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Olaf Scholz (reuters)

La difficile visita di Scholz da Biden: l'alleato "riluttante" ad allinearsi sulle pressioni contro il Cremlino

Dalla Cdu pesanti critiche per il no reiterato dell'esecutivo agli aiuti militari all'Ucraina. Uniche concessioni i rigassificatori sulle coste tedesche per agevolare eventualmente l'arrivo di gas liquido dagli Usa. Scivolone sulla Deutsche Welle, l'emittente sgradita alla Russia, in un primo tempo esclusa dal pool dei giornalisti che seguirà il cancelliere a Mosca. Polemiche su Schroeder candidato al Consiglio di sorveglianza di Gazprom: "Via la scorta al lobbista di Putin"
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BERLINO - Ci mancava solo la polemica sulla Deutsche Welle. Alla vigilia dell’attesissimo incontro di oggi con Joe Biden, lo staff di Olaf Scholz aveva reso nota venerdì la lista dei giornalisti che viaggeranno con il cancelliere a Mosca, il 15 febbraio. E non c’era traccia dell’emittente tedesca cacciata dai russi in violazione delle leggi internazionali e come gesto di ritorsione per non aver consentito a Russia Today di aprire un canale tv in Germania. Apriti cielo. Dopo le proteste dell’opposizione, la Deutsche Welle è stata frettolosamente aggiunta nel fine settimana alla lista. Un giornalista viaggerà con Scholz a Mosca, nonostante il bando russo.

E’ solo l’ultimo di una serie di episodi che stanno alimentando l’impressione a Washington che Scholz stia mantenendo un atteggiamento troppo riluttante nei confronti di Mosca. Oggi il cancelliere socialdemocratico è atteso a Washington per la sua prima visita …

BERLINO - Ci mancava solo la polemica sulla Deutsche Welle. Alla vigilia dell’attesissimo incontro di oggi con Joe Biden, lo staff di Olaf Scholz aveva reso nota venerdì la lista dei giornalisti che viaggeranno con il cancelliere a Mosca, il 15 febbraio. E non c’era traccia dell’emittente tedesca cacciata dai russi in violazione delle leggi internazionali e come gesto di ritorsione per non aver consentito a Russia Today di aprire un canale tv in Germania. Apriti cielo. Dopo le proteste dell’opposizione, la Deutsche Welle è stata frettolosamente aggiunta nel fine settimana alla lista. Un giornalista viaggerà con Scholz a Mosca, nonostante il bando russo.

E’ solo l’ultimo di una serie di episodi che stanno alimentando l’impressione a Washington che Scholz stia mantenendo un atteggiamento troppo riluttante nei confronti di Mosca. Oggi il cancelliere socialdemocratico è atteso a Washington per la sua prima visita ufficiale negli Stati Uniti. Come ha titolato ironicamente un giornale tedesco, sembra “una cena dai suoceri”. Il cancelliere continua a rifiutare categoricamente l’invio di armi all’Ucraina, nonostante le martellanti richieste di Kiev. E, nonostante le insistenze americane, ammette solo a fatica che il catalogo delle eventuali risposte tedesche a un’invasione dell’Ucraina possa includere il blocco di Nordstream 2. Anche se si può interpretare come segnale di disgelo tra Berlino e Washington la disponibilità di Berlino, espressa nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia Robert Habeck, di costruire due rigassificatori sulle coste tedesche: un modo per rendere più diretto e rapido l’arrivo di gas liquido dagli Stati Uniti.

Una piccola concessione che Scholz ha fatto domenica sera in un’intervista televisiva alle crescenti pressioni occidentali perché si mostri più aggressivo verso Mosca, è la disponibilità a rafforzare il contingente militare nei Paesi baltici. Al momento Berlino guida la missione Enhanced Forward Presence della Nato con 550 soldati della Bundeswehr. E il cancelliere ha sottolineato che “siamo disponibili a fare tutto ciò che è necessario per rafforzare” la presenza tedesca in Lituania. Scholz ha voluto ricordare anche che dal 2014 a oggi la Germania è il Paese che ha garantito all’Ucraina “i maggiori aiuti economici e finanziari”. 

Ma dall’opposizione e persino dalla stessa maggioranza “semaforo” si moltiplicano le bordate contro la linea del governo. Il leader della Cdu, Friedrich Merz ha dichiarato ieri alla Bild am Sonntag che il viaggio di Scholz a Washington “arriva troppo tardi” e che la Germania è scivolata in un ruolo di “outsider”, persino di “ostacolo” nell’elaborazione di una strategia europea comune contro Mosca. Ma anche la responsabile per la Difesa del partito di governo Fdp, Marie-Agnes Strack-Zimmermann si è lamentata del fatto che “gli americani pensano in parte che i tedeschi siano impazziti”. Peraltro la Germania continua da anni anche a ledere la promessa dal vertice Nato in Galles di un aumento delle spese per la difesa al 2% del Pil. Un motivo di frizioni continue tra Washington e Berlino sin dai tempi della cancelliera Merkel. 

E intanto sale la polemica sull’ex cancelliere Gerhard Schroeder, da sedici anni il più influente lobbista di Putin in Germania e consigliere di Nordstream 2. L’ex leader socialdemocratico è stato candidato la settimana scorsa ufficialmente per entrare nel Consiglio di sorveglianza di Gazprom, il principale colosso energetico e grimaldello geopolitico del Cremlino. La potente Associazione dei contribuenti tedesca ha chiesto ufficialmente che a Schroeder vengano tolti l’ufficio e la scorta che spettano a tutti gli ex cancellieri. Una spesa da 500mila euro all’anno che si aggiunge alla sua pensione da ex governatore della Bassa Sassonia (8.700 euro al mese); secondo l’Associazione una spesa pubblica che è incompatibile con il suo ruolo di “lobbista degli interessi economici russi”.