Ucraina, Berlino preme per la soluzione diplomatica: gas ed economia dietro alla prudenza di Scholz
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - La Germania invierà cinquemila elmetti all'Ucraina. Non appena ha appreso la notizia, il commento di Vitaly Klitschko, l'ex gigante del pugilato e sindaco di Kiev, è stato inequivocabile: "ridicolo". Da settimane l'ambasciatore ucraino in Germania, Andrji Melnyk, fa il giro di tutti i giornali e le tv tedesche per supplicare Berlino di inviare aiuti militari al suo Paese. E la risposta è sempre "no". Persino quando l'Estonia ha voluto spedire a Kiev pezzi di artiglieria del vecchio arsenale militare della ex Germania Est, il governo Scholz ha bloccato l'operazione. E non è l'unico dossier su cui i tedeschi stanno frenando: a proposito dell'ipotesi di tagliare Mosca fuori dal sistema dei pagamenti internazionali Swift o di bloccare Nordstream 2, la Germania continua a mantenere il freno a mano tirato. Per riassumere, la ministra degli Esteri Annalena Baerbock ha sottolineato in questi giorni che "…
BERLINO - La Germania invierà cinquemila elmetti all'Ucraina. Non appena ha appreso la notizia, il commento di Vitaly Klitschko, l'ex gigante del pugilato e sindaco di Kiev, è stato inequivocabile: "ridicolo". Da settimane l'ambasciatore ucraino in Germania, Andrji Melnyk, fa il giro di tutti i giornali e le tv tedesche per supplicare Berlino di inviare aiuti militari al suo Paese. E la risposta è sempre "no". Persino quando l'Estonia ha voluto spedire a Kiev pezzi di artiglieria del vecchio arsenale militare della ex Germania Est, il governo Scholz ha bloccato l'operazione. E non è l'unico dossier su cui i tedeschi stanno frenando: a proposito dell'ipotesi di tagliare Mosca fuori dal sistema dei pagamenti internazionali Swift o di bloccare Nordstream 2, la Germania continua a mantenere il freno a mano tirato. Per riassumere, la ministra degli Esteri Annalena Baerbock ha sottolineato in questi giorni che "la clava più pesante non è sempre l'arma migliore".
La linea Scholz
Apparentemente anche in Germania aumentano i dubbi sulla linea Scholz, sulla testarda prudenza nei confronti di Mosca e sull'insistenza con cui batte sulla necessità di mantenere aperto un canale diplomatico. Tanto che un giornale conservatore si chiedeva oggi persino se il cancelliere socialdemocratico non sia diventato "il cavallo di Troia di Putin" in Europa. Ma una cosa sembra certa: nonostante i Verdi abbiano espresso sempre una linea molto dura contro la Russia ed esplicitato la richiesta da sempre di bloccare Nordstream 2, Baerbock sembra essersi allineata alla posizione del cancelliere. E anche il terzo partito della coalizione semaforo, la Fdp di Christian Lindner, si è convinto ad esempio che l'"atomica" delle minacce a Mosca, quella di tagliarla fuori dal sistema dei pagamenti internazionali Swift, non sia praticabile. Anzitutto per i danni che arrecherebbe agli stessi europei. Il governo "semaforo" si mostra compatto sulla linea adottata nei confronti di Putin. Almeno, per ora.
Le ragioni della Ostpolitik e quelle economiche
La morbidezza tedesca verso Mosca affonda le sue ragioni nella storia ma ha anche ragioni meramente economiche. D'un lato Scholz si riallaccia alla tradizionale "Ostpolitik" della Spd, al dialogo con la Russia che fa parte del 'dnà dei socialdemocratici da mezzo secolo, dai tempi del cancelliere Willy Brandt. Dall'altro pesa però l'ambizioso piano della Germania di accelerare il cammino verso le "emissioni zero" chiudendo le centrali a carbone e quelle nucleari; e in questo cammino il gas rappresenterà ancora per molti anni una fonte energetica fondamentale. A cavallo del nuovo anno la Germania ha chiuso altre due centrali nucleari e una terza smetterà di funzionare entro l'anno prossimo. E intanto, metà del metano che arriva in Germania continua ad arrivare dalla Russia. E anche se il portavoce del governo Hebestreit ha assicurato oggi che "non ci sono segnali che la Russia taglierà il gas all'Europa", fonti diplomatiche rivelano che è esattamente questo il timore che circola a Berlino. Ma le pressioni internazionali, quelle americane in primis, si stanno concentrando anzitutto sul progetto più controverso degli ultimi vent'anni: Nordstream 2. In caso di un'invasione russa in Ucraina la Germania lo bloccherà?
Galeotto fu il gasdotto
Nel 2005, quando Angela Merkel accettò di portare avanti il più discutibile lascito dell'era socialdemocratica di Gerhard Schroeder, Nordstream 2, lo fece per avere "una leva con Putin", argomenta un ex Commissario europeo tedesco a microfoni spenti. E fino alla fine del suo lungo cancellierato, Merkel ha sempre creduto in una politica del bastone e della carota, con Putin. Ma con centomila soldati russi schierati alla frontiera ucraina, a questa politica del dialogo a ogni costo sono in molti a non credere più, in Europa e anzitutto gli Stati Uniti. Tanto che l'Ucraina ha formulato un pensiero opposto a quello classico con cui l'ex cancelliera e ora Olaf Scholz difendono la pipeline. Nei giorni scorsi è stato il capo del colosso energetico ucraino Naftogaz, Juri Vitrenko, a rovesciare il ragionamento dei tedeschi: "Noi siamo sicuri al 100% che Nordstream 2 ha il solo scopo di tagliare fuori l'Ucraina nel transito del gas russo verso l'Europa". Siccome Putin sta preparando un'invasione "vuol essere sicuro che non ci saranno conseguenze negative per i suoi affari con l'Europa".
Il blocco di Nordstream 2 è sul tavolo delle sanzioni contro Mosca, nel caso di un'aggressione all'Ucraina: il governo non lo formula mai esplicitamente, ma a microfoni spenti lo dice da settimane. Nelle dichiarazioni pubbliche la Germania continua a essere più prudente "per non chiudere gli ultimi canali diplomatici con Putin" argomenta una fonte governativa. Soprattutto perché ci si proietta in avanti, su uno scenario ulteriore di ritorsioni russe. Cosa succederebbe se Mosca chiudesse del tutto i rubinetti verso l'Europa? La risposta è che al netto delle pressioni che Washington sta esercitando da anni su Berlino perché blocchi Nordstream 2, al momento gli Stati Uniti non riuscirebbero a compensare il buco nelle forniture neanche attraverso il gas liquido che arriva in Europa attraverso le navi. Come fa notare l'Economist, servirebbe un robusto contributo qatarino, ma anche cinese per sostituire l'enorme quantità di metano che Mosca garantisce attualmente all'Europa.
La rivolta dell'Est
Intanto, da Est spira un vento sempre più gelido in direzione Berlino. L'ultima bordata, in ordine di tempo, è arrivata dalla Polonia. "I Paesi dell'Est Europa si chiedono che partita stia giocando la Germania nel conflitto ucraino" ha tuonato il viceministro degli Esteri di Varsavia, Szymon Szynkowski durante una visita a Berlino. E sulla sua pagina Facebook, il premier Mateusz Morawiecki ha definito "una grande delusione" la decisione di Berlino di bloccare la fornitura di armi provenienti dagli arsenali della vecchia Germania Est e che sono in mano all'Estonia all'Ucraina, ossia "a un Paese che si sta preparando a difendersi dall'aggressore" russo, ha scritto il primo ministro conservatore. Ed entrambi, Szynkowski e Morawiecki, sono tornati a chiedere con forza lo stop al gasdotto russo-tedesco Nordstream 2.
Ma nei giorni scorsi è stata la Bild, il quotidiano più atlantista della Germania, a raccogliere le testimonianze più infuriate provenienti dall'Est. Il ministro della Difesa lettone, Artis Pabriks, ha definito la politica del governo Scholz "non all'altezza dei tempi" e ha bollato come "un grosso errore, soprattutto da parte della Spd", la scelta di fornire un ospedale da campo invece di armi all'Ucraina. "Se qualcuno viene picchiato per strada non basta dire 'chiamerò l'ambulanza quando avranno finito di pestarla". Quanto al fatto che Berlino abbia impedito all'Estonia di fornire artiglieria pesante a Kiev, Pabriks ha sottolineato che "si tratta di una mossa che tutti i Paesi baltici, ma anche i Paesi del Nordeuropa ritengono vergognosa".