Stati Uniti, mezzo miliardo di risarcimento ai nativi per la strage degli oppioidi
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - Più di mezzo miliardo di dollari di risarcimento per riporre nel dimenticatoio la strage silenziosa di nativi americani, due secoli dopo i grandi massacri delle praterie. La Johnson & Johnson, assieme a tre tra le più grandi catene di distribuzione di farmaci d’America, verserà 590 milioni di dollari a 570 tribù di nativi, come risarcimento per il boom di morti legate all’uso di oppioidi. Il gigante farmaceutico, con sede in New Jersey, pagherà 150 milioni in due anni, le altre tre aziende 440 milioni.
L’accordo è stato raggiunto a Cleveland dove erano state chiamate in causa, oltre alla J&J, le catene McKesson, Ca…
NEW YORK - Più di mezzo miliardo di dollari di risarcimento per riporre nel dimenticatoio la strage silenziosa di nativi americani, due secoli dopo i grandi massacri delle praterie. La Johnson & Johnson, assieme a tre tra le più grandi catene di distribuzione di farmaci d’America, verserà 590 milioni di dollari a 570 tribù di nativi, come risarcimento per il boom di morti legate all’uso di oppioidi. Il gigante farmaceutico, con sede in New Jersey, pagherà 150 milioni in due anni, le altre tre aziende 440 milioni.
L’accordo è stato raggiunto a Cleveland dove erano state chiamate in causa, oltre alla J&J, le catene McKesson, Cardinal Health e AmerisourceBergen. Le stesse compagnie stanno portando avanti, in modo parallelo, un altro accordo con vari governi locali in tutti gli Stati Uniti per un risarcimento record di 26 miliardi di dollari. Ma oggi a cantare vittoria sono le tribù di nativi che, a differenza dei loro antenati, hanno combattuto contro un nemico insospettabile: piccole scatole colorate contenenti pillole bianche che hanno nomi come OxyContin, Fentanyl, Duragesic e Nucynta.
La dipendenza da oppioidi, medicinali psicoattivi sintetici, provoca negli Stati Uniti circa 50mila morti all’anno. Dal ’99 al 2018 in tutto il Paese, non solo tra i nativi, gli oppioidi sono stati la causa, o la concausa, di quasi 450mila decessi. Negli ultimi anni l’abuso di farmaci sintetici è aumentato ed è diventato anche una miniera d’oro per le organizzazioni mafiose che controllano il mercato in alcune città. Tra le comunità più colpite è risultata quella dei nativi americani. Cinque anni fa il governo del popolo Cherokee aveva avviato la prima class action contro le farmacie e le industrie farmaceutiche americane, accusate di aver facilitato l’accesso agli oppioidi e il boom di overdose. Già colpiti da disoccupazione e da un alcolismo diffuso, i nativi hanno vissuto una strage, a un tasso più alto della media nazionale. Rispetto a vent’anni prima i decessi per abuso di farmaci sono quadruplicati. Rispetto alla media nazionale, i nativi muoiono al doppio del ritmo.
Uno studio del 2015, utilizzato dai Cherokee nella loro causa, aveva rivelato come, in media, tra i nativi fossero stati usati tra le 360 e le 720 pillole in un anno, con una media complessiva di almeno uno o due pillole a testa, al giorno. I Cherokee hanno ottenuto, l’anno scorso, un risarcimento di 75 milioni di dollari. A quello record stabilito adesso dalla corte di Cleveland potranno partecipare tutte le tribù riconosciute a livello federale, anche quelle che non avevano fatto causa. Ron Allen, presidente della tribù S’Klallam, che in lingua nativa significa “Popolo forte”, nello Stato di Washington, ha definito il risarcimento un “grande accordo” rispetto a quello contro l’industria del tabacco che, negli anni ’90, aveva lasciato i nativi fuori dall’elenco delle vittime.
Allen non si aspetta che i 550 membri della sua comunità ricevano molto, ma è già un segnale. “Ogni centesimo conterà - ha commentato - lo pretenderemo e lo utilizzeremo fino all’ultimo”. “I dollari che arriveranno - ha aggiunto Douglas Yankton, presidente della tribù Spirit Lake Nation, North Dakota - saranno utili per finanziare trattamenti verso chi ha sviluppato dipendenza dai farmaci”. Delle quasi seicento, tra tribù e organizzazioni tribali, rappresentate in tribunale, circa l’ottanta per cento dei suoi membri ha fatto causa. La Johnson & Johnson ha dichiarato che l’accordo “non è un’ammissione di colpa o di condotta scorretta”.