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Myanmar, sfollati per la guerra metà degli abitanti del Kayah. Altri 4 bambini uccisi

Soldati del gruppo etnico armato Taaung National Liberation Army  (afp)
Duri combattimenti nella città di Loikaw tra esercito e gruppi locali contrari al Golpe
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Non si ferma la guerra nel Myanmar, l'ex Birmania. Dalla scorsa settimana la città di Loikaw, la capitale dello Stato orientale di Kayah, è al centro di intensi combattimenti tra gruppi che si oppongono al colpo di Stato organizzato un anno fa dai militari e le forze armate, che hanno colpito nell’area con artiglieria e bombardamenti aerei.


Le Nazioni Unite stimano che metà della popolazione di Loikaw è stata costretta ad abbandonare le proprie case, e che almeno 90mila persone del Kayah – in precedenza noto come Karenni – sono profughi interni, mentre secondo media locali e ong sarebbero addirittura 170mila, più di metà della popolazione…

Non si ferma la guerra nel Myanmar, l'ex Birmania. Dalla scorsa settimana la città di Loikaw, la capitale dello Stato orientale di Kayah, è al centro di intensi combattimenti tra gruppi che si oppongono al colpo di Stato organizzato un anno fa dai militari e le forze armate, che hanno colpito nell’area con artiglieria e bombardamenti aerei.


Le Nazioni Unite stimano che metà della popolazione di Loikaw è stata costretta ad abbandonare le proprie case, e che almeno 90mila persone del Kayah – in precedenza noto come Karenni – sono profughi interni, mentre secondo media locali e ong sarebbero addirittura 170mila, più di metà della popolazione.

Nella Chiesa del Sacro Cuore

A essere colpita è anche la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Doukhu dove ieri a seguito di un attacco aereo è stato completamente distrutto uno dei due campanili. "Il rischio è molto grande. Siamo nel bel mezzo di un campo di battaglia", ha raccontato al Sir padre Francis Soe Naing, cancelliere della diocesi di Loikaw.


Circa 200 gli sfollati, la maggior parte dei quali donne, bambini, anziani e malati, che hanno trovato rifugio nella Cattedrale di Cristo Re. "Loikaw è sotto attacco, colpita quasi ogni giorno da armi, bombardamenti aerei e da elicotteri", racconta il sacerdote. "Le persone scappano alla ricerca di in un luogo sicuro e sono ormai pochissime le persone rimaste in città". Su una popolazione di 90 mila persone, circa 50 mila - due terzi degli abitanti - è fuggita dalle proprie case alla ricerca di luoghi più sicuri. Loikaw è diventata una città deserta. "Saremo qui fino a quando la situazione ce lo consentirà. Tutte le parrocchie (sei) della città di Loikaw sono già state abbandonate. Non sappiamo cosa ci succederà. Tuttavia, crediamo che Dio ci proteggerà", aggiunge padre Soe Naing.

L'allarme dell'Unicef

A un anno dal golpe, scrive il Guardian, la giunta deve affrontare una vasta opposizione al suo potere. Alle sue violenze e ai suoi arresti – tra cui quello della ex leader e premio Nobel Aung San Suu Kyi – si sono opposti manifestanti pacifici ma anche gruppi armati, a volte sostenuti dalle organizzazioni etniche nel mirino dei militari.

Nello stesso Stato di Kayah più di 30 persone, inclusi dei bambini, sono stati massacrati alla vigilia di Natale. E ieri l'Unicef ha condannato l'uccisione di almeno quattro bambini in tre diversi Stati: "L'Unicef è profondamente preoccupato per l'escalation del conflitto in Myanmar e condanna l'uso che ci è stato segnalato di attacchi aerei e di armi pesanti in aree civili. Siamo particolarmente indignati per gli attacchi contro i bambini che si sono verificati durante questa escalation di combattimenti in tutto il Paese".