L'India cancella l'inno scozzese amato da Gandhi: "È un simbolo del colonialismo"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Un inno scozzese che piaceva al Mahatma Gandhi è stato cancellato per la prima volta dalle celebrazioni per l’indipendenza dell’India, scatenando polemiche sul passato coloniale britannico e sul nazionalismo del governo del primo ministro indiano Narendra Modi.
Il brano in questione, intitolato Abide with me (Rimani con me), è un inno cristiano del 1847 composto dal pastore anglicano scozzese Henry Francis Lyle: una preghiera a Dio affinché resti fino alla morte accanto a chi la pronuncia. Suonato dalle cornamuse di una banda militare, è la malinconica melodia che conclude il Giorno della Repubblica, tre giornate di festeggiamenti sull’indipendenza dall’Impero britannico. Dal 1950 ha sempre fatto parte del programma ufficiale delle commemorazioni.
LONDRA – Un inno scozzese che piaceva al Mahatma Gandhi è stato cancellato per la prima volta dalle celebrazioni per l’indipendenza dell’India, scatenando polemiche sul passato coloniale britannico e sul nazionalismo del governo del primo ministro indiano Narendra Modi.
Il brano in questione, intitolato Abide with me (Rimani con me), è un inno cristiano del 1847 composto dal pastore anglicano scozzese Henry Francis Lyle: una preghiera a Dio affinché resti fino alla morte accanto a chi la pronuncia. Suonato dalle cornamuse di una banda militare, è la malinconica melodia che conclude il Giorno della Repubblica, tre giornate di festeggiamenti sull’indipendenza dall’Impero britannico. Dal 1950 ha sempre fatto parte del programma ufficiale delle commemorazioni.
Ma quest’anno, un’occasione speciale perché il Giorno della Repubblica segna il settantacinquesimo anniversario dell’indipendenza, una fonte del ministero della Difesa ha informato la Bbc che la canzone sarà sostituita da un inno patriottico induista, Aye Mere Watan Ke Logo, che ricorda il sacrificio di soldati indiani morti nella guerra del 1962 contro la Cina. “Un brano più appropriato perché onora i cittadini che hanno dato la vita per difendere la nostra nazione”, dichiara il portavoce alla radiotelevisione di stato britannica.
Non tutti concordano: molti veterani di guerra sono affezionati all’inno scozzese. “È come buttare via una parte delle nostre tradizioni”, dice Pavan Nair, un ex colonello con trent’anni di servizio nell'esercito indiano. Tra quelli che protestano c’è Gopalkrishna Gandhi, nipote dell’artefice dell’indipendenza: “Non capisco perché le autorità siano così insensibili al fascino spirituale, umano ed estetico di questa canzone e ai sentimenti di coloro che la amavano, come lo stesso Mahatma Gandhi”. Anche l’ex vicemaresciallo delle forze armate indiane, Manmohan Bahadur, è di questo parere: “Bisogna liberarsi del passato rimuovendo le cose cattive ma tenendo le buone e non vedo il significato di cancellare qualcosa di così connesso con il padre dell’India”, afferma il militare in pensione.
Il significato, secondo l’opposizione, è da cercare nel nazionalismo introdotto dal premier Modi da quando è andato al potere: “L’intolleranza del governo ha raggiunto tali livelli che non ci sono parole per condannarla”, commenta Panalappian Chidambaram, deputato del Partito del Congresso.
Da parte governativa, tuttavia, le critiche vengono respinte con fermezza. “Non si capisce la ragione per cui, 75 anni dopo l’indipendenza dal Regno Unito, le nostre bande militari dovrebbero continuare a suonare un inno introdotto dai britannici”, osserva Kanchan Gupta, direttore del centro informazione del ministero della Difesa di Nuova Delhi. “Il cambiamento fa parte di un progressivo processo di decolonizzazione dell’India, a cui nessuna tradizione si può sottrarre. È l’India che si libera dal retaggio dell’Impero britannico, tutto qui. Si fanno i conti con il passato pure in altri Paesi: in America si abbattono le statue dei generali sudisti della guerra civile, in Gran Bretagna si demoliscono i monumenti degli schiavisti. Anche quella è intolleranza?”.