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"Così ho identificato i killer di Attanasio": parla il testimone chiave dell'inchiesta congolese

Il capo del commando: Aspirant 
Martedì l'annuncio dei primi arresti. Poi, quattro giorni fa, è finito in manette anche l'uomo che materialmente avrebbe premuto il grilletto contro l'ambasciatore. Resta in fuga la mente della banda: sarebbe in Ruanda
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"Se non fai quello che ti diciamo, ti uccidiamo come abbiamo fatto con l'ambasciatore". Sandro Shyaka si ricorda bene l'uomo armato di kalashnikov che il 12 maggio 2021 lo ha trascinato nella boscaglia dopo un'imboscata sulla strada per il lavoro, a 30 chilometri da Goma. È un uomo che si fa chiamare Aspirant e ora è in fuga oltre il confine, in Ruanda: secondo le autorità congolesi è il presunto capo della banda dei 7 che lo scorso 22 febbraio ha ucciso Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo. Ma non necessariamente l'uomo che ha sparato contro i due italiani e il congolese.

Shyaka, ricco uomo d'affari che si divide tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, è stato più fortunato dei nostri connazionali e del loro autista. Dopo il pagamento di un riscatto di circa 180mila dollari, il 14 maggio è tornato a casa dalla sua famiglia.

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"Se non fai quello che ti diciamo, ti uccidiamo come abbiamo fatto con l'ambasciatore". Sandro Shyaka si ricorda bene l'uomo armato di kalashnikov che il 12 maggio 2021 lo ha trascinato nella boscaglia dopo un'imboscata sulla strada per il lavoro, a 30 chilometri da Goma. È un uomo che si fa chiamare Aspirant e ora è in fuga oltre il confine, in Ruanda: secondo le autorità congolesi è il presunto capo della banda dei 7 che lo scorso 22 febbraio ha ucciso Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo. Ma non necessariamente l'uomo che ha sparato contro i due italiani e il congolese.

Shyaka, ricco uomo d'affari che si divide tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, è stato più fortunato dei nostri connazionali e del loro autista. Dopo il pagamento di un riscatto di circa 180mila dollari, il 14 maggio è tornato a casa dalla sua famiglia.

È grazie a lui che le autorità di Goma, coordinate con la commissione d'inchiesta nazionale di Kinshasa, sono venute a capo dell'identità dei killer di Attanasio. Il 18 gennaio la polizia ha presentato al mondo sei uomini arrestati, seduti sul prato, appartenenti a tre diverse bande. Solo due di loro, Bahati Kiboko e Balume Bakulu (nella foto sopra), appartengono al commando di Kibumba, il luogo dell'agguato, e sarebbero dunque coinvolti nella morte dell'ambasciatore e dei suoi collaboratori. "Sappiamo dov'è Aspirant. Abbiamo ancora bisogno di tempo perché ha superato il confine", conferma a Repubblica il portavoce nazionale della polizia congolese, il colonnello Mwana Mputu.

La notizia degli arresti è rimbalzata ovunque sui media internazionali: Aspirant è stato identificato come colui che ha premuto il grilletto che ha ucciso Attanasio. Tallonato dai ranger del Virunga, avrebbe deciso di uccidere nonostante il piano iniziale fosse di chiedere un riscatto di un milione di dollari per l'ambasciatore. Ma Kinshasa non è convita di questa versione: quattro giorni fa, ha confermato a Repubblica il capo della polizia criminale del Nord Kivu, Panthère Ambrose, è stato arrestato un terzo uomo, Marc Nshimiyimana e due motociclisti. Sarebbe stato Nshimiyimana e non Aspirant, secondo le autorità locali, a colpire a morte Iacovacci e il nostro ambasciatore.

Issa Seba Nyani e Amidu Sembinja Babu sono i due motociclisti che il 22 febbraio seguirono le macchine del Pam comunicandone gli spostamenti alla banda.

Appare evidente a tutti che questi individui identificati da Kinshasa sono solo sicari in questa brutta storia che vede coinvolti Congo, Italia e l'omertoso Pam, il programma alimentare mondiale per la fame nel mondo dell'Onu. Lo pensa anche Shyaka, che ci racconta i due giorni più brutti della sua vita, aiutandoci a capire chi sono i killer del convoglio Pam.

Sandro Shyaka 

"Erano circa le 11. Tre uomini armati di Ak-47 sono sbucati dalla boscaglia puntando verso la nostra auto. Era appena morto il vostro ambasciatore. Mi sono detto: è finita anche per me". Shyaka ha provato a fare resistenza. Quando Aspirant però gli ha nominato l'ambasciatore, ha capito che doveva obbedire. Parlavano in kinyarwanda, una delle lingue dell'Est del Congo. "Abbiamo camminato dalle 11 fino alla sera, quando abbiamo raggiunto le pendici del vulcano Nyiragongo. Mi ripetevano spesso di non fare niente di strano, ricordandomi sempre la fine di Attanasio. Ci siamo inoltrati nella boscaglia. Tagliavano rami e arbusti con il machete. Il vero esperto del posto era Kiboko (uno dei tre arrestati, ndr). Aspirant chiedeva a lui dove passare".

Aspirant, la mente dell'omicidio Attanasio, facendo fede all'inchiesta di Kinshasa, era quello che nominava sempre Attanasio: "Se l'ambasciatore si fosse comportato bene - gli diceva - non sarebbe morto". Stava spesso al telefono, racconta Shyaka, come se stesse prendendo degli ordini.

Nel 2013 fu Aspirant a tendere un'imboscata al convoglio di Medici Senza Frontiere, nell'Ituri, rapendo tre operatori. Fu arrestato e condannato a 5 anni. Poi, misteriosamente, venne rilasciato dopo pochi giorni. Ordini dall'alto. Un mistero che si incrocia con gli altri che circondano la morte di Attanasio: primi fra tutti quelli che fanno capo al Pam. L'agenzia Onu si barrica dietro l'immunità e protegge i suoi funzionari, quelli coinvolti nei fatti di febbraio, trasferendoli lontano dal Congo (Rocco Leone, il numero 2 del Pam in Congo, seduto vicino ad Attanasio in macchina al momento dell'agguato, è in Italia), e i nostri inquirenti non riescono neanche a tornare sul posto dove sono stati uccisi l'ambasciatore e i suoi collaboratori per continuare le indagini perché Kinshasa non dà l'ok.

(Ha collaborato Héritier Baraka)