Kiev produrrà i droni turchi. L’alleanza che non piace a Mosca
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraVASILKIV (Ucraina) - Chissà se oggi il premier turco Recep Tayyip Erdogan, prima o dopo l'incontro a pranzo a palazzo Mariinskij con il presidente ucraino Volodimir Zelenskij, farà un salto qui a Vasilkiv, una cinquantina di chilometri a Sudest di Kiev, all'Unita A0704 della base militare dell'aviazione ucraina. Casermoni anonimi, soldati di vedetta, filo spinato. Lì dietro sta per iniziare la produzione di una fabbrica di droni di nuova generazione: tecnologia turca e manifattura mista, metà progetto si farà in Turchia e metà qui. Il primo parto è previsto a dicembre: Servirà ad armare meglio l'esercito di Kiev. Al Cremlino non piace affatto, ma nessuno meglio di Erdogan sa come tenere comodamente i piedi in due scarpe diverse.
VASILKIV (Ucraina) - Chissà se oggi il premier turco Recep Tayyip Erdogan, prima o dopo l'incontro a pranzo a palazzo Mariinskij con il presidente ucraino Volodimir Zelenskij, farà un salto qui a Vasilkiv, una cinquantina di chilometri a Sudest di Kiev, all'Unita A0704 della base militare dell'aviazione ucraina. Casermoni anonimi, soldati di vedetta, filo spinato. Lì dietro sta per iniziare la produzione di una fabbrica di droni di nuova generazione: tecnologia turca e manifattura mista, metà progetto si farà in Turchia e metà qui. Il primo parto è previsto a dicembre: Servirà ad armare meglio l'esercito di Kiev. Al Cremlino non piace affatto, ma nessuno meglio di Erdogan sa come tenere comodamente i piedi in due scarpe diverse.
Maestro d'equilibri funambolici, oggi Erdogan si gioca il jolly a Kiev. Aspettando di ricevere questo mese in Turchia il presidente russo Vladimir Putin, il Sultano incontra Zelenskij con in mano la penna per firmare accordi importanti di libero scambio, ma c'è ben altro al fuoco. "Abbiamo ottimi rapporti con entrambi, bisogna assolutamente agire per evitare una guerra tra Russia e Ucraina", ha detto ieri prima di mettere i piedi sul volo che avvia il suo tentativo di mediazione in cui cercherà la chiave per sedare le tensioni. Perché litigare va bene, lo fa da anni con Mosca e pure con la Nato di cui fa parte; ma gli affari sono affari. Sapete chi è il proprietario della Baykar Technologies che produce i micidiali droni in Turchia? Selçuk Bayraktar, un ingegnere 42enne. Sua moglie Sümeyye è la figlia di Erdogan.
Che il Sultano sappia giocare a scacchi non c'è dubbio: membro Nato con l'esercito più forte dopo quello americano, nel 2014 si rifiutò di riconoscere l'annessione russa della Crimea; ma a secco di gas per sostenere la crescita economica, nel 2016 ha tagliato fuori l'Ucraina avviando il Turkish Stream, il gasdotto in fornitura diretta dalla Russia senza più passare da Kiev. E guarda caso quell'anno, la notte del 16 luglio, mentre fuggiva a un tentato golpe, telefonino ed è proprio lui, Vladimir Putin, a offrirgli per primo solidarietà. Tutti gli altri leader aspettavano prudenti l'esito, ancora incerto.
Nel 2018, però, Erdogan ha aiutato gli ucraini vendendo i primi sei dei suoi micidiali droni Bayraktar, che in Libia salvarono Tripoli dall'assalto di Haftar e dei suoi mercenari russi: una fornitura poi raddoppiata e con prezzo scontato. Lo scorso ottobre Kiev ne usò uno per distruggere le postazioni filorusse da cui era partito un attacco di artiglieria pesante, vietato dagli accordi di Minsk, facendo infuriare Mosca, che protestò formalmente. A novembre, con la scusa dei "troppi pesticidi Chlorpyrifos rilevati", la Russia per punire l'affronto ha vietato l'importazione delle clementine turche.
Nel frattempo, a fine 2020, Erdogan ha acquistato da Mosca il sistema di difesa aerea e missilistica S-400, un gioiello marziale capace di colpire contemporaneamente più di 30 bersagli volanti a centinaia di chilometri di distanza: a infuriarsi, stavolta, sono la Nato e gli americani. Per punizione la Turchia viene sbattuta fuori dal programma degli F-35, di cui era coproduttrice e acquirente finale, con minaccia di sanzioni e la tensione che va alle stelle pure se sono tutti Paesi membri Nato. Erdogan non si scompone e gioca a braccio di ferro piazzandoli qua e là dove meno sono graditi.
Camminando sul filo teso tra i due mondi, nel 2015, mentre giocava sporco in Siria, la sua aviazione abbatté un Sukhoi Su-24 russo spedito in missione contro le linee islamiste. Putin vietò i voli charter ai turisti russi. Nel frattempo la Turchia è diventata il quinto partner commerciale ucraino, mentre la Russia fornisce al Sultano il 40% del gas che gli serve. Tra Kiev ed Ankara si viaggia senza visto, in Ucraina c'è una vasta comunità di lavoratori turchi e sulle spiagge turche gli ucraini si sdraiano accanto ai russi: tolto l'embargo, ne sbarcano ogni anno a milioni.