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Soldati ucraini durante una esercitazione con svedesi e britannici
Soldati ucraini durante una esercitazione con svedesi e britannici (afp)

Ben Hodges, ex capo delle forze Usa in Europa: "Putin attaccherà l'Ucraina entro febbraio. La Germania troppo timida si sta giocando la sua credibilità"

Il generale: "L'Italia è l'altro anello debole. Va detto apertamente che quello che fa il Cremlino è inaccettabile", "Sarà un'aggressione limitata, i russi invaderanno piccoli pezzi lungo il Mar Nero"

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BERLINO - Nel 2015 Frederick “Ben” Hodges predisse che la Russia avrebbe cominciato una guerra “tra cinque e sei anni”. Allora il generale americano era a capo delle forze armate statunitensi in Europa, dopo una carriera formidabile con tappe in Iraq e ed in Afghanistan. E con la stessa lucidità di allora, Hodges spiega oggi perché Vladimir Putin non potrà fare a meno di attaccare l’Ucraina entro la fine di febbraio. Ma a Repubblica l’ex comandante della Us Army Europe racconta anche perché con l’attuale timidezza verso la Russia, la Germania si sta giocando tutta la sua credibilità con gli alleati europei e in seno alla Nato. L’altro anello debole dell’alleanza anti-Putin, argomenta il generale, è l’Italia.

Generale Hodges lei pensa che ci sarà un'invasione dell'Ucraina da parte della Russia?
"Lei sa, naturalmente, che la Russia ha già invaso l'Ucraina nel 2014 e che non se ne è mai andata. E io credo che ci sarà una nuova offensiva, probabilmente entro la fine di febbraio".



Cosa glielo fa pensare?
"Tre indizi. Primo: Non vedo alcun segnale che il Cremlino stia cercando di ritirarsi o di allentare la tensione. La sua forza militare nella regione sta solo aumentando. Secondo: Vladimir Putin si è cacciato da solo in un angolo. Per oltre un anno ha parlato della terribile minaccia della Nato, che naturalmente è una favola. Ma ne ha parlato così tanto e ha speso così tanti soldi per schierare il suo esercito e la sua marina che dovrà avere qualcosa da mostrare a Mosca, alla sua popolazione, per giustificare tutti quei costi. E finora, correttamente, gli alleati sono rimasti uniti nel rifiutare le sue richieste oltraggiose. Ma la terza ragione è che non abbiamo una totale unanimità tra tutti gli alleati su come affrontare il nodo sanzioni. E finché il Cremlino pensa che ci sia una crepa tra gli Stati Uniti e la Germania o l'Italia, ciò lo incoraggerà a fare di più".

Merkel fermò nel 2008 il tentativo di George W. Bush di allargare la Nato alla Georgia. Aveva capito che Putin considera la Georgia o l'Ucraina troppo vicine al suo paese per consentirgli un’adesione alla NATO e l’installazione di missili occidentali lì. È così sbagliato pensare che bisognerebbe evitare di allargare la Nato fino al confine russo?
"Allora bisognerebbe far uscire l'Estonia, la Lettonia e la Lituania e la Norvegia dall'Alleanza, anche loro confinano con la Russia. Certo, la sua è una domanda importante. Però ragionerei diversamente. Perché dovremmo permettere alla Russia di dettare ad altre nazioni sovrane come comportarsi? Non siamo nel XVIII secolo, dove la Russia e la Prussia e l'Austria si dividevano il mondo. E l'altra domanda è: perché ogni paese che una volta faceva parte dell'Unione Sovietica o dell'impero russo è così ansioso di andarsene? Perché hanno chiesto di entrare nella NATO e nell'UE non appena hanno potuto? Certo, naturalmente sarebbe una decisione enorme se l'Alleanza decidesse di accettare l'Ucraina o accettare la Georgia e non credo che avverrebbe domani. Ma è la decisione che spetta esclusivamente alla Nato e a quei Paesi".

Lei ha accennato all'Italia e alla Germania. Perché la preoccupa la loro prudenza?
"Prendiamo la Germania, il caso che conosco meglio e in particolare la decisione tedesca di non fornire armi all'Ucraina. I partner europei e atlantici temo stiano cominciando a stancarsi dell'incoerenza di Berlino. Che non fornisce armi a una zona di guerra, ma non ha problemi a vendere un sacco di armi all'Egitto. Io credo che la Germania si stia seriamente giocando la sua credibilità. Voglio dire, è un paese che ha guadagnato molta autorità morale grazie a tutto ciò che ha fatto negli anni dopo la guerra. Ma questa autorità morale rischia di essere erosa da questa incongruenza. La Germania deve mostrare leadership, senso di responsabilità, l'Europa e la Nato ne hanno bisogno. La diplomazia certo che deve prevalere ma deve essere accompagnata da una forma di potere coercitivo".

Cosa dovrebbe fare esattamente?
"La Germania dovrebbe dire molto chiaramente, senza timidezze, che quello che la Russia sta facendo è inaccettabile. Mosca dovrebbe essere trattata come l'aggressore. La seconda cosa è che deve cambiare la loro politica sulle armi. Voglio dire, il grande annuncio dell'invio di 5000 caschi all'Ucraina è stato ridicolo. È in gioco la credibilità della Germania qui, e non è una buona cosa per nessuno. Se la gente non rispetta la Germania, ne soffre anche l'Europa".

Quanto è credibile l'ipotesi che la Russia organizzi un bis del 2014, che invada l'Ucraina solo parzialmente? In questo caso l'Europa si dividerebbe sulle sanzioni? 
"Questa è una domanda molto importante e questo è il motivo per cui non mi piace l'approccio della deterrenza attraverso la minaccia della punizione, perché se lo fai, significa che la deterrenza è fallita. Quando i russi attaccheranno non avverrà attraverso assalti massicci in tutta l'Ucraina. Sarà un'aggressione limitata, invaderanno piccoli pezzi lungo la costa del Mar Nero. E allora diventerà molto difficile per i paesi mettersi d'accordo sulle sanzioni. Ma gli Stati Uniti fortunatamente, stanno cambiando postura, stanno costruendo una deterrenza prima dell'attacco, fornendo armi e mostrandosi determinati e attivi".