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"No pass, no job": ecco i Paesi Ue che chiedono il vaccino per lavorare

(reuters)
Mentre l’Italia sta discutendo l'introduzione del green pass rafforzato obbligatorio per poter lavorare, in Europa c'è chi ha fatto da apripista
3 minuti di lettura

Con la primavera alle porte e l'ottimismo delle autorità sanitarie sul futuro del virus, l'Europa si prepara a riaprire e a recuperare un po' di normalità. Milioni di lavoratori ritorneranno a lavorare in presenza dopo due anni di smart working. Ad attenderli, tante regole, controlli e divieti. Fatta eccezione per il Portogallo: niente vaccino contro il coronavirus, niente lavoro.

Mentre in Italia ci si avvicina all'introduzione del green pass rafforzato obbligatorio per poter lavorare, nell'Ue c'è chi ha fatto da apripista e chi pone condizioni o raccomandazioni.


Francia

Dal 24 gennaio Parigi ha introdotto l'obbligatorietà, per chi lavora in esercizi aperti al pubb…

Con la primavera alle porte e l'ottimismo delle autorità sanitarie sul futuro del virus, l'Europa si prepara a riaprire e a recuperare un po' di normalità. Milioni di lavoratori ritorneranno a lavorare in presenza dopo due anni di smart working. Ad attenderli, tante regole, controlli e divieti. Fatta eccezione per il Portogallo: niente vaccino contro il coronavirus, niente lavoro.

Mentre in Italia ci si avvicina all'introduzione del green pass rafforzato obbligatorio per poter lavorare, nell'Ue c'è chi ha fatto da apripista e chi pone condizioni o raccomandazioni.


Francia

Dal 24 gennaio Parigi ha introdotto l'obbligatorietà, per chi lavora in esercizi aperti al pubblico, di presentare un pass che dimostri di aver completato l'iter vaccinale. Non è più sufficiente quindi il test negativo come invece era stato deciso lo scorso 30 agosto. Dal 16 ottobre il personale delle strutture e dei servizi sanitari e medico-sociali deve dimostrare di aver adempiuto all'obbligo di vaccinazione per poter lavorare. Lo smart working,  obbligatorio da inizio 2022 negli uffici per 3-4 giorni alla settimana, ora è solo raccomandato e affidato alla trattativa tra datore di lavoro e dipendenti.

Austria

Il passaporto sanitario è in vigore in tutti i luoghi di lavoro. Per lavorare si deve dimostrare di essere vaccinati con almeno due dosi contro il Covid-19, di essere guariti o di avere un test negativo. Test che le autorità mettono a disposizione gratuitamente. Nei luoghi di lavoro sarà comunque sempre necessario indossare mascherine Ffp2. Chi lavora in ambito sanitario, a contatto con anziani o con il pubblico, ha l'obbligo vaccinale. Nelle aziende potranno essere effettuati controlli a tappeto o a campione e in caso di violazioni i dipendenti pagheranno multe fino a 500 euro mentre i datori di lavoro si troveranno a sborsare per le sanzioni fino a 3.600 euro.

Germania

La Germania ha deciso di applicare la regola delle 3G sui luoghi di lavoro. Il che significa che solamente le persone vaccinate contro il coronavirus, quelle guarite o negative al test potranno lavorare. La legge prevede una serie di sanzioni per dipendenti e datori di lavoro, con multe fino a 25mila euro. I datori di lavoro dovranno offrire l'alternativa del telelavoro ove possibile. Regole più severe sono previste per gli ospedali, per chi si occupa di anziani o disabili. Dal 15 marzo solamente le persone vaccinate o guarite dal Covid potranno lavorare in queste strutture, mentre il test negativo non sarà più sufficiente.

Belgio

Resta l'obbligo di lavorare da casa, se è possibile. Bruxelles ha istituito un sistema a rotazione che consente, se necessario, di recarsi una volta la settimana sul luogo di lavoro mettendosi d'accordo con i colleghi. Se lo smart working non è possibile, il datore di lavoro dovrà rilasciare un certificato che lo dimostri.

Bulgaria

Non c'è obbligo di greenpass ma si raccomanda lo smart working. Inoltre le autorità hanno chiesto che la presenza fisica massima del personale sia pari al 50 per cento del totale.

Danimarca

Dal primo febbraio inon ci sono più raccomandazioni per lavorare da casa. Ai datori di lavoro è chiesto di valutare la situazione e di organizzare la gestione del personale in base ai contagi locali. Ci sono raccomandazioni speciali per testare il personale che si occupa dell'assistenza agli anziani, così come i dipendenti negli asili nido, nella scuola primaria, nonché nell'istruzione dei giovani e degli adulti.

Finlandia

Helsinki ha suggerito di prediligere il lavoro da remoto. Un appello unanime è infatti arrivato dai ministeri della Salute e delle Finanze, così come dall'Istituto finlandese per la Salute e il Welfare. Per chi lavora nel campo dell'istruzione, il ministero della Salute continua a raccomandare l'insegnamento e l'apprendimento a distanza.

Liechtenstein

Il Paese richiede un certificato 3G nei luoghi di lavoro, il che significa che oltre alla vaccinazione contro il Covid-19 potrà essere esibito un test negativo o il certificato di avvenuta guarigione dall'infezione. In tutte le aree interne, quindi anche nei luoghi di lavoro, è obbligatorio indossare le mascherine.

Lussemburgo

Dal 15 gennaio nel Paese è in vigore il sistema 3G nei luoghi di lavoro, sia nel settore privato, sia in quello pubblico.

Olanda

L'Olanda chiede di lavorare da casa. Nei casi in cui sia impossibile, viene chiesto di mantenere una distanza di 1,5 metri dal collega. Le misure attuali sono valide almeno fino all'8 marzo, indipendentemente dal tasso di infezione.

Norvegia

In Norvegia lavorare da casa non è più richiesto, ma il governo ha invitato i datori di lavoro a considerare in che misura lo smart working possa essere vantaggioso. L'uso della mascherina è obbligatorio in tutti gli spazi pubblici interni, quindi anche sul luogo di lavoro.

Portogallo

Niente pass vaccinale per lavorare in Portogallo, dove le autorità raccomandano di condurre test regolarmente ai dipendenti e il telelavoro dove è possibile.

Romania

Lo smartworkin è obbligatorio per almeno il 50 per cento del personale, ove possibile.