La Germania si commuove per le lacrime del manager del Borussia Moenchengladbach : "Troppo stress, lascio il calcio"
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Le lacrime amare di Max Eberl hanno commosso il mondo del calcio tedesco. “Per me resterà sempre il volto della squadra che ha salvato il Borussia dall’abisso e ci ha riportato in Champions League”. I tifosi come Luka si mostrano increduli su twitter, addolorati ma anche grati. E non solo per i quattordici anni di risultati conseguiti alla guida della grande squadra di calcio della Ruhr. Il manager di Borussia Moenchengladbach ha rotto un tabù. Ha ammesso tra le lacrime in una straziante conferenza stampa di non stare bene. “Sono stanco, esausto”, ha detto tra i singhiozzi, “non voglio avere più niente a che fare con il calcio”. Eberl ha gettato la spugna a quattro anni dalla scadenza del contratto, dopo aver garantito molti successi alla squadra, ma anche dopo una stagione di ombre e pesanti sconfitte.
I commenti di giornalisti, allenatori, tifosi sono stati un plauso unanime. La Zeit ha elogiato la …
BERLINO - Le lacrime amare di Max Eberl hanno commosso il mondo del calcio tedesco. “Per me resterà sempre il volto della squadra che ha salvato il Borussia dall’abisso e ci ha riportato in Champions League”. I tifosi come Luka si mostrano increduli su twitter, addolorati ma anche grati. E non solo per i quattordici anni di risultati conseguiti alla guida della grande squadra di calcio della Ruhr. Il manager di Borussia Moenchengladbach ha rotto un tabù. Ha ammesso tra le lacrime in una straziante conferenza stampa di non stare bene. “Sono stanco, esausto”, ha detto tra i singhiozzi, “non voglio avere più niente a che fare con il calcio”. Eberl ha gettato la spugna a quattro anni dalla scadenza del contratto, dopo aver garantito molti successi alla squadra, ma anche dopo una stagione di ombre e pesanti sconfitte.
I commenti di giornalisti, allenatori, tifosi sono stati un plauso unanime. La Zeit ha elogiato la sua “forza” di riconoscere una stanchezza mentale impossibile da ignorare, altri autorevoli giornali hanno parlato della “necessità di cambiare” e di allentare le colossali pressioni nello sport più redditizio del mondo.
L’ex allenatore Stefan Effenberg ha scritto che “Eberl è un esempio perché parla apertamente di come le pressioni e il calcio lo abbiano fatto ammalare”. Peraltro la lunga conferenza stampa dell’ex manager del Borussia era stata preceduta da voci di dimissioni, di bordate contro la sua scelta dell’allenatore, da rumors su dissapori con gli altri boss, malelingue che sicuramente non lo hanno aiutato a restare al suo posto.
Già nel 2018 Eberl aveva lamentato la scarso aiuto psicologico offerto ai calciatori e aveva ricordato il tragico suicidio di Robert Enke nel 2010. Allora gli aveva risposto la vedova del portiere, Teresa Enke, ringraziandolo per il suo impegno ma ricordandogli che “molte cose sono migliorate” dalla morte del marito. “Abbiamo costruito una rete di 70 psichiatri e una hotline” per aiutare i calciatori. E aveva raccontato che la famiglia aveva dovuto nascondere per anni la depressione di Robert: “nessuna squadra si sarebbe mai fidata di un portiere depresso”.
Dodici anni dopo un top manager di una delle migliori squadre tedesche è riuscito a confessare pubblicamente il suo malessere. Ma ha denunciato indirettamente anche il tributo di forza sovrumana che lo sport più amato e brutale gli ha richiesto in questi anni. E sicuramente una sua frase che deve aver fatto venire un groppo in gola a molti tifosi è stata questa, disarmante: “Non c’è amore”.