Egitto, sentenza rinviata al 6 aprile. Zaki teso e deluso: "Non mi arrendo"
dalla nostra inviata Francesca Caferri , dalla nostra inviata Francesca CaferriMANSOURA - La cravatta blu delle grandi occasioni, pantaloni e cappotto in tinta, le scarpe di pelle: è un Patrick Zaki mai visto quello che ieri mattina dopo le 9 si presenta al tribunale di Mansoura, la sua città di origine, a Nord del Cairo, per incontrare il giudice che dovrà decidere del suo destino. "Sei elegantissimo", proviamo a scherzare. Ma il sorriso che strappiamo è carico di tensione. L'inizio di una giornata difficile, che finirà come nessuno prevedeva: un rinvio di più di due mesi del caso, con data fissata per il sei aprile. Altre otto settimane di incertezza per lo studente egiziano dell'università di Bologna, prigioniero da due anni della giustizia che lo accusa di aver diffuso notizie false e dannose contro il suo Paese.
MANSOURA - La cravatta blu delle grandi occasioni, pantaloni e cappotto in tinta, le scarpe di pelle: è un Patrick Zaki mai visto quello che ieri mattina dopo le 9 si presenta al tribunale di Mansoura, la sua città di origine, a Nord del Cairo, per incontrare il giudice che dovrà decidere del suo destino. "Sei elegantissimo", proviamo a scherzare. Ma il sorriso che strappiamo è carico di tensione. L'inizio di una giornata difficile, che finirà come nessuno prevedeva: un rinvio di più di due mesi del caso, con data fissata per il sei aprile. Altre otto settimane di incertezza per lo studente egiziano dell'università di Bologna, prigioniero da due anni della giustizia che lo accusa di aver diffuso notizie false e dannose contro il suo Paese.
Si è capito subito, ieri mattina a Mansoura, che le cose non sarebbero andate come sperato. Patrick, 30 anni, aveva deciso di non partecipare alla sessione e di lasciare tutto lo spazio all'avvocata che lo segue dal primo minuto, Hoda Nasrallah. Ma all'improvviso il giudice lo ha convocato. Così lui ha scelto di presentarsi in una veste tutta diversa rispetto a quella con cui era apparso in aula finora: formale e autorevole, lontana anni luce dagli abiti bianchi da carcerato con cui per quasi due anni è stato costretto ad apparire in pubblico.
Non è bastato: appena entrato in aula, accompagnato solo dalla madre, dal padre e dell'avvocata - fuori anche i diplomatici occidentali, italiani in primis, venuti dal Cairo per seguire il suo caso - è stato di nuovo rinchiuso nella gabbia dei detenuti. Trenta minuti accanto a un criminale comune e poi il verdetto: un nuovo rinvio appunto, l'ennesimo di questa brutta storia. Le porte della gabbia si sono riaperte: appuntamento al 6 aprile, una data simbolo per la dissidenza egiziana, quella in cui nel 2008 partirono gli scioperi che furono il preludio delle grandi manifestazioni di Piazza Tahrir tre anni dopo. "Speriamo che porti fortuna", dice lui al telefono con un amico appena uscito.
La delusione di Zaki: "Voglio tornare a studiare a Bologna"
La motivazione ufficiale del giudice è stata accogliere le richieste presentate dall'avvocata Nasrallah a dicembre: in particolare quella di ascoltare il fratello del militare copto ucciso nel Sinai la cui storia è raccontata da Patrick nell'articolo per la rivista online Darraj che a oggi costituisce il principale capo di accusa nei suoi confronti. Ma la tempistica racconta un'altra storia: quella del tentativo di tenere ancora sospeso il destino di questo ragazzo, magari nella speranza che si plachi l'attenzione intorno al suo caso o di ottenere dall'Italia qualcosa in cambio della sua liberazione. "L'importante è essere rimasto libero - dice Patrick con il volto scuro subito dopo la sentenza - non mi arrendo. Voglio tornare a Bologna e ci tornerò. E voglio continuare a dire le cose che penso".
Proprio quello del ritorno in Italia sarà uno dei nodi chiave delle prossime settimane: lo studente dovrebbe riavere il passaporto - che gli era stato sequestrato e strappato al momento dell'arresto - fra pochi giorni. Non è chiaro se questo sarà sufficiente per lasciare l'Egitto: il suo nome, come quello di moltissimi detenuti politici attuali o ex, è probabilmente in una lista nera di persone che non sono autorizzate a partire. Per scoprirlo Patrick non ha altro modo che tentare di recarsi all'aeroporto: una mossa azzardata visto quello che è accaduto l'ultima volta che è passato di lì.