Il Messico punta sul litio, il presidente Obrador lancia un'impresa statale per sfruttarlo: "E' del popolo"
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoIl Messico ha deciso di puntare sul litio. E’ l’oro bianco del Pianeta, la base dell’energia del futuro. E visto che il paese possiede la riserva più grande al mondo, un giacimento con 3,5 milioni di tonnellate, 40 volte la quantità che si è consumata nel 2021, vuole preservarlo dagli appetiti delle multinazionali estere. Il presidente Andrés Manuel López Obrador ha annunciato la nascita di un’impresa statale che sfrutterà il minerale e lo ha inserito nel suo piano di riforma elettrica come risorsa naturale strategica del paese. Lo scrive El País nella sua edizione online.
Non è una mossa a sospresa. Erano mesi che il leader di Morena tornava su quel giacimento scoperto tre anni fa, ma non ancora estratto e lavorato. Si trova nel cuore del deserto di Sonora e aveva subito attirato l’interesse di una industria anglocanadese, la Bancanora Lithium, che ne aveva acquistato i diritti. La zona, ampia come…
Il Messico ha deciso di puntare sul litio. E’ l’oro bianco del Pianeta, la base dell’energia del futuro. E visto che il paese possiede la riserva più grande al mondo, un giacimento con 3,5 milioni di tonnellate, 40 volte la quantità che si è consumata nel 2021, vuole preservarlo dagli appetiti delle multinazionali estere. Il presidente Andrés Manuel López Obrador ha annunciato la nascita di un’impresa statale che sfrutterà il minerale e lo ha inserito nel suo piano di riforma elettrica come risorsa naturale strategica del paese. Lo scrive El País nella sua edizione online.
Non è una mossa a sospresa. Erano mesi che il leader di Morena tornava su quel giacimento scoperto tre anni fa, ma non ancora estratto e lavorato. Si trova nel cuore del deserto di Sonora e aveva subito attirato l’interesse di una industria anglocanadese, la Bancanora Lithium, che ne aveva acquistato i diritti. La zona, ampia come 100 mila campi di calcio messi in fila, era poi finita meno di un anno fa nelle mani della regina delle batterie elettriche, la cinese Gangfeng. Aveva sborsato 220 milioni di dollari, 50 in più di quelli tirati fuori dalla Bancanora, garantendosi l’esclusiva per 50 anni. I cambiamenti climatici, le grandi siccità nel nord del paese, la guerra per l’acqua che divide gli agricoltori americani e messicani costretti a dividersi quella poca rimasta sopra e sotto il confine, hanno spinto il governo a rivedere la sua strategia energetica in cui adesso si inserisce a pieno titolo il litio.
Il 13 ottobre scorso era stato lo stesso presidente a sostenere che “bisogna proteggere questo minerale prezioso. Non possiamo permettere che passi nelle mani di corporazioni o di poteri egemonici”. Due giorni fa è passato dalle parole ai fatti: “Creeremo una industria nazionale per il litio - ha annunciato - Non vogliamo essere territorio di conflitto tra potenze, né russe né cinesi né tanto meno statunitensi. Il litio è del popolo e della nazione messicana”.
Un’asserzione ideologica più che concreta. Difficile pensare che il Messico sia in grado da solo, senza l’aiuto della tecnologia più sofisticata, di sfruttare il suo oro bianco. Ma bisogna guardare ai mercati; quelli dell’auto elettrica hanno avuto un balzo negli ultimi mesi sia nella domanda (55 per cento, secondo S&P) sia sui prezzi (400 per cento in più). Oggi il minerale viene quotato oltre i 35 mila dollari la tonnellata. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, spiega il quotidiano spagnolo, la domanda di litio dovrebbe moltiplicarsi di 40 volte entro il 2024 per soddisfare la domanda di zero emissioni indicata dai paesi alle prese con la transizione energetica dai combustibili fossili alle energie pulite. I maggiori produttori restano Australia, Cina e Cile. Il Messico vuole seguire a ruota.
Finora il giacimento di Sonora è rimasto intatto. Non ci sono stati scavi, né estrazioni. Solo sondaggi e prove di carotaggio che hanno confermato qualità e quantità del minerale. Servono soldi, molti. La Commissione Fedderale per la Concorrenza Economica messicana aveva accolto con soddisfazione i contratti stipulati dal governo con gli anglocanadesi e poi con i cinesi. Garantivano entrate costanti e per decenni. La svolta verso la nazionalizzazione ha allarmato le industrie nazionali. Si temono contraccolpi. I sostenitori del progetto Sonora guardano al mercato asiatico dove si produce il 90 per cento delle batterie elettriche. Si dovrebbe iniziare a estrarre il litio nel 2023 e si prevede la produzione di 20 mila tonnellate che dovrebbero arrivare a 50 mila l’anno successivo. Un investimento da 2 miliardi di dollari.