Metsola alla guida del Parlamento Ue. La vota anche la Lega, ma resta isolata
dal nostro inviato Claudio Tito , dal nostro inviato Claudio TitoSTRASBURGO - Non è nata una nuova maggioranza, ma di certo a Strasburgo si è imposto un nuovo equilibrio. La maltese Roberta Metsola è stata infatti eletta presidente del Parlamento europeo al primo scrutinio. E con lei anche i 14 vicepresidenti. E la novità è il deciso slittamento verso il Ppe dei vertici dell'europarlamento. Che oltre alla neoeletta conquistano il vicepresidente vicario e conservano il potente segretario generale, il tedesco Klaus Welle. Metsola è la più giovane presidente mai eletta (43 anni) e la terza donna (dopo le francesi Simone Veil e Nicole Fontaine) nella storia dell'aula di Strasburgo. Esponente del Ppe, gradita ai tedeschi, di lingua italiana (il suo cognome da nubile è Tedesco) è stata al centro delle critiche per le sue posizioni antiabortiste. Per lei hanno votato i deputati del suo partito, i socialisti di S&D, i liberali di Renew.
La novità consiste nell'apertura d…
STRASBURGO - Non è nata una nuova maggioranza, ma di certo a Strasburgo si è imposto un nuovo equilibrio. La maltese Roberta Metsola è stata infatti eletta presidente del Parlamento europeo al primo scrutinio. E con lei anche i 14 vicepresidenti. E la novità è il deciso slittamento verso il Ppe dei vertici dell'europarlamento. Che oltre alla neoeletta conquistano il vicepresidente vicario e conservano il potente segretario generale, il tedesco Klaus Welle. Metsola è la più giovane presidente mai eletta (43 anni) e la terza donna (dopo le francesi Simone Veil e Nicole Fontaine) nella storia dell'aula di Strasburgo. Esponente del Ppe, gradita ai tedeschi, di lingua italiana (il suo cognome da nubile è Tedesco) è stata al centro delle critiche per le sue posizioni antiabortiste. Per lei hanno votato i deputati del suo partito, i socialisti di S&D, i liberali di Renew.
La novità consiste nell'apertura dei conservatori dell'Ecr e della Lega. Il puzzle finale si compone di 5 vicepresidenze per i socialisti, tre per il Ppe, tre per i liberali, una ciascuna a Ecr, Verdi e Sinistra. Rispetto a due anni e mezzo fa è quindi in corso il tentativo dei Conservatori, di cui fanno parte gli eurodeputati italiani di Fdi, e dei leghisti iscritti invece al gruppo sovranista ID di uscire dall'isolamento. Nei palazzi di europei, infatti, si parla di "cordone sanitario" stretto intorno alla destra sostanzialmente esclusa dai principali incarichi. In realtà il "cordone" riguarda soprattutto il Gruppo Identità e Democrazia di cui fanno parte i leghisti, i tedeschi di Afd e i francesi della Le Pen. I Conservatori potevano già contare sulla presidenza di una commissione, su un questore e già in occasione delle votazioni che portarono all'elezione di Sassoli, non raggiunsero il quorum per una vicepresidenza per un soffio e non per una esclusione "politica".
Non è un caso che questo gruppo ieri mattina abbia ritirato la candidatura del polacco Zlotowski con l'obiettivo proprio di conquistare un posto. Per la Lega, invece, questo risultato non è stato conseguito. Anzi la sua candidata, Mara Bizzotto è tornata con le pive nel sacco. Il "cordone" nei loro confronti permane. Non solo. Nei ballottaggi, molti parlamentari socialisti, in particolare gli italiani, hanno dato una delle loro preferenze proprio all'esponente di Ecr per lasciare ai margini l'estrema destra salviniana-lepeniana. E per provare a impedire il progetto leghista di gruppo unico. Per socialisti e popolari, insomma, meglio avere a che fare con un fronte sovranista e nazionalista diviso che non con uno compatto.
Certo, l'effetto secondario è che l'asse del Parlamento si è comunque spostato sui popolari. I socialisti hanno sì eletto cinque vicepresidenti e la prima è l'italiana Pina Picierno ma nel complesso perdono peso: i Conservatori diventano infatti una sorta di ruota di scorta del Ppe. Sebbene una possibile compensazione verrà tentata con le presidenze delle commissioni. E a farne le spese è anche il grillino Castaldo che non è stato confermato.
Presentando la sua candidatura Metsola ha di nuovo ricordato il suo predecessore. "David voleva mettere tutti attorno allo stesso tavolo e con quell'impegno di fronte alle forze costruttive dell'Europa che io - è il suo proposito - intendo realizzare questo mandato". L'esponente popolare, molto vicina alla Cdu tedesca, nel suo discorso dopo l'elezione ha quindi sottolineato l'impegno a "combattere contro la narrativa antieuropea che prende piede così facilmente. Nazionalismo, autoritarismo sono false soluzioni che non offrono soluzioni". Frasi che accontentano i socialisti. In effetti la vecchia alleanza non è stata sostituita, ha preso corpo un nuovo equilibrio meno favorevole per S&D ma determinato dalle debolezze di tutti i gruppi. Basti pensare alla promessa fatta proprio da Metsola: "Io mi asterrò su ogni voto".