Regno Unito, Johnson in bilico: la vendetta di Cummings, l'ex "Rasputin"
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. L’ex “rasputin” si sta vendicando di Boris Johnson. Oramai non ci sono più dubbi. E se il futuro politico del primo ministro è appeso a un filo, il principale responsabile, oltre alla atavica cultura alcolica di Downing Street, è Dominic Cummings. E cioè il geniale spin doctor della propaganda euroscettica nel referendum Brexit del 2016, padre di slogan fondamentali e formule magiche di tre parole come “Take Back Control”, "riprendiamo il controllo” (dei confini, delle nostre finanze, eccetera) e l’ultimo “Get Brexit Done”, “completiamo la Brexit” alle trionfanti elezioni del 2019.
LONDRA. L’ex “rasputin” si sta vendicando di Boris Johnson. Oramai non ci sono più dubbi. E se il futuro politico del primo ministro è appeso a un filo, il principale responsabile, oltre alla atavica cultura alcolica di Downing Street, è Dominic Cummings. E cioè il geniale spin doctor della propaganda euroscettica nel referendum Brexit del 2016, padre di slogan fondamentali e formule magiche di tre parole come “Take Back Control”, "riprendiamo il controllo” (dei confini, delle nostre finanze, eccetera) e l’ultimo “Get Brexit Done”, “completiamo la Brexit” alle trionfanti elezioni del 2019.
Nel frattempo però Cummings è stato defenestrato da Johnson e soprattutto dalla moglie di quest’ultimo, Carrie Symonds. Per quello che fu un addio teatrale, nel novembre 2020, con l’allora massimo consigliere politico del primo ministro che abbandonò Downing Street con lo scatolone dei licenziati in mano.
Ma Cummings, che tuttavia con il suo genio folle prima del suo siluramento era stato cruciale per ogni grande successo politico di Johnson, uscendo dal cuore del potere britannico ha promesso in cuor suo vendetta. Tremenda vendetta. Ed è quella cui stiamo assistendo a Westminster in questi giorni.
Da mesi, il 50enne Cummings sta pubblicando su Twitter, sul suo blog e sulla piattaforma “Substack” una serie di rivelazioni che stanno mettendo il primo ministro, ed ex amico, all’angolo. Non solo dettagli e retroscena su "chi comandi davvero a Downing Street” - secondo lui Carrie Johnson - ma anche screenshot delle sue conversazioni Whatsapp con Boris, e soprattutto indizi e dritte ai giornalisti sulla questione dei party alcolici al “Numero 10” durante il lockdown anti Covid.
Per esempio, l'ultimo scandalo della sbevazzata del 20 maggio 2020 - con 40 persone presenti dopo un invito del segretario privato di Johnson arrivato a 100 membri dello staff - è stato tirato fuori per primo proprio da Cummings due settimane fa. Di lì, si è scoperta la mail incriminata di Martin Reynolds, ma anche il fatto che Johnson ne sarebbe stato al corrente. Anche se quest'ultimo sinora si è sempre difeso sostenendo: “Credevo fosse un incontro di lavoro”.
Ora però, dopo diverse rivelazioni di Cummings (anche “off-the-record”) ai giornalisti, questa potrebbe essere la più esplosiva. Perché, appunto, Johnson in Parlamento ha dichiarato di “non essere a conoscenza che quello fosse un party alcolico” prima che si unisse anche lui nel giardino del Numero 10 quel maggio 2020. Quando nel resto del Paese non si poteva vedere non più di una persona all’esterno, e tra l'altro solo in piedi.
Cummings invece giura che il primo ministro all’epoca ne fosse perfettamente a conoscenza, addirittura lodando l’operato del segretario privato Reynolds in quella circostanza. Tanto che l’ex rasputin ha scritto di essere pronto a dichiarare la sua verità sotto giuramento. Ed è notizia di stasera che la “mandarina” a capo dell’inchiesta interna che deciderà il futuro di Johnson, Sue Gray, interrogherà Cummings molto presto.
Johnson stavolta rischia davvero di deragliare proprio perché alla Camera dei Comuni ha dichiarato di non essere a conoscenza che quello fosse un party alcolico. Se “ha detto il falso, è chiaro che un primo ministro si deve dimettere”, ha ammesso stamattina il vice di Johnson, Dominic Raab. Ma “Number 10” smentisce “categoricamente” qualsiasi ricostruzione di questo tipo. Cummings ha la pistola fumante? Se così fosse, per Boris potrebbe essere davvero finita a Downing Street.