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Conservatori e tradizionalisti, negli Usa i pentecostali spingono i repubblicani

Un gruppo di pentecostali in Brasile 
Un cambiamento religioso che si riflette in modo importante anche sulla politica
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NEW YORK -  La conversione degli ispanici cattolici al protestantesimo è un fenomeno significativo anche negli Stati Uniti, dove però oltre alla questione religiosa si porta dietro due conseguenze accessorie importanti, una politica e l'altra economica. La prima è l'aumento dei conservatori fra i latini, che mette in dubbio la trasformazione elettorale del Paese dovuta alla demografia, su cui i democratici puntano da decenni per diventare maggioranza permanente; la seconda è la diminuzione delle risorse economiche destinate alla Chiesa.


Secondo lo studio condotto dal Pew Research Center nel 2014, la percentuale degli ispanici nati cattolici ma diventati protestanti negli Usa era simile a quella d…

NEW YORK -  La conversione degli ispanici cattolici al protestantesimo è un fenomeno significativo anche negli Stati Uniti, dove però oltre alla questione religiosa si porta dietro due conseguenze accessorie importanti, una politica e l'altra economica. La prima è l'aumento dei conservatori fra i latini, che mette in dubbio la trasformazione elettorale del Paese dovuta alla demografia, su cui i democratici puntano da decenni per diventare maggioranza permanente; la seconda è la diminuzione delle risorse economiche destinate alla Chiesa.


Secondo lo studio condotto dal Pew Research Center nel 2014, la percentuale degli ispanici nati cattolici ma diventati protestanti negli Usa era simile a quella dell'America Latina. Anzi, era più alta di quasi tutti gli altri Paesi della regione. Negli Stati Uniti infatti il calo dei fedeli al Papa era stato del 22%, cioè lo stesso livello dell'Uruguay, e inferiore solo al 25% del Nicaragua. Non ci sono ragioni per supporre che il fenomeno si sia invertito negli ultimi otto anni. Anzi. Gli ispanici restano il gruppo etnico in maggior crescita fra gli evangelici americani, e adesso rappresentano il 22% dei fedeli delle Assemblies of God, la denominazione pentecostale più grande del mondo.

 


I motivi religiosi di queste conversioni negli Usa sono simili a quelli del resto del continente, ossia un rapporto più personale con Dio e uno stile liturgico più moderno. Il 60% degli intervistati dal Pew, però, aveva detto che voleva "maggior enfasi sulla moralità", e questo è un segnale della interconnessione fra la fede e la politica. I democratici hanno sempre dato per scontato che i latini avrebbero votato per loro, perché i repubblicani li rifiutavano e in genere gli ultimi immigrati arrivati in America cercano sempre rifugio nell'aiuto dei progressisti.

Ruy Teixeira e John Judis avevano messo a sistema questa teoria, nel saggio "The Emerging Democratic Majority" del 2002. Gli ispanici oggi negli Usa sono circa 62 milioni, tra legali e illegali, ossia il 19% della popolazione, ma il Census Bureau stima che diventeranno 111 milioni, ossia il 28%, entro il 2060. Vivono in prevalenza in stati chiave come California, Texas, Florida, New York e Arizona, e se li facessero diventare tutti blu, il Gop potrebbe scordarsi di tornare alla Casa Bianca per diverse generazioni.

In teoria la tendenza sarebbe dovuta peggiorare con Donald Trump, che all'inizio aveva costruito la sua candidatura presidenziale sulla promessa di alzare un muro lungo il confine col Messico, ma non è andata proprio così. Nel 2012 Barack Obama aveva ottenuto il 71% del voto latino, ma Joe Biden è sceso al 66%. Trump invece ha migliorato i consensi dal 2016 al 2020 del 4%, arrivando al totale del 32%.

Quindi tutti i suoi attacchi al Messico e all'immigrazione ispanica non hanno avuto un disastroso effetto elettorale, per due ragioni: primo, i latini già integrati negli Usa non vedono di buon occhi gli illegali e vogliono proteggersi dal loro arrivo indiscriminato; secondo, gli ispanici sono culturalmente conservatori, legati a valori come la famiglia tradizionale. Lo dimostra anche il fenomeno delle conversioni dal cattolicesimo al protestantesimo, motivate da ragioni tanto religiose, quanto politiche.

 


Tutto ciò ha anche un potenziale effetto sulle risorse economiche della Chiesa. Usa e Germania sono i due Paesi che contribuiscono di più alle casse del Vaticano. Gli ispanici non sono il gruppo più ricco negli Usa ma sono in prospettiva il più numeroso. Il calo avrebbe effetti negativi non solo sulla forza religiosa dei cattolici in America, ma anche sulla capacità di garantire risorse alla Chiesa.