Ucraina, la telefonata di Biden per scuotere Draghi e l'Italia riluttante a schierarsi
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroDa giorni l'Italia sembra impegnata a seguire soltanto una "battaglia", quella che porterà un nuovo inquilino al Quirinale e forse imporrà un cambio anche a Palazzo Chigi. Ma ieri, invitando anche Mario Draghi alla videoconferenza con i leader di Germania, Francia, Regno Unito, Polonia e con il segretario generale della Nato nonché i presidenti di Consiglio e Commissione Ue, il presidente americano Joe Biden ha ricordato all'Italia che in giro per l'Europa c'è dell'altro: il conflitto tra Ucraina e Russia che potrebbe diventare una guerra aperta.
È stata l'occasione, si è appreso da fonti di Palazzo Chigi, per "reiterare il sostegno alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina", ribadire "l'importanza di mantenere il più stretto coordinamento tra gli alleati" ma anche "l'esigenza di una risposta comune", capace da un lato di t…
Da giorni l'Italia sembra impegnata a seguire soltanto una "battaglia", quella che porterà un nuovo inquilino al Quirinale e forse imporrà un cambio anche a Palazzo Chigi. Ma ieri, invitando anche Mario Draghi alla videoconferenza con i leader di Germania, Francia, Regno Unito, Polonia e con il segretario generale della Nato nonché i presidenti di Consiglio e Commissione Ue, il presidente americano Joe Biden ha ricordato all'Italia che in giro per l'Europa c'è dell'altro: il conflitto tra Ucraina e Russia che potrebbe diventare una guerra aperta.
È stata l'occasione, si è appreso da fonti di Palazzo Chigi, per "reiterare il sostegno alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina", ribadire "l'importanza di mantenere il più stretto coordinamento tra gli alleati" ma anche "l'esigenza di una risposta comune", capace da un lato di tenere aperto il dialogo con la Russia per allentare le tensioni, ma di chiarire nel contempo "le gravi conseguenze che un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe comportare".
L'Italia, assieme alla Germania, è il più scettico fra i cinque Paesi europei sentiti ieri dal leader statunitense su una reazione dura alle pressioni di Vladimir Putin. In effetti, nel gennaio del 2022, il Paese guarda molto a se stesso. "Se dovessimo parlare di Russia, rischieremmo di sbagliare, magari come il capo della marina tedesca, che ha elencato le ragioni di Putin e poi si è dovuto dimettere", dice uno degli ex segretari generali della Farnesina. L'apertura, la disponibilità della diplomazia e prima ancora della politica italiana alla Russia di Vladimir Putin è più che consolidata. "Ma adesso con la politica interna paralizzata dalla corsa al Quirinale e con il governo guidato da un tecnico come Draghi, le contese sulla Russia sembrano quasi inopportune, forse anche per questo nessuno ne parla", dice un altro ambasciatore.
Nelle ultime settimane l'unico ad affrontare il tema pubblicamente è stato Luigi Di Maio, che ha ripetuto ogni volta che fosse stato necessario (Consigli Nato, Consigli Ue, incontri o telefonate con ministri alleati) quale fosse la posizione italiana. Siamo con la Nato: senza entusiasmi ma con convinzione. "Ormai è chiaro che Draghi non ha potuto o non ha voluto seguire i temi di politica estera, come la Libia e adesso anche la partita Russia-Ucraina", dice un altro diplomatico. "Ma questo era inevitabile in quest'anno di transizione".
A differenza di altri alleati Nato, l'Italia non ha annunciato l'invio di truppe nell'Europa orientale, ma da ieri è coinvolta nell'esercitazione Neptune Strike 22, mentre la prossima settimana la portaerei Cavour e altre unità parteciperanno con la Truman americana all'esercitazione francese Clemenceau nel Mediterraneo Orientale, proprio quando cominceranno le esercitazioni russe nella stessa aerea. Ma al netto di iniziative militari, l'Italia rimane comunque un campo di battaglia, se non altro a livello di propaganda. Proprio domani scende in campo Vladimir Putin in persona: il presidente russo ha accettato di intervenire a un incontro video con il meglio dell'imprenditoria italiana. Coordinati dalla Camera di commercio italo-russa, imprenditori italiani di prima linea dialogheranno con il capo del Cremlino. Ci saranno di capi di Eni, Enel, Snam, poi Marco Tronchetti Provera di Pirelli, Andrea Orcel di Unicredit, Guido Barilla presidente del gruppo omonimo. Gli scambi commerciali fra Russia e Italia nei primi mesi del 2021 sono saliti del 44%, per 20 miliardi di dollari, e gli industriali italiani vorrebbero continuare.
Ma proprio in queste ore gli Stati Uniti e la Nato potrebbero appoggiare una guerra dell'Ucraina contro la Russia: hanno bisogno di scuotere l'Italia dal suo torpore, se non dalla propensione a comprendere le ragioni della Russia. E allora proprio domani, in contemporanea con l'apparizione del leader del Cremlino Vladimir Putin davanti agli industriali, a Roma il "Centro studi americani" sostenuto dall'ambasciata statunitense in Italia convoca una giornata di studi sulla Russia. Ci sono Gianni de Gennaro, presidente del Centro studi americano, Giulio Tremonti, Franco Frattini assieme a Charles Kupchan del Council on Foreign Relations e Dmitrij Trenin, direttore del Carnegie Moscow Center. L'Italia farebbe a meno di schierarsi, perfino di parlare di Russia. Ma la Russia e i suoi avversari si fanno sentire.