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“Via Parigi, Viva Mosca”: l’epidemia di golpe muta gli scenari del Sahel

La ministra della Difesa francese Florence Parly (in nero) rende onore il 27 gennaio a un soldato ucciso in Mali (afp)
Giunte militari sempre più vicine alla Russia e insofferenti alla Francia. Inviati del Mali in Italia
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La crisi nei Paesi del Sahel impegna sempre più direttamente la diplomazia e la sicurezza italiana dopo che una sequenza di colpi di Stato militari nella regione ha portato al potere una classe militare sempre più lontana dall'ex potenza coloniale (la Francia) e sempre più vicina alla penetrazione della Russia e della compagnia di contractor "Wagner".


Nel weekend a Roma sono arrivati alcuni capi indipendentisti e "ribelli" del Nord del Mali, la regione dove vivono i Tuareg e agiscono i movimenti jihadisti delle differenti versioni di Al Qaeda in Africa. Tra gli invitati del governo italiano ci sarebbero Mohamed Ag Acherif, ex candidato presidenziale; Moulay Ahmed Mohamed…

La crisi nei Paesi del Sahel impegna sempre più direttamente la diplomazia e la sicurezza italiana dopo che una sequenza di colpi di Stato militari nella regione ha portato al potere una classe militare sempre più lontana dall'ex potenza coloniale (la Francia) e sempre più vicina alla penetrazione della Russia e della compagnia di contractor "Wagner".


Nel weekend a Roma sono arrivati alcuni capi indipendentisti e "ribelli" del Nord del Mali, la regione dove vivono i Tuareg e agiscono i movimenti jihadisti delle differenti versioni di Al Qaeda in Africa. Tra gli invitati del governo italiano ci sarebbero Mohamed Ag Acherif, ex candidato presidenziale; Moulay Ahmed Mohamed e Attayoub Sidibe del gruppo Ganda Izo; Bilal Ag Acherif, segretario del Movimento di liberazione dell'Azawad; Fahad ag Almahmoud del Gruppo di autodifesa dei Tuareg; Moussa Ag Acharatoumane, fondatore del Movimento di liberazione dell'Azawad. L'Azawad è la regione popolata dai Tuareg, che verrebbero creare lì il loro Stato, e infestata da gruppi terroristici e bande di contrabbandieri e criminali che agiscono sotto la bandiera del jihadismo. La missione a Roma è parte di un'opera di mediazione sostenuta dal governo italiano, e in particolare dal ministero degli Esteri con lo scopo di riavvicinare le posizioni dei ribelli e degli ex ribelli del Nord (soprattutto Tuareg) con la capitale Bamako e le popolazioni del Sud.


Il problema nasce dal fatto che in Mali ci sono stati due colpi di Stato nell'arco di nove mesi. La giunta guidata dal colonnello Assimi Goita in questi mesi ha rinviato sine die nuove elezioni politiche e non ha chiarito quando ha intenzione di trasferire il potere ai civili. Nel frattempo ha firmato contratti con la società di mercenari russi Wagner, vicina al Cremlino, riceve appoggio politico dalla Russia e ha iniziato a chiedere alle forze europee dell'operazione Barkhane guidata dalla Francia di lasciare il Paese. Il primo contingente espulso è quello danese. In tutta la regione, facendo leva sui sentimenti anti-francesi alimentati da un lavoro di propaganda della Russia, i militari stanno tornando al potere. Dopo i due golpe in Mali, nell'agosto 2020 e nel maggio 2021, ci sono stati colpi di Stato in Ciad e Niger nella primavera 2021, poi in Guinea e Sudan lo scorso autunno e infine una settimana fa in Burkina Faso.


Ovunque i denominatori comuni sono questi. L'insuccesso quasi definitivo dell'opzione militare a guida francese per sconfiggere il terrorismo/banditismo jihadista. Una conseguente, crescente insofferenza delle popolazioni e delle stesse caste militari per la Francia. L'ingresso intelligente ed efficace della Russia con i contractor della Wagner, ma anche con diplomatici raffinatissimi. La Francia non ha capito che l'operazione militare contro i jihadisti aveva costi crescenti per la popolazione e le famiglie dei militari. Mosca è stata abile nel fomentare in quelle popolazioni (innanzitutto in Mali e Burkina) un sentimento antifrancese e anti-colonialista che porta la folla in strada a esultare dopo ogni golpe. "Via la Francia, viva la Russia", scrivono sui cartelli a Bamako o Ouagadougou.


Fabio Nicolucci, analista italiano che vive nella regione, aggiunge qualcosa che di sicuro francesi ed europei (anche l'Italia è presente in Mali) dovranno valutare. "Sta emergendo un nuovo populismo africano, sull'onda di una rottura progressiva nel rapporto con l'Europa". Secondo Nicolucci questa epidemia di golpe è frutto di un sostegno sempre maggiore delle popolazioni per la soluzione "forte". "Questo sovranismo africano propone l'autoritarismo non come ripiego, ma come soluzione". Il tutto mentre l'Europa provava a costruire Stati "democratici" fondati sui suoi modelli. In questa progressiva perdita di efficacia della Francia, la Russia di Putin ha fatto il suo gioco. Dopo la distruzione del sistema Libia innescata da Parigi-Londra-Nato, Mosca da anni prova a occupare gli spazi lasciati liberi. Dopo essere entrata in Libia sostenendo il generale Haftar e poi aprendo canali con pezzi diversi della società (innanzitutto gli ex gheddafiani di Saif), ha iniziato a muoversi verso Sud dove sfrutta e alimenta il sentimento antifrancese in Mali, Niger, Burkina e in tutti i Paesi colpiti dalla violenza jihadista.