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Cinquant'anni dal Bloody Sunday, Tóibín: “La riunificazione adesso porterebbe solo guai”

(reuters)

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Parla lo scrittore irlandese, autore del bestseller "Brooklyn", ma anche di "Bad Blood": "Nessuno è stato condannato, soprattutto gli alti gradi militari, che erano evidentemente coinvolti in questo massacro"
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DERRY (IRLANDA DEL NORD) - ""Ragazzi, ora silenzio", disse il prete. Non potrò mai dimenticarlo". Colm Tóibín aveva 16 anni ed era in collegio a Wexford quando il Bloody Sunday scioccò lui e il mondo. "Ancora oggi è difficile dare una spiegazione a simili atrocità", racconta il grande scrittore irlandese autore del bestseller Brooklyn, ma anche di Bad Blood, "Sangue cattivo", sensazionale viaggio lungo il confine tra le due Irlande durante la guerra civile, alla fine degli anni Ottanta. "Ma di certo", prosegue, "alcuni militari britannici volevano così mandare un messaggio all'Ira. Invece accadde l'opposto: ci furono manifestazioni in tutta l'Irlanda, la rabbia montò in ogni frammento della società. Ma la svolta fu l'ambasciata britannica a Dublino bruciata dai repubblicani, il 2 febbraio 1972, due giorni dopo il Bloody Sunday".

Perché?
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DERRY (IRLANDA DEL NORD) - ""Ragazzi, ora silenzio", disse il prete. Non potrò mai dimenticarlo". Colm Tóibín aveva 16 anni ed era in collegio a Wexford quando il Bloody Sunday scioccò lui e il mondo. "Ancora oggi è difficile dare una spiegazione a simili atrocità", racconta il grande scrittore irlandese autore del bestseller Brooklyn, ma anche di Bad Blood, "Sangue cattivo", sensazionale viaggio lungo il confine tra le due Irlande durante la guerra civile, alla fine degli anni Ottanta. "Ma di certo", prosegue, "alcuni militari britannici volevano così mandare un messaggio all'Ira. Invece accadde l'opposto: ci furono manifestazioni in tutta l'Irlanda, la rabbia montò in ogni frammento della società. Ma la svolta fu l'ambasciata britannica a Dublino bruciata dai repubblicani, il 2 febbraio 1972, due giorni dopo il Bloody Sunday".

Perché?
"Fu in quel momento che l'Irlanda iniziò davvero a prendere forma. Molti cattolici e repubblicani capirono che bisognava staccarsi in qualche modo dal Nord, trovare una strada propria, oltre le rivendicazioni storiche. Non a caso, di lì a poco Dublino entra nel mercato comune europeo e la questione economica diventa prioritaria rispetto all'integrità territoriale. È stata la svolta per far nascere l'Irlanda che conosciamo oggi".

È la premessa di un'Irlanda che non sarà mai più unita?
"Non si può parlare di unità nazionale, se il processo di pace nel Nord non viene applicato come previsto dagli Accordi del 1998. Lo status quo attuale, paradossalmente, garantisce una situazione di pace. Una riunificazione in questo momento (come chiedono i nazionalisti repubblicani di Sinn Féin, ex braccio politico dell'Ira, ndr) porterebbe solo guai. Pensate a un referendum in cui l'Irlanda unita vincesse 52 a 48%. Con lo scenario e le tensioni attuali sarebbe un disastro".

Ciò è evidente se, ancora oggi, si va a Belfast, Derry, Strabane o qualsiasi altra città nordirlandese. A 24 anni dagli accordi di pace, l'integrazione tra le comunità repubblicana e unionista è praticamente inesistente. Anzi, la capitale nordirlandese è sempre più l'unica città occidentale spaccata da muri e barriere settarie.
"E vogliamo parlare delle scuole separate per cattolici e protestanti, che esistono ancora oggi in Irlanda del Nord? Non ho mai visto una cosa del genere nel mondo, durante un processo di riconciliazione. La politica locale, da una parte all'altra, è la prima responsabile, perché pensa soltanto al consenso facile tra i propri elettori e non integra le comunità".

È preoccupato per il futuro dell'Irlanda del Nord?
"Se Sinn Féin diventa primo partito alle elezioni locali il prossimo maggio, occupando dunque anche la poltrona di primo ministro nordirlandese, potrebbe aprirsi una fase pericolosa. Ma sono fiducioso che i prossimi 50 anni saranno decisamente migliori dell'ultimo mezzo secolo".

Oggi che cosa prova al pensiero del Bloody Sunday?
"Difficile accettare le inchieste dei britannici su quella strage. La prima, Widgery, è stata semplicemente ridicola. La seconda, Saville, ha riconosciuto le colpe dei militari britannici e l'innocenza dei repubblicani. Ma nessuno è stato condannato, soprattutto gli alti gradi militari, che erano evidentemente coinvolti in questo massacro".