Il presidente della Commissione delle Conferenze episcopali europee Hollerich: "La Chiesa riveda l'insegnamento sulla peccaminosità dell'omosessualità"
di Paolo Rodari , di Paolo RodariParole anacronistiche, quelle che la Chiesa dedica all’omosessualità. Per questo una figura importante del cattolicesimo europeo, il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Ue, chiede che vengano cambiate. La Chiesa “dovrebbe rivedere l’insegnamento cattolico sulla peccaminosità dell’omosessualità”, dice. E ancora: “Credo che il fondamento sociologico e scientifico di questo insegnamento non sia più valido”.
L’intervento di Hollerich, che è anche arcivescovo di Lussemburgo, è stato fatto a commento del recente coming out di massa da parte di 125 dipendenti della Chiesa cattolica in Germania, inclusi alcuni sacerdoti, che hanno dichiarato la loro non eterosessualità: “Facciamo oggi, insieme, il passo per uscire dall’ombra”, ha scritto il gruppo di cattolici tedeschi che si identificano “come lesbiche, gay,…
Parole anacronistiche, quelle che la Chiesa dedica all’omosessualità. Per questo una figura importante del cattolicesimo europeo, il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Ue, chiede che vengano cambiate. La Chiesa “dovrebbe rivedere l’insegnamento cattolico sulla peccaminosità dell’omosessualità”, dice. E ancora: “Credo che il fondamento sociologico e scientifico di questo insegnamento non sia più valido”.
L’intervento di Hollerich, che è anche arcivescovo di Lussemburgo, è stato fatto a commento del recente coming out di massa da parte di 125 dipendenti della Chiesa cattolica in Germania, inclusi alcuni sacerdoti, che hanno dichiarato la loro non eterosessualità: “Facciamo oggi, insieme, il passo per uscire dall’ombra”, ha scritto il gruppo di cattolici tedeschi che si identificano “come lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, queer e persone non binarie”. “Lo facciamo – hanno proseguito – per noi stessi e lo facciamo in solidarietà con altre persone LGBTIQ+ all’interno della Chiesa Cattolica, che non hanno ancora o non hanno più la forza di farlo. Lo facciamo in solidarietà con tutte le persone che sono esposte a stereotipi ed emarginazione attraverso sessismo, rifiuto, antisemitismo, razzismo e tutte le altre forme di discriminazione. Ma lo facciamo anche per la Chiesa. Perché siamo convinti che solo l’azione nella verità e nell’onestà rende giustizia a ciò per cui la Chiesa dovrebbe esistere: la proclamazione del messaggio gioioso e liberante di Gesù”.
Hollerich ritiene che la dottrina della Chiesa sull’omosessualità sia superata. Francesco ha avuto parole nuove nei confronti delle persone omosessuali e ha anche fatto gesti che nessun Pontefice prima di lui aveva fatto. Hollerich è anche al suo insegnamento che si rifà: una Chiesa “che ha al suo centro la discriminazione e l'esclusione delle minoranze sessuali e di genere deve accettare che le si chieda se, nel farlo, può fare riferimento a Gesù Cristo”, dice. E ancora: “So che tra i miei preti ci sono omosessuali. Alcuni me l'hanno detto, di altri lo si nota”, spiega. E poi: “Tra i laici abbiamo omosessuali uomini e donne. E sanno che nella Chiesa sono sempre benvenuti”.
Più volte negli ultimi giorni Hollerich ha parlato di omosessualità. In una recente intervista a La Croix ha detto: “Bisogna cambiare il nostro modo di vedere la sessualità”, ha detto. “Finora abbiamo avuto una visione piuttosto repressa della sessualità. Ovviamente, non si tratta di dire alle persone che possono fare qualsiasi cosa o di abolire la moralità, ma credo che dobbiamo dire che la sessualità è un dono di Dio. Lo sappiamo, ma non sono sicuro che lo stiamo dicendo. Il messaggio della Bibbia è ancora attuale ma abbiamo una teologia che nessuno capirà tra 20 o 30 anni. Questa civiltà sarà nel passato”. E infine: “Alcuni attribuiscono l'aumento degli abusi alla rivoluzione sessuale. Penso esattamente il contrario: secondo me, i casi più orribili si sono verificati prima degli Anni Settanta”. Per questo “è necessario che i sacerdoti possano parlare della loro sessualità e che noi possiamo ascoltarli se hanno difficoltà a vivere il loro celibato. Dovrebbero poterne parlare liberamente, senza timore di essere rimproverati dal loro vescovo. Quanto ai sacerdoti omosessuali, e ce ne sono molti, sarebbe bene che ne parlassero con il loro vescovo senza che quest'ultimo li condanni”.