Londra, la moglie di Johnson si difende: "Non sono la manipolatrice di mio marito". E la ex first lady le viene in aiuto
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Lady Macbeth alla riscossa. Bersagliata dai giornali e da una nuova biografia, che la descrivono come un’abile manipolatrice in grado di far fare al marito tutto quello che vuole, Carrie Symonds – o meglio Carrie Johnson come ha scelto di chiamarsi da quando si sono sposati – risponde alle accuse senza mezzi termini. “Una brutale campagna a base di menzogne”, afferma la first-lady britannica attraverso un portavoce. Falso che sia lei ad avere orchestrato lo scorso anno il licenziamento del super consigliere Dominic Cummings, oggi diventato il nemico giurato del premier, o la rottura con i membri dello staff che hanno dato le dimissioni nei giorni scorsi. La moglie del primo ministro si definisce “soltanto un cittadino qualunque, che non ha alcun ruolo nell’operato del governo”. Non la burattinaia della marionetta Boris, come la dipingono.
In suo soccorso si levano altre voci, tra cui quella di Samantha Cameron, moglie del…
LONDRA – Lady Macbeth alla riscossa. Bersagliata dai giornali e da una nuova biografia, che la descrivono come un’abile manipolatrice in grado di far fare al marito tutto quello che vuole, Carrie Symonds – o meglio Carrie Johnson come ha scelto di chiamarsi da quando si sono sposati – risponde alle accuse senza mezzi termini. “Una brutale campagna a base di menzogne”, afferma la first-lady britannica attraverso un portavoce. Falso che sia lei ad avere orchestrato lo scorso anno il licenziamento del super consigliere Dominic Cummings, oggi diventato il nemico giurato del premier, o la rottura con i membri dello staff che hanno dato le dimissioni nei giorni scorsi. La moglie del primo ministro si definisce “soltanto un cittadino qualunque, che non ha alcun ruolo nell’operato del governo”. Non la burattinaia della marionetta Boris, come la dipingono.
In suo soccorso si levano altre voci, tra cui quella di Samantha Cameron, moglie dell’ex-premier conservatore David, al quale proprio Johnson ha fatto una guerra feroce dall’interno del partito fino a fargli perdere il referendum sulla Brexit: eppure, anziché vendicarsi o gioire per le difficoltà della coppia che ha preso il loro posto a Downing Street, l’ex-first lady commenta che questo tipo di insinuazioni hanno una base "sessista e discriminatoria". Se un uomo sbaglia "è troppo facile dare la colpa a una donna", concorda la giornalista Sarah Vine, ex-moglie di Michael Gove, ministro e braccio destro di Johnson. Dello stesso parere il ministro della Sanità Sajid Javid: "Attaccate quanto volete un politico, ma lasciate stare il suo consorte". E l'ex-ministro delTesoro George Osborne, anche lui conservatore, esorta "a lasciare perdere i confronti insensati con lady Macbeth, i fallimenti o i successi di Boris sono sua responsabilità, non di Carrie".
La verità sta probabilmente nel mezzo. Può essere un’esagerazione giornalistica paragonare Carrie a lady Macbeth, la regina cattiva del dramma di Shakespeare che spinge il marito a commettere ogni sorta di azioni nefaste per detenere il potere, o a Maria Antonietta, la capricciosa consorte del re di Francia che secondo un’espressione diventata proverbiale diceva “che mangino brioche” parlando del popolo di Parigi affamato: se non altro perché nella sua carriera costellata di scandali, dimissioni e controversie, Boris Johnson ha più volte dimostrato di sapersi cacciare nei guai senza bisogno di esservi spinto da una donna.
Sostenere che l’attuale first-lady non ha alcuna influenza su di lui suona tuttavia come un’ingenuità: figlia di un noto giornalista, lei stessa specialista di pubbliche relazioni, ex-capo delle comunicazioni dei Tories, Carrie sa come funziona il mondo della politica. I suoi contrasti con Cummings sono stati reali. La festa di compleanno per Boris al tempo del lockdown, dunque in violazione delle regole imposte a tutta la popolazione, l’ha organizzata lei. E una delle inchieste su Johnson riguarda il finanziamento del costoso restauro della residenza da primo ministro, al piano di sopra del 10 di Downing Street, affidata a una interior designer amica di Carrie, che a quanto pare voleva modernizzare e rendere più chic l’appartamento. Un’altra polemica, sulle presunte pressioni di Johnson per rimpatriare dall’Afghanistan i cani di un rifugio degli animali, dando alla missione la priorità rispetto al rimpatrio di esseri umani, sottolinea la coincidenza dell’attivismo di Carrie come animalista.
Vero o meno che la first-lady usi il telefonino di Boris per chiamare funzionari e dare ordini, come sostiene la biografia firmata da lord Ashcroft, storico esponente dei Tories, è insomma credibile che una qualche parte nella crisi del marito l’abbia giocata anche lei. La relazione con Johnson è diventata nota nel 2019, poco dopo il divorzio di lui dalla seconda moglie e madre di quattro dei suoi figli. Il matrimonio fra Boris e Carrie è stato celebrato nel maggio 2021. Hanno avuto due figli, Wilfred che ha quasi due anni, e Romy, nata nel dicembre scorso. Le cronache riportano anche una clamorosa “litigata di mezzanotte” tra i due, quando vissero per un po’ nell’appartamento di lei, talmente rumorosa da indurre i vicini di casa a chiamare la polizia. Tra urla e piatti in frantumi, qualcuno la sentì gridare a Boris: “Stammi lontano, vattene da casa mia!”.
Episodi simili non si sono ripetuti da quando si sono trasferiti a Downing Street, ma a Londra il gossip politico si chiede cosa succederà se, per effetto dei problemi odierni, saranno costretti a fare di nuovo le valige in caso di un voto di sfiducia contro di lui da parte dei Tories: resterebbero uniti nella eventuale disfatta o ci sarebbe una resa dei conti anche in famiglia? Per adesso spetta a Steve Barclays, deputato conservatore e brexitiano di ferro, nominato da Johnson nuovo capo dello staff dopo le dimissioni dei suoi fedelissimi, cercare di riportare la serenità nella casa-e-bottega del potere inglese.