A Derry cinquant'anni dopo: "Chiediamo giustizia per il Bloody Sunday"
dal nostro inviato Antonello Guerrera , dal nostro inviato Antonello GuerreraDERRY (IRLANDA DEL NORD) - Mezzo secolo dopo, quelle lacrime di sangue e dolore non si sono asciugate. Gerry Duddy, 64 anni, prova a trattenerle. Charlie Glenn, 68, proprio non ce la fa. Li incontriamo davanti al tragico murale che li accomuna, a Bogside, l'enclave cattolica, repubblicana e nazionalista irlandese di Derry. Che nessuno più si azzarda a chiamare Londonderry.
Perché qui e poco avanti, tra Rossville e William Street, il 30 gennaio 1972 si consumò la strage più grave della storia dell'Irlanda del Nord a colpi di arma da fuoco: 14 morti, 15 feriti. Tutti disarmati, nonostante le bugie degli assassini, il Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico. La cui bandiera l'altro giorno è…
DERRY (IRLANDA DEL NORD) - Mezzo secolo dopo, quelle lacrime di sangue e dolore non si sono asciugate. Gerry Duddy, 64 anni, prova a trattenerle. Charlie Glenn, 68, proprio non ce la fa. Li incontriamo davanti al tragico murale che li accomuna, a Bogside, l'enclave cattolica, repubblicana e nazionalista irlandese di Derry. Che nessuno più si azzarda a chiamare Londonderry.
Perché qui e poco avanti, tra Rossville e William Street, il 30 gennaio 1972 si consumò la strage più grave della storia dell'Irlanda del Nord a colpi di arma da fuoco: 14 morti, 15 feriti. Tutti disarmati, nonostante le bugie degli assassini, il Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico. La cui bandiera l'altro giorno è tornata provocatoriamente a sventolare nel quartiere unionista di Drumahoe.
Perché oggi è il 50esimo anniversario del Bloody Sunday, la drammatica domenica di sangue di Derry, poi capolavoro degli U2: "Non riesco a chiudere gli occhi, a dimenticare tutto questo. Per quanto dovremo suonare questa canzone?".
"Qui stavamo cercando di salvare Jackie", racconta Charlie. Che nel murale, ci indica, è il ragazzo con gli occhiali al centro.
Jackie era il fratello di Gerry Duddy. Che balbetta nell'inferno di quei ricordi sotto una versione repubblicana de "Il 3 maggio 1808" di Goya: "Guarda questi due buchi di pallottole nel muro. Stavamo manifestando contro le detenzioni arbitrarie. A un certo punto i britannici sparano, senza motivo. Jackie crolla a terra". È il primo morto di quella domenica maledetta. "Aveva 17 anni. Ucciso alle spalle".
Con Gerry entriamo nel "Museo della Derry libera", dove incontriamo anche l'ex e controverso leader laburista Jeremy Corbyn, paladino della causa irlandese. "Questo era Jackie. Faceva il pugile. E questo è il fazzoletto di Padre Daly". Anche il parroco è nel murale di Jackie e Charlie, sventola il fazzoletto bianco ai militari: "Non sparate, siamo disarmati". Preghiera inutile.
L'efferato 30 gennaio di cinquant'anni fa stravolge la già tormentata Irlanda del Nord. Eppure 15mila persone manifestano pacificamente, l'Ira è tenuta lontana. Ma in 14 non si rialzano più. Michael Kelly, 17 anni, pallottola nello stomaco. Kevin McElhinney e Hugh Gilmour, 17 anni, ammazzati alle spalle mentre cercano riparo. Stesso destino per John McWray, 22 anni, e Patrick Doherty, 31, immortalato in una foto straziante. William e Gerry McKinney, 26 e 35 anni. John Johnston, 59 anni, che passava di lì. William Nash, 19 anni, freddato al petto. John Young, 17, e Michael McDaid, 20, entrambi centrati da pallottole in faccia mentre soccorrono Nash. Barney McGuigan, 41, mentre sventola pure lui un fazzoletto bianco.
I britannici si sbarazzano dei cadaveri sui loro camion "come carne morta", secondo le testimonianze. Li "profanano" infilandogli in tasca armi e ordigni, per millantare una legittima difesa. "È successo anche a me", ci racconta Damien Donaghy, il primo ferito del Bloody Sunday, "ma ero innocente. La cosa più tragica fu il giorno dopo, quando ripresi coscienza in ospedale. Solo allora capii l'entità del massacro. Poi mi dissero di mio cugino Gerry Donaghy, 17 anni. Pure lui ucciso come un cane".
Sino ad allora i cattolici consideravano i militari britannici più comprensivi dei locali, come la polizia Royal Ulster Constabulary. Da quel giorno, l'Ira e altri paramilitari repubblicani rispondono con altra furia, in una spirale sempre più sanguinaria. Sull'isola già spaccata da occupazione inglese, guerre civili e settarismi, dilagano i "Troubles", i "Disordini", devastando le comunità cattoliche e protestanti. Fino all'ingresso di Irlanda e Regno Unito in Europa, la caduta dei confini, estenuanti negoziati e gli accordi del Venerdì Santo del 1998, fondamenta di questa fragile pace, come testimonia l'omicidio della giovane giornalista Lyra McKee due anni fa.
È vero, a parte uno, la cui posizione però è stata già archiviata. Dopo la farsa dell'inchiesta Widgery, solo nel 2010 il Regno Unito fa i conti con il suo passato: nella seconda indagine Saville, avviata da Tony Blair e completata da David Cameron, Londra ammette che quelle vittime erano innocenti. Ma per Nash e Duddy non basta: "Ora bisogna condannare i responsabili, anche per crimini di guerra". Il governo britannico non è d'accordo.
Oggi Derry e l'Irlanda del Nord sono davanti a un nuovo cruciale bivio. In maggio sono previste le elezioni per il rinnovo di "Stormont", il Parlamento locale. Le premesse non sono incoraggianti: l'ex braccio armato dell'Ira, Sinn Féin, è avanti nei sondaggi; il massimo partito unionista e protestante, il Dup, ha un leader radicale come Sir Jeffrey Donaldson. "E poi c'è la Brexit", nota Charlie. Perché da mesi oramai il governo di Boris Johnson vuole stracciare il protocollo firmato da lui stesso nel 2019, che prevede controlli doganali tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord per evitare il ritorno di un pericolosissimo confine tra le due Irlande.
"Gli animi sono di nuovo tesi", commenta Damien. "Anche perché noi repubblicani siamo sempre di più. Gli unionisti si sentono sotto assedio". All'improvviso, decine di abitanti di Bogside invadono la strada. Manifestano tra una corsia e l'altra, con in mano cartelli contro le detenzioni arbitrarie. Quelli di 50 anni fa. Tutti in silenzio, tra le auto che scorrono al loro fianco, mentre alle loro spalle spunta un arcobaleno. "Wipe the tears from your eyes", "Asciuga le lacrime dai tuoi occhi", cantavano gli U2 in Sunday Bloody Sunday. Ma quelle lacrime sono sempre qui.