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Arresti e purghe, in Kazakhstan è la fine dell'era Nazarbaev

(ansa)

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Il "padre della patria" non si palesa da dicembre. I familiari sono in fuga. E dopo le rivolte il presidente Tokaev ha epurato i suoi fedelissimi
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ALMATY - All'enigma kazako manca l'ultimo tassello, il più importante. Dov'è Nursultan Nazarbaev? Che fine ha fatto l'Elbasi, il padre della patria? Il regime tace. Le rivolte popolari che hanno infiammato il Paese (225 morti di cui 19 agenti di polizia, 600 persone tuttora agli arresti) sono state definite dal presidente Kassim-Jomart Tokaev un "tentato colpo di Stato". Chiunque è sceso in piazza tra il 2 e il 7 gennaio è stato chiamato "terrorista". La cospirazione ha preso le sembianze di Karim Massimov, capo dei servizi segreti interni: l'hanno incarcerato per alto tradimento insieme ai suoi due vice, accusati di "aver provato a conquistare il potere". Massimov non è uno qualunque: per due volte premier, è legato a doppio filo a Nazarbaev. Dunque, e ancora: dov'è l'Elbasi?

ALMATY - All'enigma kazako manca l'ultimo tassello, il più importante. Dov'è Nursultan Nazarbaev? Che fine ha fatto l'Elbasi, il padre della patria? Il regime tace. Le rivolte popolari che hanno infiammato il Paese (225 morti di cui 19 agenti di polizia, 600 persone tuttora agli arresti) sono state definite dal presidente Kassim-Jomart Tokaev un "tentato colpo di Stato". Chiunque è sceso in piazza tra il 2 e il 7 gennaio è stato chiamato "terrorista". La cospirazione ha preso le sembianze di Karim Massimov, capo dei servizi segreti interni: l'hanno incarcerato per alto tradimento insieme ai suoi due vice, accusati di "aver provato a conquistare il potere". Massimov non è uno qualunque: per due volte premier, è legato a doppio filo a Nazarbaev. Dunque, e ancora: dov'è l'Elbasi?

Appare ormai chiaro che l'Orda armata e drogata che ha infiltrato i 20 mila manifestanti di Almaty mettendola a ferro e fuoco, abbia goduto della complicità di una parte degli apparati di sicurezza. Per questo Tokaev ha chiesto l'intervento di truppe russe, armene e bielorusse in nome di quel Patto di difesa collettiva stipulato nel 1992 tra ex Repubbliche sovietiche e mai attuato prima. Contestualmente al draconiano ordine di sparare a vista, Tokaev ha avviato una sbrigativa epurazione interna al regime. Non si avrà però la soluzione dell'enigma fino a quando non si capirà quale sia la sorte dell'uomo che per trent'anni ha tenuto in pugno il Kazakistan.

Nei ristoranti frequentati dalla borghesia cittadina si dice tutto e il contrario di tutto. "Nazarbaev è morto", "Ha problemi di salute", "È esiliato", "È negli Emirati Arabi", "È a Nur-Sultan con Tokaev". Un ventaglio di supposizioni sufficientemente ampio per perdersi. Conviene allora stare ai fatti.

L'81enne non appare in pubblico dal 28 dicembre. Il 5 gennaio, quando Tokaev capisce che Almaty è fuori controllo - il municipio Akimat in fiamme, la ex residenza presidenziale circondata, la torre delle comunicazioni tv presa d'assalto - rimuove Nazarbaev dal Consiglio di sicurezza e fa arrestare Massimov, ossia colui che aveva il compito di prevenire l'avanzata dell'Orda e che invece è sospettato di averla fomentata per destabilizzare l'establishment.

Sono i primi segnali della crisi del vecchio sistema di potere, per decenni dominante, invasivo, tetragono, feroce coi dissidenti e vorace negli affari. Orbita attorno alla ingombrante figura del primo presidente del Kazakhstan indipendente. Adesso il clan Nazarbaev, il più potente e ricco, ha paura.

All'alba del 6 gennaio Bolat, il fratello del patriarca, è scappato: ha attraversato il valico di frontiera col Kirghizistan, volando poi a Dubai. Poco prima due Bombardier privati sono decollati da Almaty e hanno fatto rotta su Ginevra e su Londra. La figlia maggiore di Nazarbaev, Dariga, già direttrice della tv di Stato Khabar e vice premier ai tempi di Massimov, non sta partecipando alle sedute della Mazhilis, la camera bassa del Parlamento, ufficialmente per il Covid. Dinara, la seconda figlia, non si sa dove sia. La più giovane delle tre, Alija, è negli Emirati. Lo si è scoperto perché ha scritto su Facebook per ringraziare quanti stavano manifestando solidarietà a suo padre: il post ne ha permesso la geolocalizzazione. Subito dopo si è cancellata dai social network.

Altri pezzi del sistema che vanno in frantumi. Il genero di Nazarbaev, il quarantenne Dimash Dossanov (ha sposato Alija, insieme hanno un patrimonio di un miliardo di dollari), è stato silurato dal ruolo di direttore generale della KazTransOil, la compagnia pubblica che gestisce l'oleodotto nazionale. Stessa sorte per Kairat Sharipbaev, fino a ieri capo della KazTransGas e ritenuto essere lo sposo di Dariga. Il repulisti è proseguito con l'arresto dell'ex vice ministro dell'Energia, sospettato di aver tramato con gli speculatori per il rialzo dei prezzi del Gpl liquido. La scintilla che dopo Capodanno ha dato il via alle contestazioni.

Dosym Satpayev, analista politico kazako 
Seduto al tavolo d'angolo del CoffeeVarka, il politologo kazako Dosym Satpaev tira le somme bevendo caffè nero. "Siamo alla resa dei conti. Se Massimov è colpevole, deve aver avuto l'appoggio di membri del clan Nazarbaev preoccupati dall'aumento di popolarità di Tokaev, il quale esce rafforzato da questa storia. Il vero vincitore però è Vladimir Putin". I militari russi della 45esima brigata rappresentano, non a caso, la parte più consistente delle 2.000 unità del contingente straniero. "Tokaev si trova ora nella duplice condizione di protetto e debitore di Putin", chiosa Dushin. "Non è una buona notizia, non potremo più avere una politica estera multilaterale". L'ipoteca del Cremlino sul Kazakistan - primo produttore mondiale di uranio, tra i primi per estrazione di petrolio e gas, dove convivono 129 etnie e 40 confessioni religiose - non è cosa da poco.

Dana Zhanay, 25 anni, attivista per i diritti umani, ha visto l'Orda coi suoi occhi. "Durante la marcia, ai pacifici si sono uniti all'improvviso giovani marginalizzati delle periferie, una colonna di islamisti molto aggressivi e gli uomini della banda del gangster conosciuto col nomignolo di Wild Armand: puzzavano di alcool, erano sotto l'effetto di droghe". Le amfetamine sono state distribuite ai rivoltosi insieme a pistole e fucili. L'appuntamento con Zahnay è in uno StarBucks del centro.

Con lei c'è Asset Abishev, dissidente di Scelta Democratica, il partito messo al bando dal regime. Parla poco e solo in kazako, ma ha un argomento eloquente. Si toglie il maglione e mostra un enorme ematoma violaceo sulla schiena e sul braccio sinistro. "Ero in autobus ad Almaty il 4 gennaio, sono stato prelevato e portato in una stazione di polizia. Mi hanno ridotto così, senza un perché". Cose che capitano non di rado nel Paese che fu di Nazarbaev e che, dopo il golpe fallito, ha trovato un nuovo leader.

(ha collaborato Naubet Bisenov)