Pedofilia, quasi 500 vittime nella diocesi di Monaco. Accuse a Ratzinger che commenta: "Turbamento e vergogna"
di Paolo Rodari , di Paolo RodariCITTÀ DEL VATICANO - Joseph Ratzinger, che da prefetto dell’ex Sant’Uffizio provò a processare padre Maciel Degollado, pedofilo fondatore dei Legionari di Cristo, e poi da Papa chiese per la prima volta perdono alle vittime della pedofilia aprendo la strada alla «tolleranza zero», è oggi chiamato in causa per non aver agito in quattro casi di abusi commessi da preti quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga, dal 1977 al 1982. Lo riferisce un report reso noto ieri e commissionato dalla stessa diocesi allo studio legale Westpfahl Spilker Wastl. Benedetto XVI ha presentato una memoria difensiva e si è dichiarato estraneo ai fatti, ma i legali del rapporto a loro volta hanno risposto dicendo di ritenere «poco credibile» la smentita del Papa emerito.
CITTÀ DEL VATICANO - Joseph Ratzinger, che da prefetto dell’ex Sant’Uffizio provò a processare padre Maciel Degollado, pedofilo fondatore dei Legionari di Cristo, e poi da Papa chiese per la prima volta perdono alle vittime della pedofilia aprendo la strada alla «tolleranza zero», è oggi chiamato in causa per non aver agito in quattro casi di abusi commessi da preti quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga, dal 1977 al 1982. Lo riferisce un report reso noto ieri e commissionato dalla stessa diocesi allo studio legale Westpfahl Spilker Wastl. Benedetto XVI ha presentato una memoria difensiva e si è dichiarato estraneo ai fatti, ma i legali del rapporto a loro volta hanno risposto dicendo di ritenere «poco credibile» la smentita del Papa emerito.
Benedetto, ha spiegato Gänswein, «esprime il turbamento e la vergogna per gli abusi sui minori commessi dai chierici, e manifesta la sua personale vicinanza e la sua preghiera per tutte le vittime, alcune delle quali ha incontrato in occasione dei suoi viaggi apostolici». Di «senso di vergogna» e di «rimorso per gli abusi sui minori commessi da chierici», ha parlato anche la sala stampa della Santa Sede. Mentre l’attuale arcivescovo di Monaco, il cardinale Reinhard Marx, ha detto: «Sono scosso e mortificato. Come arcivescovo mi sento corresponsabile per quanto accaduto nella Chiesa negli ultimi decenni». E ancora: «In gioco c’è il rinnovamento della Chiesa». Anche Marx, personalità vicinissima a Francesco, membro del Consiglio dei cardinali che aiuta il Papa nel governo e nella riforma della curia romana e coordinatore del Consiglio per l’Economia della Santa Sede, è citato due volte nel report, per errori su due casi.
Un’altra volta è citato il predecessore di Ratzinger a Monaco, il cardinale Friedrich Wetter, che avrebbe trattato «scorrettamente» addirittura altri ventun casi. Marx lo scorso giugno proprio per l’evidenza delle omissioni ecclesiastiche avvenute in diocesi offrì al Papa le sue dimissioni. Parlò di «catastrofe» nella gestione degli abusi e di «scacco istituzionale e sistemico» di una Chiesa «giunta a un punto morto». Francesco, tuttavia, le respinse chiedendogli di rimanere al suo posto.
Una settimana fa era stato Die Zeit a tirare in ballo ancora Papa Benedetto per non essere intervenuto su padre Peter Hullermann, oggi 74enne, che tra il 1973 e il 1996 abusò di almeno 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni. Nel 1980 Hullermann fu inviato da Essen a Monaco con una diagnosi di «disturbo narcisistico di base con pedofilia ed esibizionismo» per seguire una psicoterapia. Ratzinger, che guidava la diocesi, lo accolse a Monaco ma un mese dopo il suo arrivo l’allora vicario generale Gerhard Gruber diede a Hullerman un incarico da assistente in una parrocchia. Su questa vicenda è stato ancora Gänswein a dire che Ratzinger non era informato. Tuttavia qualche ombra resta e non sarà facile dissiparla.