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Tonga, gli esperti: "Un'eruzione così avviene ogni 900 anni"

Nel Pacifico meridionale l'ultimo evento paragonabile du nel 1100. È stato sentito anche in Inghilterra
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LONDRA – Nel Pacifico meridionale un’eruzione così avviene ogni 900 anni. L’ultimo fu nel 1100, all’epoca del nostro Medio Evo; quella precedente nel 200 dopo Cristo, quando a Roma regnava l’imperatore Settimio Severo e la popolazione mondiale si aggirava intorno ai 250 milioni di persone. “C’era dunque da aspettarsi un altro evento del genere”, dice il professor Shane Cronin, docente dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, uno degli esperti che hanno più studiato da vicino l’Hunga-Tonga Hunga-Ha’apai, il vulcano sottomarino esploso sabato scorso a una sessantina di chilometri dall’arcipelago di Tonga e che da allora ha continuato a intermittenza a eruttare lava e braci.

LONDRA – Nel Pacifico meridionale un’eruzione così avviene ogni 900 anni. L’ultimo fu nel 1100, all’epoca del nostro Medio Evo; quella precedente nel 200 dopo Cristo, quando a Roma regnava l’imperatore Settimio Severo e la popolazione mondiale si aggirava intorno ai 250 milioni di persone. “C’era dunque da aspettarsi un altro evento del genere”, dice il professor Shane Cronin, docente dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, uno degli esperti che hanno più studiato da vicino l’Hunga-Tonga Hunga-Ha’apai, il vulcano sottomarino esploso sabato scorso a una sessantina di chilometri dall’arcipelago di Tonga e che da allora ha continuato a intermittenza a eruttare lava e braci.


La rarità dell’esplosione illustra la ferocia del fenomeno, che ha diffuso un rombo simile al tuono in un’area di migliaia di chilometri e creato uno tsunami che ha scagliato onde giganti fino alle coste dell’America Latina e del Giappone. Una scossa che ha letteralmente fatto tremare il mondo e che potrebbe avere creato danni umani e materiali catastrofici sulle 53 isole del piccolo regno polinesiano di Tonga con insediamenti che hanno una popolazione di poco più di 100 mila abitanti.


Il vulcano che l’ha provocata è una montagna sommersa che si alza per 1.800 metri dal fondo dell’oceano. In superficie è visibile soltanto attraverso due isole che gli danno nome, Hunga-Tonga e Hunga-Ha’apai appunto: la bocca del vulcano, larga circa 6 chilometri. La caldera del vulcano, ovvero la conca formatasi in seguito a una eruzione, si trova a 150-200 metri sotto il livello del mare, spiega il professor Cronin, ed è in questa sorta di tubo di scappamento che il magma ricco di gas proveniente dal sottosuolo è venuto a contatto con la gelida acqua di mare con effetto devastante. “La caldera è alla profondità giusta per creare una interazione esplosiva molto forte tra il magma e l’acqua di mare”, afferma lo scienziato neozelandese. “Se fosse stata più in profondità, ci sarebbe stata troppa acqua marina, che avrebbe soppresso la forza dell’esplosione".


Lo shock ha raggiunto ogni angolo del pianeta. Le onde anomale sono arrivate nell’intero bacino del Pacifico, ma un aumento di pressione seguito da un calo, conseguenza dell’eruzione, è stato percepito da meteorologi professionisti e dilettanti ovunque. “Sabato sera l’abbiamo sentito anche in Inghilterra”, riferisce il professor Giles Harrison dell’Università di Reading. “La distanza tra Tonga e il Regno Unito è di 16.500 chilometri, con un intervallo di 14 ore, per cui possiamo calcolare una velocità di 300 metri al secondo”. Una potenza paragonabile, osserva lo studioso, alla celebre eruzione del vulcano Krakatoa in Indonesia nel 1883, una delle più distruttive della storia, che insieme allo tsunami da essa provocato fece 36 mila morti.