Elezioni in Portogallo: il "modello Costa" in crisi, il Paese tentato dalla destra
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoLISBONA - L’illusione della spallata dura lo spazio di qualche giorno. I sondaggi davano in testa i socialdemocratici di Rui Rio e la prospettiva di una svolta a destra in Portogallo era sempre più concreta. Tramontava definitivamente dopo sei anni il governo delle sinistre, quell’accordo di coalizione chiamato geringonça: accrocco, un termine dispregiativo usato da un notista di Publico, poi entrato nel lessico della politica come esempio virtuoso di un accordo forse unico nell’Europa minacciata dal populismo e dai sovranisti. Ma le ultime rilevazioni smentiscono le precedenti.
Spingono i socialisti al 36,6 per cento delle intenzioni di voto, dopo essere scesi a 33; riducono a 29,7 il balzo degli avversari del Psd, dopo il guizzo che li aveva proiettati al 34,5% conquistando il primo posto. Ma lo scarto di appena 3,7 punti tra le due maggiori forze politiche rende incerti i pronostici. Molto dipenderà dai risultati dei partiti minori, Chega in …
LISBONA - L’illusione della spallata dura lo spazio di qualche giorno. I sondaggi davano in testa i socialdemocratici di Rui Rio e la prospettiva di una svolta a destra in Portogallo era sempre più concreta. Tramontava definitivamente dopo sei anni il governo delle sinistre, quell’accordo di coalizione chiamato geringonça: accrocco, un termine dispregiativo usato da un notista di Publico, poi entrato nel lessico della politica come esempio virtuoso di un accordo forse unico nell’Europa minacciata dal populismo e dai sovranisti. Ma le ultime rilevazioni smentiscono le precedenti.
Spingono i socialisti al 36,6 per cento delle intenzioni di voto, dopo essere scesi a 33; riducono a 29,7 il balzo degli avversari del Psd, dopo il guizzo che li aveva proiettati al 34,5% conquistando il primo posto. Ma lo scarto di appena 3,7 punti tra le due maggiori forze politiche rende incerti i pronostici. Molto dipenderà dai risultati dei partiti minori, Chega in testa, la formazione di estrema destra che con il 5,4% potrebbe far valere il suo peso in un eventuale governo di centro destra.
Oggi il Paese si presenta alle urne in una tornata elettorale imprevista fino al novembre scorso quando il voto contrario del Bloco de Esquerda (Be), dei comunisti (Pcp) e dei Verdi (Pev) alla legge di Bilancio 2022 ha messo fine all’esperimento varato dal premier António Costa nel 2015. Già in crisi da almeno un paio d’anni la coalizione ha retto a fatica l’urto della pandemia. Per evitare l’emorragia di voti sinistra e comunisti si sono rifiutati di appoggiare un nuovo programma di sacrifici. Costa non ha potuto fare altro che prendere atto della fine di un sodalizio ammirato anche a Bruxelles.
La campagna elettorale si è svolta senza incidenti. I dibattiti sono stati intensi, spesso aspri ma senza eccessi. Il centrodestra guidato dai socialdemocratici ha visto crescere i consensi ma il suo leader Rui Rio ha fatto capire che in caso di vittoria non sarebbe andato a cercare alleanze con l’estrema destra.
André Ventura, 39 anni, docente di Diritto, ex sindaco di Loures, un piccolo centro vicino a Lisbona, già conservatore del Psd da cui era uscito per lanciare anche qui la crociata xenofoba che attraversava l’Europa, ha proseguito nel suo programma che si richiama ai valori del dittatore Salazar (“Dio, Patria e famiglia”) da cui non ha mai preso veramente le distanze.
Si è scagliato contro i gitani, la sola comunità straniera da colpire visto che il Portogallo non ha problemi di immigrazione ma convive in una realtà multirazziale senza discriminazioni. Favorevole alla castrazione chimica per i pedofili e all’introduzione della pena di morte, Ventura punta sui consensi che lo danno come probabile terza forza in Parlamento.
Se i sondaggi saranno confermati dalle urne, i socialisti potranno contare dai 98 ai 113 deputati, i socialdemocratici da 82 a 100. Nessuno dei due avrebbe la maggioranza di 116. E questo obbliga entrambi a cercare accordi. A sinistra i comunisti puntano a ottenere tra 5 e 14 scranni, il Bloco de Esquerda tra 5 e 13. Difficile pensare a una riedizione della geringonça da tutti considerata ormai estinta.
Rui Rio, con i suoi socialdemocratici, potrebbe anche essere tentato di smentire sé stesso. Gli farebbero comodo i 2-10 deputati attribuiti a Chega che assieme ai liberali e ai centristi arriverebbero a 10- 15. La maggioranza sarebbe raggiunta. Il Portogallo virerebbe a destra. Un ritorno al passato, come ai tempi di Pedro Passos Coelho che, con il Psd, governò tra il 2011 e il 2015. Ma con una differenza: la destra estrema di Chega farebbe sentire il suo peso determinante. Una svolta contagiosa per l’Europa.