Perché i colpi di Stato nel Sahel fanno il gioco di Mosca
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroDUE COLPI di Stato uno dopo l’altro in Mali. Uno in Guinea Conakry, poi in Ciad, per non parlare del Sudan e poi l’ultimo golpe, quello in Burkina Faso. Tutta l’area del Sahel è in ebollizione. Con una decisione drammatica che potrebbe materializzarsi nei prossimi giorni: la Francia costretta a ritirare il contingente militare che in Mali combatte i jihadisti perché i colonnelli golpisti preferiscono affidarsi ai russi della Wagner.
Ovunque i denominatori comuni sono questi: primo, l’insuccesso quasi definitivo dell’opzione militare per sconfiggere il terrorismo/banditismo jihadista. Con l’ex potenza coloniale del Sahel che da anni ha schierato militari nella regione e ha coordinato gli eserciti africani alleati per combattere i terroristi. Ma ha poi perso lucidità nel capire cosa accadeva in quei paesi. Secondo, una conseguente crescente insofferenza delle popolazioni e delle stesse caste militari africane per la Francia.…
DUE COLPI di Stato uno dopo l’altro in Mali. Uno in Guinea Conakry, poi in Ciad, per non parlare del Sudan e poi l’ultimo golpe, quello in Burkina Faso. Tutta l’area del Sahel è in ebollizione. Con una decisione drammatica che potrebbe materializzarsi nei prossimi giorni: la Francia costretta a ritirare il contingente militare che in Mali combatte i jihadisti perché i colonnelli golpisti preferiscono affidarsi ai russi della Wagner.
Ovunque i denominatori comuni sono questi: primo, l’insuccesso quasi definitivo dell’opzione militare per sconfiggere il terrorismo/banditismo jihadista. Con l’ex potenza coloniale del Sahel che da anni ha schierato militari nella regione e ha coordinato gli eserciti africani alleati per combattere i terroristi. Ma ha poi perso lucidità nel capire cosa accadeva in quei paesi. Secondo, una conseguente crescente insofferenza delle popolazioni e delle stesse caste militari africane per la Francia.
Terzo elemento, l’ingresso intelligente ed efficace della Russia, con i contractors della Wagner, ma anche con diplomatici raffinatissimi che arrivano direttamente da Mosca nelle capitali della regione.
La Francia non ha capito che l’operazione militare contro i jihadisti aveva costi crescenti fra la popolazione e per le famiglie dei militari degli eserciti locali vittime dei terroristi. La Russia è stata abile nel fomentare in quelle popolazioni (innanzitutto di Mali e Burkina) un sentimento antifrancese e anti-coloniale sempre più potente. Un sentimento che porta la folla in strada ad esultare dopo ogni colpo di Stato militare. “Via la Francia, viva la Russia” scrivono sui loro cartelli a Bamako o Ouagà.
Fabio Nicolucci è un analista italiano dell'Ispi che in uno studio pubblicato alcuni mesi fa rileva qualcosa che di sicuro i pianificatori diplomatici e militari francesi ed europei (anche l’Italia è presente in Mali) dovranno valutare in futuro. “Sta emergendo un nuovo populismo africano, sull’onda di una rottura progressiva nel rapporto fra Europa e Africa”. Secondo Nicolucci questa epidemia di colpi di Stato è frutto di un sostegno sempre maggiore delle popolazioni per la soluzione “forte”. “Questo sovranismo africano propone l’autoritarismo non come ripiego, ma come soluzione”. Ricorrere ai colonnelli come soluzione alla crisi dello Stato, mentre l’Europa provava a costruire nel Sahel stati “democratici” fondati sui suoi modelli.
Ritirare i soldati europei dal Mali?
In queste ore la Francia sta decidendo qualcosa di drammatico: in Mali la giunta filorussa del colonnello Assimi Goita ha ordinato ai 100 soldati delle truppe speciali della Danimarca appena arrivati nel paese di ripartire immediatamente. Erano arrivati per l’operazione “Takuba” guidata dalla Francia e impegnata a combattere i jihadisti soprattutto nel Nord del paese. La Danimarca aveva firmato un accordo con il precedente governo del Mali per inviare i suoi soldati ad aiutare lo stesso Mali: ma adesso i golpisti chiedono loro di lasciare il paese. Vogliono la Wagner.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian stamattina ha detto apertamente che “la Francia e partner europei non possono restare in questa situazione”. Non arriva ancora a minacciare un ritiro della forza internazionale, ma ci pensa.
L’espansione della Russia
In questa progressiva perdita di efficacia della Francia, la Russia di Vladimir Putin ha fatto il suo gioco. Nei fatti, dopo la distruzione del sistema-Libia innescata da Francia-Gran Bretagna-Nato, Mosca da anni ha deciso di provare a occupare gli spazi lasciati liberi. È entrata con continuità in Libia, sostenendo il generale Haftar, ma poi aprendo canali con pezzi diversi della società libica (innanzitutto gli ex gheddafiani di Saif). La Russia dalla Libia ha iniziato a muoversi verso Sud: da anni Mosca ha sfruttato e alimentato il sentimento antifrancese in Mali, Niger, Burkina e in tutti i paesi colpiti dalla violenza del jihadismo.
Adesso non appena mettono a segno un colpo di Stato, i colonnelli del Sahel immediatamente chiamano i contractor della Wagner e invitano nelle loro capitali i diplomatici russi. Una partita africana strategica, di cui non tutti in Europa sono consapevoli.
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