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Ucraina, l'arcivescovo Pezzi: "Una mediazione vaticana tra Zelenskij e Putin non è da escludere"

(ansa)
Parla l'arcivescovo della Madre di Dio a Mosca. Si sta negoziando su un incontro tra Papa Francesco e il patriarca Kirill, dice, ma è improbabile ch si terrà a Mosca
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CITTÀ DEL VATICANO - Dal 2007 a Mosca come arcivescovo metropolita, dice di sentire di fronte al deteriorarsi della crisi ucraina "l'angoscia dei popoli, la paura e il tremore per quanto può avvenire". Ma nello stesso tempo invita anche ad avere "fiducia" perché comunque andrà a finire "il male non avrà l'ultima parola".

Paolo Pezzi, 61 anni, missionario della Fraternità San Carlo, è nato a Russi, un paese in provincia di Ravenna. Dopo gli studi a Roma, è partito per la Russia dove dal 2007 è arcivescovo della Madre di Dio a Mosca. Inviato da Papa Benedetto, continua con Francesco la sua presenza in una terra dove i cattolici sono una minoranza e dove avere rapporti con gli ortodossi significa tessere una tela la cui maturazione non è programmabile.

Monsignor Pezzi, che cosa pensa di quanto sta avvenendo in Ucraina?

"La prima cosa che voglio dire è che sento molto…

CITTÀ DEL VATICANO - Dal 2007 a Mosca come arcivescovo metropolita, dice di sentire di fronte al deteriorarsi della crisi ucraina "l'angoscia dei popoli, la paura e il tremore per quanto può avvenire". Ma nello stesso tempo invita anche ad avere "fiducia" perché comunque andrà a finire "il male non avrà l'ultima parola".

Paolo Pezzi, 61 anni, missionario della Fraternità San Carlo, è nato a Russi, un paese in provincia di Ravenna. Dopo gli studi a Roma, è partito per la Russia dove dal 2007 è arcivescovo della Madre di Dio a Mosca. Inviato da Papa Benedetto, continua con Francesco la sua presenza in una terra dove i cattolici sono una minoranza e dove avere rapporti con gli ortodossi significa tessere una tela la cui maturazione non è programmabile.

Monsignor Pezzi, che cosa pensa di quanto sta avvenendo in Ucraina?

"La prima cosa che voglio dire è che sento molto forte l'angoscia dei popoli implicati. C'è tremore ed anche paura per quanto potrà avvenire. Dico anche però che occorre avere molta fiducia e, nello stesso tempo, fare proprio un affidamento sereno e, oserei dire lieto, a Dio perché anche quando il male e l'odio sembrano trionfare, questi non hanno l'ultima parola. Anche il male può sempre essere trasformato in bene".

La preoccupazione è forte anche in Vaticano. Francesco ha chiesto una giornata di preghiera per la pace.

"Facciamo nostra questa richiesta. La preghiera, se fatta con sincerità, è potente. Credo molto nella forza di una preghiera che trasformi l'angoscia in affidamento".

Lo scorso aprile il presidente ucraino Volodimir Zelenskij ha detto a "Repubblica" che "la Santa Sede potrebbe essere il luogo ideale per dialogare della pace nel Donbass" con il suo omologo russo Vladimir Putin. Secondo Lei è realizzabile questo auspicio?

"Anche se è una strada non facile da percorrere, l'ipotesi non è assolutamente astratta. Basta ricorda che cosa ha fatto il Papa e che cosa ha fatto la Santa Sede per incrementare i processi di pace, ad esempio in Sud Sudan, quando ha invitato i due leader del Paese in Vaticano e, rompendo il protocollo, ha baciato loro i piedi. O quanto ha fatto per il Centrafrica, l'incontro in Vaticano con Shimon Peres e Abu Mazen, il lavoro per la fine del conflitto in Colombia. Certo, i rapporti fra Russia e Ucraina non sono semplici. La Russia ufficialmente non è coinvolta nel conflitto in Ucraina. Perché i due leader si incontrino, dovrebbero essere chiare le rispettive posizioni. Questo aspetto è forse ciò che rende la situazione più complicata. Ciononostante, tutto è possibile. Per molti gli Accordi di Minsk, studiati per porre fine al conflitto nel Donbass, sarebbero ancora realizzabili, magari allargando le trattative alla mediazione vaticana".

Tornando a inizio dicembre dalla Grecia a Roma, Papa Francesco ha affermato di essere "disposto sempre ad andare a Mosca" per incontrare il patriarca Kirill della Chiesa russa ortodossa. Secondo Lei, è possibile un nuovo vertice tra Francesco e Kirill dopo lo storico faccia a faccia a Cuba del 2016?

"Questa dichiarazione del Papa, insieme a una successiva dichiarazione del metropolita Hilarion e ad alcune visite dello stesso Hilarion in Vaticano, lasciano intendere che si stia preparando un incontro con Kirill. Quando questo potrà avvenire e dove, è difficile dirlo. Forse già nei prossimi mesi, ma non ho notizie in merito. In ogni caso mi sembra significativo che se ne parli perché significa che ci sono le condizioni affinché, sei anni dopo il primo incontro a Cuba, possa accadere".

E una visita del Papa a Mosca?

"La venuta del Papa a Mosca sarebbe per noi molto bella. Penso che sarebbe molto gradita anche dal popolo russo e dalla Chiesa ortodossa, ma credo anche che in questo momento la congiuntura internazionale non permette questo viaggio. In futuro chissà".

Come vive un vescovo cattolico in terra ortodossa?

"Il mio lavoro non è molto diverso da quello di tanti altri vescovi in giro per il mondo. Certo, qui ci sono alcune particolarità. Una di queste è il fatto di essere responsabile di una Chiesa che nel Paese è in forte minoranza: i cattolici sono molto pochi in Russia. Insieme la diocesi ha un territorio vasto, circa sette volte il territorio italiano. Le comunità, le parrocchie, non sono un gran numero, circa una sessantina in tutto, e molto distanti fra loro. Le uniche città in cui abbiamo parrocchie vicine sono a Mosca, San Pietroburgo e nella regione di Kalingrado, fra la Polonia e la Lituania. Inoltre diverse parrocchie sono frequentate anche da studenti cattolici stranieri provenienti dall'America Latina, dall'Africa e dall'Asia, e questo richiede una pastorale specifica. Io cerco di portare avanti incontri pastorali con regolarità, in modo da dare la possibilità ai parroci, ai religiosi, e ai laici di potere stare un po' assieme e confrontarsi e non essere soli. Insieme qui senza dubbio la particolarità è il rapporto con le altre denominazioni cristiane in modo particolare con la Chiesa ortodossa ed con le altre religioni: ci sono buoni rapporti con l'islam, con ebrei e buddisti".

La Chiesa ortodossa come vede la presenza dei cattolici?

"In linea generale la presenza della Chiesa cattolica è ormai accettata. Il numero di ortodossi che non ritengono opportuna la presenza cattolica si è decisamente ridotto. Abbiamo una nostra attività pastorale e di evangelizzazione, senza impedimenti. I rapporti con la Chiesa russa sono buoni e sempre in crescita. Abbiamo continui scambi con Hilarion e Kirill e coi fedeli ortodossi, anche a livello accademico e culturale. Una volta all'anno, il 4 novembre, ci incontriamo tutti con le autorità del Paese, una breve occasione per scambiare un saluto anche con il presidente Putin".