Fucili di legno e mimetica, così i riservisti di Kiev si addestrano alla guerriglia
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraKIEV - Vatti a fidare di Olga la parrucchiera, venerdì mèches e sabato granate. Pare gioviale, invece è artigliera: viene qui tutti i sabati con Ivan, 33 anni, direttore vendite; con Maksim, 43 anni, magazziniere; e con Sergej, consigliere finanziario 49enne. In mimetica e scarponi, si allenano ad assaltare carrarmati e a disperdere invasori. La Kiev che si prepara ad aspettare i russi con il fucile in mano si dà appuntamento in questo luogo apocalittico a venti minuti d'auto dal centro, lungo una strada squinternata di fango e neve. Eccoli sparpagliati tra la boscaglia e il rudere spettrale di un asfaltificio mai finito: sono un centinaio di operai e studenti, tecnici e colletti bianchi, ma sembra di essere in Vietnam.
KIEV - Vatti a fidare di Olga la parrucchiera, venerdì mèches e sabato granate. Pare gioviale, invece è artigliera: viene qui tutti i sabati con Ivan, 33 anni, direttore vendite; con Maksim, 43 anni, magazziniere; e con Sergej, consigliere finanziario 49enne. In mimetica e scarponi, si allenano ad assaltare carrarmati e a disperdere invasori. La Kiev che si prepara ad aspettare i russi con il fucile in mano si dà appuntamento in questo luogo apocalittico a venti minuti d'auto dal centro, lungo una strada squinternata di fango e neve. Eccoli sparpagliati tra la boscaglia e il rudere spettrale di un asfaltificio mai finito: sono un centinaio di operai e studenti, tecnici e colletti bianchi, ma sembra di essere in Vietnam.
Restano finché c'è luce. Lezione di guerriglia urbana, battaglia "per difendere un negozio o un magazzino, o presidiare una stazione della metropolitana", spiega l'ex colonnello Sergej "Grim", capo istruttore di tutti questi riservisti in tirocinio e civili in formazione. Bisogna evitare che si sparino in un piede, difendendo la metropolitana. In fila lungo la massicciata, accucciati con il fucile scarico in mano, a uno a uno sfilano da sinistra a destra. Non distrarti che sei morto, se passi davanti ai compagni appollaiati a far fuoco. Tu corri alle loro spalle e gli altri coprono, poi giù e tocca a te coprire gli altri. Ma "no, non così, non devi girarti verso di loro, devi fare una piroetta dalla parte opposta", altrimenti sei tu che rischi di spedirli all'altro mondo. Olga e gli artiglieri fanno lezione di tattica: rilievo della posizione, come leggere una mappa se il tablet ti dice "ciao". Poi la pratica: arma il kalashnikov e piazza il lanciagranate, mimetizza il fuoristrada con i rami, punta quel treppiede che sembra quello dei geometri e... "Pare roba vecchia, sì - dice Ivan - ma se salta il digitale come fai a dare le coordinate all'artiglieria pesante?".
Le esercitazioni sono iniziate nel 2017, "quest'anno gli iscritti sono raddoppiati" e aumentano di sabato in sabato. Oggi, coi venti di guerra che soffiano gelidi, per metà sono primini. Ore 10, tre gradi sotto zero, le auto fumano sulla neve, giù con le mimetiche, ma vanno bene pure i piumini. I finti mitragliatori da soft air, i veri kalashnikov. Non ce l'hai? "Ecco qui, prendi la sagoma di compensato". Alla cintura i caricatori, in spalla gli zainetti: inutile allenarti senza, se al dunque ti troverai con venti chili in saccoccia.
Ma il dunque, poi, qual è? "Presto o tardi, l'attacco russo ci sarà. Dal 2014 l'Ucraina deve essere sempre pronta: stiamo vivendo l'esperienza di Israele che dal 1947 è in allerta continua", dice il 39enne giurista d'impresa Mikalo Hiraldo Ramirez, papà peruviano e mamma ucraina, mostrando fiero il suo kalashnikov: "L'ho pagato 25mila grivne", 800 euro. "Più 15 grivne ogni proiettile. In ogni caricatore ce ne stanno 30. Mi sono comprato tutto io, un po' alla volta. Centinaia di munizioni, il casco, la borsa dei caricatori di riserva e queste cuffie insonorizzate e collegate via radio per ricevere i comandi: non sai quanta gente ha perso l'udito per il vuoto d'aria di una granata, ti fa saltare i timpani", dice il giurista d'impresa.
Pare Groznyj nel 1999, l'asfaltificio devastato. È il set perfetto per un film di guerra, ma la guerra in Ucraina non è un film: "È un incubo e ogni persona saggia è giusto ne abbia paura. Ma non dipende da te e, se sei preparato, puoi almeno essere utile", dice l'avvocato Aleksej, 39 anni, civilista e penalista. L'avvocato aveva paura dei russi, Aleksej no: "La trasformo in addestramento, non me la porto a casa sotto le coperte". La sua è un'unità di ricognitori, sei amici anche fuori dalla guerriglia simulata nel gelo di Kiev. "Siamo i fantasmi. Camminiamo senza essere visti. Ci prepariamo a difendere Kiev. Raccogliamo tutte le informazioni necessarie su un obiettivo: rilievo, presenza e numero di nemici. Cerchiamo la via migliore per raggiungerlo e per colpirlo, che siano venti chilometri di strada o la stazione ferroviaria occupata. Per ogni obiettivo valutiamo alternative di attacco, cerchiamo il lato debole, il fronte sguarnito, il soldatino isolato o appisolato. Non mi stupirei se a febbraio tutto questo diventasse realtà".
All'inizio del tirocinio si creano le nuove unità, comandate da un riservista. Rudimenti di tecnica militare, capire un ordine e saperlo dare: "Dovete urlare con tutto il fiato come faccio io". Con il frastuono del combattimento e "gli alberi che attutiscono i rumori - urla Grim alle reclute - non si sente niente". E invece bisogna sempre essere presenti, sempre attenti. "Dovete sempre sapere dove sono tutti gli altri compagni della vostra unità". Sono tutti dispersi nella brughiera e tra le stanze sventrate. A gruppi, a unità. "Create una chat e presentatevi, dovete imparare a conoscervi", dice Grim. "Propongo di uscire una sera e farlo di persona", replica una recluta. "Misha ci insegnerà tutto sulle mine antiuomo", avverte Jaroslav Brezitskij, 44 anni, consulente per il business, comandante di unità. Ha firmato da riservista: se ci sarà l'attacco, l'esercito potrà chiamarlo a combattere e avrà uno stipendio e le garanzie del soldato. Invece Konstantin Samchuk, architetto di siti web di 43 anni, nel 2014 ha combattuto a Lugansk contro i separatisti filorussi e ora "gli amici del fronte mi hanno invitato a partecipare. Magari insegnerò ai novellini".
Si fanno le squadre come a guardie e ladri, "voi siete cattivi e attaccate, voi i bravi e difendete la vostra terra", dice l'istruttore Grim. Tattica e ispezioni, silenzio e accerchiamenti. Fa un freddo cane, nessuno si lamenta. Si pesta la neve sciolta nel fango, il cemento è traditore: "A correre, qui, facciamo troppo rumore". Tra i fanti spunta Marijana Zheglo, 52 anni, tre figli, esperta di marketing: "Ho comprato il mio fucile, una carabina Z15, per 1.500 dollari. Sto studiando da tiratrice scelta". Ha il sacco pronto. "Armi e cambi, vestiti pesanti, pronto soccorso, sacco a pelo, pala, corda. La guerra può scoppiare domani".