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Covid-19, la Nuova Zelanda riapre finalmente i confini

La premier neozelandese Jacinda Ardern (reuters)
Uno dei Paesi più severi al mondo nella lotta al virus permetterà ora gradualmente ai propri cittadini residenti o bloccati all’estero di rientrare in patria senza sottoporsi più a quarantene sotto controllo militare
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LONDRA – Dopo due anni di chiusura per il Covid, la Nuova Zelanda si appresta a riaprire i confini, permettendo gradualmente ai propri cittadini residenti o bloccati all’estero di rientrare in patria senza sottoporsi a rigide restrizioni. Finora chiunque voleva tornare doveva trascorrere dieci giorni di quarantena in un albergo sotto controllo militare, una norma tra le più severe del mondo che ha creato ritardi e proteste, paragonata da alcuni a una lotteria per ottenere il diritto al rimpatrio. Una situazione sottolineata nei giorni scorsi dal caso di una giornalista neozelandese incinta apparentemente costretta a rimanere in Afghanistan, perché la burocrazia le impediva di rientrare nel suo Paese per completare la gravidanza come avrebbe voluto, anche se questo caso, dopo il clamore suscitato dai media, sembra ora essersi risolto.

LONDRA – Dopo due anni di chiusura per il Covid, la Nuova Zelanda si appresta a riaprire i confini, permettendo gradualmente ai propri cittadini residenti o bloccati all’estero di rientrare in patria senza sottoporsi a rigide restrizioni. Finora chiunque voleva tornare doveva trascorrere dieci giorni di quarantena in un albergo sotto controllo militare, una norma tra le più severe del mondo che ha creato ritardi e proteste, paragonata da alcuni a una lotteria per ottenere il diritto al rimpatrio. Una situazione sottolineata nei giorni scorsi dal caso di una giornalista neozelandese incinta apparentemente costretta a rimanere in Afghanistan, perché la burocrazia le impediva di rientrare nel suo Paese per completare la gravidanza come avrebbe voluto, anche se questo caso, dopo il clamore suscitato dai media, sembra ora essersi risolto.


Il piano annunciato ora dal governo di Wellington mantiene la necessità di una quarantena di dieci giorni, ma sarà possibile effettuarla nella propria abitazione o in qualunque casa privata, facilitando lo smaltimento delle richieste di rimpatrio. Si articolerà in cinque fasi: dal 27 febbraio potranno tornare i cittadini neozelandesi che nei due anni passati sono stati vaccinati in Australia; dal 13 marzo sarà consentito il ritorno ai neozelandesi vaccinati altrove; dal 12 aprile è previsto il rientro di circa 5 mila studenti stranieri iscritti alle università della Nuova Zelanda; da luglio potranno arrivare australiani e altri stranieri che non necessitano di un visto; da ottobre tutti gli altri che invece hanno bisogno di un visto.


"Non c’è dubbio che affrontare in questo modo la pandemia è stato duro per molti di noi”, afferma la premier Jacinda Ardern. “Le regole che abbiamo introdotto hanno impedito ad alcuni di tornare a casa quando volevano, ma hanno impedito anche al Covid di entrare nel nostro Paese quando voleva”. Tra lockdown e quarantene, la Nuova Zelanda, che ha una popolazione di 5 milioni di abitanti, ha avuto soltanto 17mila contagi e 53 morti. A contenere il coronavirus ha contribuito anche una intensa campagna di vaccinazione, con il 93 per cento dei neozelandesi al di sopra dei 12 anni che hanno ricevuto almeno due dosi.


Ma la chiusura dei confini, oltre a provocare disagio a migliaia di persone che non sono potute rientrare in patria, nemmeno per eventi come matrimoni e funerali, per la difficoltà di trovare posto negli alberghi designati per la quarantena, ha anche colpito duramente l’industria del turismo. Gli ultimi sondaggi indicano che la leader socialdemocratica Ardern, rieletta primo ministro per un secondo mandato nel 2020, ha perso consensi. “Ci sarà vita con il Covid e ci sarà vita dopo il Covid”, dice adesso la premier, “una vita in cui ci siamo adeguati alla situazione, in cui ci siamo ripresi parte della normalità e in cui le condizioni meteorologiche potranno tornare ad avere il loro giusto primato di principale argomento di conversazione per i neozelandesi”.