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L'addio di Saad Hariri: "Lascio la politica, il Libano è sotto l'influenza dell'Iran"

Dopo 16 anni al centro della scena l'ex premier e figlio del primo ministro assassinato Rafiq getta la spugna, aprendo un altro capitolo nella crisi senza fine del Paese dei cedri
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Saad Hariri rinuncia. Dopo 16 anni al centro della vita politica, quattro mandati da primo ministro, innumerevoli crisi e scandali e un annuncio di dimissioni arrivato via videomessaggio mentre era in Arabia Saudita - "prigioniero" secondo la versione più accreditata, sempre smentita dal diretto interessato e dai sauditi - il figlio dell'ex premier Rafiq, assassinato nel 2005, dice basta. Si ritira dalla vita politica libanese e assieme a sé ritira Future, il suo partito politico, la più grande formazione sunnita che non prenderà dunque parte alle elezioni legislative della primavera prossima. Un colpo durissimo alla legittimità del processo politico: un colpo di cui Hariri ha, senza mezze misure, incolpato il suo rivale-alleato politico Hezbollah, il partito milizia che rappresenta la maggior parte degli sciiti libanesi.

 

Saad Hariri rinuncia. Dopo 16 anni al centro della vita politica, quattro mandati da primo ministro, innumerevoli crisi e scandali e un annuncio di dimissioni arrivato via videomessaggio mentre era in Arabia Saudita - "prigioniero" secondo la versione più accreditata, sempre smentita dal diretto interessato e dai sauditi - il figlio dell'ex premier Rafiq, assassinato nel 2005, dice basta. Si ritira dalla vita politica libanese e assieme a sé ritira Future, il suo partito politico, la più grande formazione sunnita che non prenderà dunque parte alle elezioni legislative della primavera prossima. Un colpo durissimo alla legittimità del processo politico: un colpo di cui Hariri ha, senza mezze misure, incolpato il suo rivale-alleato politico Hezbollah, il partito milizia che rappresenta la maggior parte degli sciiti libanesi.

 

Partito a cui un Tribunale penale internazionale ha addossato la responsabilità per aver fatto saltare in aria insieme alla sua scorta e a diversi passanti Hariri padre nella strage di San Valentino del 2005. E con il quale il figlio del premier ucciso era dovuto scendere a compromessi più di una volta in nome della stabilità nel fragile Paese dei cedri. "Credo che non ci sia spazio per opportunità positive in Libano alla luce dell'influenza iraniana, della situazione internazionale, delle divisioni nazionali, del settarismo e del collasso dello Stato", ha detto Hariri. Aggiungendo che "evitare una nuova guerra civile è stata la ragione dietro ad ogni passo che ho fatto. Il motivo per cui ho perso parte della mia ricchezza, alcuni dei miei amici stranieri, tanti dei mie alleati in patria, alcuni compagni e anche fratelli". Il riferimento era al fratello, Bahaa, da tempo critico nei confronti della politica dell'ex premier verso Hezbollah.

 

Proprio Bahaa, che negli ultimi anni ha rafforzato i suoi legami con l'Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, il principe ereditario che non ha mai gradito le posizioni dei Saad verso Hezbollah, considerandole troppo morbide, potrebbe ora diventare un'alternativa valida per l'elettorato sunnita. Soprattutto se a sostenerlo ci fossero i soldi di Riad.

L'annuncio di Hariri arriva mentre il Libano è piegato dalla peggiore crisi economica dalla guerra civile, con la lira che ha perso più dell'80% del suo valore contro il dollaro dal 2019. Nei giorni scorsi erano ripresi i colloqui interni al governo libanese e fra i ministri economici e il Fondo monetario internazionale per avere un prestito che risollevasse l'economia devastata. Almeno fino alla primavera, quando tutte le speranze era riposte nel voto e nella capacità del Paese di rinnovarsi. Ma ora anche quell'appuntamento è a rischio e la spirale depressiva del Libano sembra non avere più fine.