Emirati, gli Houthi attaccano un sito petrolifero e l'aeroporto, tre morti. Raid della coalizione araba su Sana'a
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoLa guerra nello Yemen arriva nel cuore degli Emirati Arabi Uniti facendo salire la tensione nel Golfo nel momento in cui gli Stati Uniti negoziano indirettamente a Vienna con l'Iran per cercare di salvare l'accordo nucleare ed evitare una proliferazione atomica nella regione.
Lunedì mattina le milizie yemenite Houthi, la minoranza sciita appoggiata dall'Iran che da sette anni combatte contro il governo riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da una coalizione a guida saudita, hanno colpito con droni e missili il sito industriale di Mussafah, a circa 22 chilometri da Abu Dhabi, e una zona in costruzione nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale.
Gli Houthi non sono nuovi a questo genere di attacchi, già in passato hanno lanciato missili contro aeroporti, impianti petroliferi e oleodotti sauditi e hanno attaccato imbarcazioni nel Golfo. All'inizio di gennaio avevano sequestrato una nave battente bandi…
La guerra nello Yemen arriva nel cuore degli Emirati Arabi Uniti facendo salire la tensione nel Golfo nel momento in cui gli Stati Uniti negoziano indirettamente a Vienna con l'Iran per cercare di salvare l'accordo nucleare ed evitare una proliferazione atomica nella regione.
Lunedì mattina le milizie yemenite Houthi, la minoranza sciita appoggiata dall'Iran che da sette anni combatte contro il governo riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da una coalizione a guida saudita, hanno colpito con droni e missili il sito industriale di Mussafah, a circa 22 chilometri da Abu Dhabi, e una zona in costruzione nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale.
Gli Houthi non sono nuovi a questo genere di attacchi, già in passato hanno lanciato missili contro aeroporti, impianti petroliferi e oleodotti sauditi e hanno attaccato imbarcazioni nel Golfo. All'inizio di gennaio avevano sequestrato una nave battente bandiera degli Emirati nel Mar Rosso, una rotta cruciale per il commercio internazionale e le forniture di energia. Ma l'attacco di lunedì rischia di segnare un pericoloso salto di qualità.
A Mussafah ci sono gli impianti di stoccaggio della società petrolifera Adnoc: lì sono esplose tre autocisterne e nell'incendio sono morte tre persone, due operai indiani e un pachistano. Finora non c'era state vittime sul suolo emiratino. Il sito si trova inoltre a meno di 10 chilometri dalla base aerea di al Dhafra, che ospita truppe americane e francesi.
È la prima volta inoltre che le milizie prendono di mira un obiettivo civile e uno scalo aereo di importanza internazionale. L'incendio all'aeroporto, seppure distante dalle piattaforme di decollo, ha costretto la compagnia Ethiad a sospendere i voli per qualche ora, in via precauzionale.
Gli Houthi hanno rivendicato l'attacco effettuato con missili balistici e da crociera e con in droni come rappresaglia alla recente escalation militare in Yemen. Sebbene Abu Dhabi abbia ridotto la sua presenza militare nel Paese, infatti, la scorsa settimana le operazioni dei gruppi armati sostenute da Abu Dhabi e Riad si sono intensificate e gli Houthi hanno subito pesanti sconfitte nella provincia di Shabwa.
Raid aerei su Sana in risposta all'attacco
In risposta all'attacco contro Abu Dhabi, nella serata di lunedì la coalizione araba anti-Houthi ha bombardato Sana'a. Nei raid sarebbe morto anche il direttore dell'Houthi aviation college, il generale Abdullah Qassem Al-Junaid, e alcuni membri della sua famiglia. "I responsabili di questo palese attacco al nostro Paese non resteranno impuniti", ha aveva dichiarato lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, ministro degli Esteri degli Emirati, poco prima dell'inizio dei raid. Nasr al-Din Amir, vice capo del ministero dell'Informazione degli Houthi, ha promesso nuovi attacchi se gli Emirati "continueranno la loro escalation".
Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano Joe Biden, ha ribadito l'impegno americano "per la sicurezza degli Emirati Arabi Uniti", e dichiarazioni di condanna per l'attacco sono arrivate anche dalla Francia, dall'Italia, dal Regno Unito. Le indagini delle polizia emiratina chiariranno che tipo di armi sono state utilizzate dagli Houthi, ma la preoccupazione in queste ore tra funzionari e diplomatici europei e americani è capire se ci sia stato in qualche misura il coinvolgimento dell'Iran.
Dall'inizio del conflitto nello Yemen, Teheran sostiene i gruppi armati della minoranza sciita, che si oppongono allo schieramento appoggiato dalla grande rivale Riad, e ha fornito agli Houthi missili e droni, ma anche componenti, tecnologia e know how per svilupparli in loco, secondo i rapporti di indagine di diversi organismi internazionali dalla Dia americana alle Nazioni Unite.
l'Iran però è impegnato in un difficile negoziato a Vienna con europei, russi, cinesi e americani per ripristinare l'accordo sul nucleare in cambio della rimozione delle sanzioni, oltre ad avere avviato un dialogo con gli Emirati e con la stessa Arabia Saudita in vista di una possibile ripresa delle relazioni diplomatiche. Un'escalation militare ora nel Golfo potrebbe dare a Teheran una leva negoziale, ma anche affossare definitivamente la diplomazia costringendo il Paese all'isolamento internazionale.