Toni bellicosi, ma anche timide aperture. Il presidente russo Vladimir Putin ha protestato con il suo omologo francese Emmanuel Macron dopo che l'Occidente ha respinto le sue richieste di garanzie di sicurezza, in particolare lo stop all'adesione alla Nato di ex Repubbliche sovietiche, ma si è astenuto dall'annunciare una reazione.
"Le risposte di Stati Uniti e Nato non hanno tenuto conto delle preoccupazioni fondamentali della Russia", ha affermato il Cremlino in un comunicato stampa dedicato al colloquio tra Putin e Macron. "La questione chiave è stata ignorata, ossia come gli Stati Uniti e i loro alleati intendono (...) attuare il principio che nessuno dovrebbe rafforzare la propria sicurezza a spese di altri Paesi", ha affermato il leader del Cremlino, secondo la nota. La Russia, prosegue la dichiarazione, "determinerà la sua reazione" dopo aver studiato i dettagli delle risposte dei suoi rivali geopolitici.
Stati Uniti e Nato hanno respinto la richiesta di fermare la politica di allargamento, ma hanno proposto di lavorare su limiti reciproci sul dispiegamento di missili a corto e medio raggio e sulle esercitazioni militari nei pressi del campo opposto. Anche se questi punti sono stati considerati "positivi" da Mosca, sono ritenuti "secondari".
Putin ha comunque assicurato che la Russia vuole continuare a lavorare per la risoluzione di questa crisi. Perciò ha insistito sul Formato Normandia, il formato esistente dei colloqui che riunisce Mosca, Kiev, Berlino e Parigi. Un incontro dei consiglieri dei leader di questi quattro Paesi si è svolto il 26 gennaio a Parigi, il primo dopo mesi, e un altro è previsto per febbraio a Berlino.
La minaccia di sanzioni
Oltre 100mila soldati russi rimangono dispiegati su i confini ucraini, segno secondo Washington che un'invasione potrebbe essere imminente. Prima della discussione tra i due presidenti, il capo della diplomazia francese Jean-Yves Le Drian aveva stimato che "la palla (era) dalla parte" russa. "Confronto o consultazione, tocca a Vladimir Putin dirlo", aveva detto, mentre europei e americani promettevano sanzioni feroci e senza precedenti in caso di attacco contro l'Ucraina.
Sul tavolo c'è anche lo strategico gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania o addirittura l'accesso russo alle transazioni in dollari, la valuta regina del commercio internazionale.
Giovedì gli Stati Uniti hanno anche chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di tenere un vertuce lunedì a causa della "chiara minaccia" rappresentata ai loro occhi dalla Russia per la "pace e sicurezza internazionale".
Il colloquio Biden-Zelenskij
Il presidente statunitense Joe Biden giovedì aveva ripetuto da parte sua al suo omologo ucraino Volodimir Zelenskij che gli Stati Uniti e i loro alleati avrebbero risposto "risolutamente" a un'invasione russa. Zelenskij ha ribattuto che un'aggressione russa è un pericolo reale, ma meno imminente di quanto dicano gli americani.
Da parte sua, il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov aveva sottolineato in mattinata che la Russia non vuole "nessuna guerra" e preferisce la "via della diplomazia", ma che è pronta a difendere i propri interessi. "Non permetteremo (...) che i nostri interessi siano grossolanamente disprezzati, ignorati", ha insistito Lavrov.
Mosca aveva avvertito che un rigetto delle sue richieste avrebbe portato a rappresaglie su larga scala, senza fornire ulteriori dettagli. Deputati russi hanno proposto che la Russia riconosca l'indipendenza dei territori separatisti filo-russi in Ucraina e li armi.