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(reuters)

La diplomazia olimpica di Xi, la Via della Seta si allunga fino in Argentina

A margine dell'apertura dei Giochi, il presidente cinese ha tenuto numerosi incontri bilaterali strategici per le esigenze economiche del Dragone: dal paese sudamericano all'Egitto, dalla Serbia alla Polonia passando per Pakistan e Turkmenistan 
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PECHINO - E’ stata una maratona di quelle che da tempo non era più abituato a fare. Asserragliato nella Grande Muraglia da due anni causa pandemia, in un colpo solo, nel giro di tre giorni, il presidente cinese Xi Jinping ha prima rafforzato le relazioni “senza precedenti” con il russo Putin e poi gettato le basi (e pure qualcosa di più) per progetti di sviluppo e accordi con gli altri leader amici invitati qui a Pechino a seguire i Giochi.

Una diplomazia olimpica, a cinque cerchi, che ha prodotto come risultato più importante il coinvolgimento dell’Argentina nella nuova Via della Seta. Il leader cinese e il presidente Alberto Fernandez hanno firmato infatti un memorandum d’intesa per far entrare il Paese sudamericano a tutti gli effetti nell’ambizioso progetto lanciato da Xi ormai nove anni fa. Quale regalo migliore per festeggiare i 50 anni delle relazioni diplomatiche tra Pechino e Buenos Aires? All'adesione si aggiungon…

PECHINO - E’ stata una maratona di quelle che da tempo non era più abituato a fare. Asserragliato nella Grande Muraglia da due anni causa pandemia, in un colpo solo, nel giro di tre giorni, il presidente cinese Xi Jinping ha prima rafforzato le relazioni “senza precedenti” con il russo Putin e poi gettato le basi (e pure qualcosa di più) per progetti di sviluppo e accordi con gli altri leader amici invitati qui a Pechino a seguire i Giochi.

Una diplomazia olimpica, a cinque cerchi, che ha prodotto come risultato più importante il coinvolgimento dell’Argentina nella nuova Via della Seta. Il leader cinese e il presidente Alberto Fernandez hanno firmato infatti un memorandum d’intesa per far entrare il Paese sudamericano a tutti gli effetti nell’ambizioso progetto lanciato da Xi ormai nove anni fa. Quale regalo migliore per festeggiare i 50 anni delle relazioni diplomatiche tra Pechino e Buenos Aires? All'adesione si aggiungono 13 documenti di cooperazione tra cui sviluppo verde, economia digitale, spazio, tecnologia e innovazione, istruzione e cooperazione universitaria, agricoltura, media e energia nucleare.

Nell’immediato per l’Argentina tutto ciò si tradurrà in 23,7 miliardi di dollari di investimenti e nel rinnovo del currency swap, l’intesa bilaterale fra le due banche centrali di Pechino e Buenos Aires per i regolamenti valutari dell'interscambio tra le due nazioni. Un accordo nato nel 2009 e che negli anni si è ampliato: utile a sostenere, quanto mai ora, le riserve estere in calo del Paese latinoamericano e consentire ai cinesi di portare avanti i loro progetti. Il governo argentino ha appena raggiunto un accordo col Fondo monetario internazionale per la ristrutturazione del debito da 44,5 miliardi di dollari contratto nel 2018, ma le casse della Banca centrale sono ai minimi storici (un miliardo e mezzo di dollari) e dunque estendere l’accordo con Pechino (e i suoi yuan) serve a rafforzare le proprie riserve in vista dei futuri pagamenti all’Fmi. Oggi lo swap è di 130 miliardi di yuan. Funziona così: la banca centrale cinese ha un conto in renminbi presso la banca centrale argentina, e quest'ultima ha un conto in pesos in Cina; le banche hanno la possibilità di attingere a quel denaro per eventuali necessità, ovviamente restituendolo con interessi. Accordi, sosteneva un recente rapporto del Congresso Usa, che servirebbero a Pechino per fare pressione su Buenos Aires affinché non vengano sospesi i molti progetti sensibili che il Dragone ha in ballo nel Paese sudamericano: dalla rete elettrica a quella ferroviaria fino alla stazione radar in Patagonia utile al programma lunare cinese.

Xi ha anche riaffermato il sostegno cinese al pieno riconoscimento della sovranità argentina sulle isole Malvinas, le Falkland britanniche che nel 1982 sono state oggetto di una guerra tra Londra e Buenos Aires. Una posizione che è stata subita condannata dalla ministra degli Esteri britannica Liz Truss.

 

 

Tra gli altri incontri degni di nota del presidente Xi in questi giorni sicuramente quelli con il presidente egiziano Al Sisi, con il quale ha parlato dello sviluppo del Canale di Suez e la produzione congiunta di vaccini contro il Covid. Con il premier pachistano Khan: i due hanno firmato un accordo quadro di cooperazione industriale nell'ambito del Corridoio economico Cina-Pakistan, la rete di oleodotti, strade e centrali che collega Kashgar al porto di Gwadar e sulla quale Pechino ha già investito 65 miliardi di dollari. Con l’amico serbo Vucic si è parlato di “allineamento strategico” e “progetti di cooperazione” come la ferrovia tra Serbia e Ungheria costruita dai cinesi e di un accordo di libero scambio che dovrebbe essere finalizzato entro quest’anno. Col leader turkmeno si è parlato invece di forniture di gas naturale. Mentre con il polacco Duda (unico leader Ue arrivato qui nella capitale cinese) il focus è stato su trasporti e logistica. Xi si è detto pronto ad aiutare la Polonia a diventare uno snodo chiave della catena di approvvigionamento Cina-Europa. Il presidente polacco ha invitato le imprese cinesi a investire in Polonia, sottolineando il ruolo del Paese come porta di accesso per il Dragone al Vecchio Continente. 

Una girandola di bilaterali come non gli capitava da tempo. Per ampliare gli orizzonti geoeconomici della sua Cina. All’ombra dei cinque cerchi.