali, con "clausole specchio" in tutti i nostri accordi commerciali.
Bisogna proseguire e amplificare la politica del Green Deal e mantenere l'Europa all'avanguardia della lotta contro il riscaldamento climatico. È la grande ambizione della nostra epoca e la Francia dev'essere all'avanguardia! Essendo il continente più avanzato in questa materia, dobbiamo costruire una barriera ecologica alle nostre frontiere introducendo una tassa sulle emissioni per i prodotti di importazione. Dobbiamo capitalizzare i nostri atout, come l'idrogeno o il nucleare, che deve assolutamente essere riconosciuto come un'attività economica sostenibile che possa beneficiare dei "finanziamenti verdi".
L'indipendenza alimentare e il sostegno agli agricoltori europei devono guidarci, nel quadro della Politica agricola comune, con l'obbiettivo di produrre di più e meglio.
Dobbiamo usare tutte le leve possibili per costruire dei campioni industriali europei nei settori del futuro (veicoli del futuro, energie verdi, digitale e "cloud sovrano", vettori utilizzabili nell'industria spaziale...), invece di ostacolare le nostre grandi imprese con regole anticoncorrenza o norme che finiscono per indebolirle e abbandonarle nelle mani degli americani o dei cinesi.
Solo l'Europa può tenere testa a gigantesche piattaforme digitali che sono diventate più potenti di certi Stati: di fronte ai Gafam dobbiamo andare più veloci e spingerci più lontano. Internet non può più essere il far west! Di fronte alla proliferazione di messaggi d'odio sui social media e della vendita di prodotti pericolosi o contraffatti sulle piattaforme di commercio elettronico online, l'Unione Europea deve costringere le piattaforme, che non devono più essere considerate dal punto di vista giuridico come semplici contenitori di contenuti, a cooperare con le autorità giudiziarie nazionali.
Un'Europa potente è anche un'Europa che armonizza le sue regole sociali per evitare il dumping tra Paesi membri, che destruttura i popoli e indebolisce il progetto europeo.
Infine, la crisi sanitaria ha dimostrato la necessità, di fronte alle pandemie, di una forza di protezione civile e di una politica di salute pubblica coordinata a livello europeo in materia di ricerca e industria farmaceutica. I vaccini sono stati creati da cervelli europei, ma sono stati prodotti da gruppi industriali americani. Dobbiamo riappropriarci di queste competenze.
Da parte sua, la Francia deve difendere i suoi interessi meglio di quanto abbia fatto in questi ultimi anni. Io difenderò con vigore i nostri pescatori minacciati dall'atteggiamento del Governo di Boris Johnson in seguito alla Brexit. Gli interessi finanziari della Francia non sono stati difesi adeguatamente: gli sconti finanziari di cui ancora beneficiano certi Stati membri non hanno più ragion d'essere dopo l'uscita del Regno Unito, e a tempo debito bisognerà ridiscuterne. Anche le collaborazioni industriali devono essere più equilibrate. La Francia è il Paese che si fa carico della maggior parte della difesa europea: è più che naturale, quindi che i progetti di aerei o di carri armati del futuro portino maggiori benefici alla nostra industria e alla nostra occupazione. Infine, la Francia deve difendere meglio la peculiarità dei suoi principi repubblicani, come la laicità, non esitando a invocare la sua identità costituzionale di fronte agli sconfinamenti della giurisprudenza europea. L'Europa deve rispettare tutte le identità nazionali fintanto che queste ultime aderiscono in modo inequivoco al rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto.
Per pesare in Europa, però, la Francia deve farla finita con quell'immagine di arroganza che gli si è incollata addosso dall'inizio della presidenza Macron. Non si può chiedere agli altri quello che non imponiamo a noi stessi. La voce di Emmanuel Macron avrebbe pesato maggiormente se il presidente francese non avesse aspettato l'elemosina dei partner per finanziare il suo piano di rilancio, che non era in grado di pagare da solo perché non aveva fatto le riforme indispensabili al nostro Paese, come quella delle pensioni. E l'indebitamento europeo non è altro che il preludio a nuove tasse europee.
Io ridarò credibilità alla nostra voce rimettendo il nostro Paese sui binari delle riforme, del coraggio e della volontà di fare.
L'influenza sulla scena europea non si costruisce dando lezioni, ma costruendo coalizioni e occupando tutti i terreni. Io vigilerò affinché ogni ministro consacri una parte importante del suo programma alla difesa dei nostri interessi a Bruxelles. Ogni alto funzionario dovrà passare un periodo nelle istituzioni europee. L'Europa dev'essere un luogo chiave, non un rifugio per consiglieri in disgrazia. Comincerò questo lavoro fin dalle prossime settimane, recandomi in diverse capitali europee per portare le mie idee e ascoltare i nostri partner.
La nostra Europa deve capire che incarna una civiltà che gioca il suo destino in un mondo pericoloso, che non fa regali agli assopiti o agli ingenui. Io voglio rafforzare l'Europa, non fuggirne come alcuni. Io voglio una preferenza europea, non un ripiegamento nazionale. Mi batterò per un'Europa forte come mi batterò per una Francia forte, perché non sei rispettato dagli altri se non sei forte a casa tua.
La Francia in testa e l'Europa in prima fila, ecco la mia bussola. Non ci sarà orgoglio francese senza orgoglio europeo.
Valérie Pécresse, candidata alle elezioni presidenziali in Francia
(Traduzione di Fabio Galimberti)