Israele, tutto quello che c'è da sapere sullo scandalo Pegasus
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinGERUSALEMME – Politici, attivisti, semplici cittadini. Tutti finiti nella rete di Pegasus, il software capace di hackerare gli smartphone all’insaputa dei proprietari, registrarne le conversazioni e visualizzare tutte le informazioni contenute, inclusi messaggi e email. Un terremoto che potrebbe avere conseguenze gravi anche nel processo per corruzione contro l’ex premier Benjamin Netanyahu.
Lo scoop è del quotidiano economico Calcalist che ha rivelato come usando Pegasus la polizia abbia intercettato decine di telefonini senza alcuna autorizzazione da parte della magistratura.
Che cos'è Pegasus?
Non è la prima volta che il prodotto del gruppo israeliano Nso finisce sotto i riflettori. Dal suo debutto nel 2011, il software è stato venduto ad agenzie di sicurezza e forze dell’ordine di mezzo mondo, utilizzato per rintracciare i peggiori criminali – come il famigerato signore della droga messicano El Chapo - e sventare com…
GERUSALEMME – Politici, attivisti, semplici cittadini. Tutti finiti nella rete di Pegasus, il software capace di hackerare gli smartphone all’insaputa dei proprietari, registrarne le conversazioni e visualizzare tutte le informazioni contenute, inclusi messaggi e email. Un terremoto che potrebbe avere conseguenze gravi anche nel processo per corruzione contro l’ex premier Benjamin Netanyahu.
Lo scoop è del quotidiano economico Calcalist che ha rivelato come usando Pegasus la polizia abbia intercettato decine di telefonini senza alcuna autorizzazione da parte della magistratura.
Che cos'è Pegasus?
Non è la prima volta che il prodotto del gruppo israeliano Nso finisce sotto i riflettori. Dal suo debutto nel 2011, il software è stato venduto ad agenzie di sicurezza e forze dell’ordine di mezzo mondo, utilizzato per rintracciare i peggiori criminali – come il famigerato signore della droga messicano El Chapo - e sventare complotti terroristici.
E tuttavia negli ultimi anni è emerso che “la più potente cyber arma del mondo” – come definita dal New York Times, che ha pubblicato un lungo reportage sul tema giusto pochi giorni fa – sia stata anche impiegata per scopi assai meno nobili, come per tracciare giornalisti e oppositori di vari regimi dittatoriali, incluso Jamal Khashoggi, ucciso da agenti sauditi a Istanbul nel 2018.
Chi spiava la polizia israeliana?
Ora però la questione è tutta interna. Secondo Calcalist tra gli intercettati ci sono diversi sindaci e alti funzionari di vari ministeri, oltre che leader di proteste di piazza. Ma nella lista figurano anche alcuni testimoni chiave dei processi contro Netanyahu, come il suo ex consigliere Shlomo Filber diventato uno dei principali accusatori del leader del Likud, l’amministratore delegato del sito di informazione Walla Ilan Yeshua e addirittura il figlio di Bibi, Avner.
Quale sarà l'impatto dello scandalo sulle vicende giudiziarie di Netanyahu?
Al momento non è chiaro quale sarà l’impatto sulle vicende giudiziarie. Come richiesto dalla difesa, i giudici hanno ordinato alla procura di procedere e verificare se effettivamente la polizia abbia intercettato i testimoni, nonché uno dei coimputati nel dibattimento, Iris Elovitch, come sostenuto dal giornale.
Se i fatti verranno confermati, probabilmente gli avvocati di Netanyahu chiederanno che le accuse o almeno parte di esse vengano fatte cadere in quanto basate su materiale raccolto illegalmente. Però in passato la Corte Suprema ha stabilito che le prove vengono considerate inammissibili solo se reperite in grave violazione della legge e non semplicemente in modo illegale. Tutti gli scenari quindi rimangono aperti.
Che cosa replica la polizia?
C’è poi un altro aspetto che lega la figura di Netanyahu a quanto rivelato negli ultimi giorni: fu proprio l’allora primo ministro nel 2015 a nominare a capo della polizia Roni Alsheik, già vice direttore del Servizio di Sicurezza interna (Shin Bet), che durante il suo mandato spinse molto per l’utilizzo di Pegasus.
Per ora la polizia ha negato qualsiasi attività illegale, sostenendo di aver sempre operato nei limiti della legge e ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni per la sua attività. Dal canto suo, la Nso ha, come in passato, sottolineato che la società si limita a fornire un servizio ai suoi clienti e non è responsabile, né ha accesso, all’uso che ne fanno.
Come ha reagito il mondo politico?
Nel mondo politico però lo scandalo pare destinato a lasciare il segno, con il primo ministro Naftali Bennett e vari esponenti del governo che si sono espressi duramente.
“Quanto riportato a proposito di Pegasus, se corretto, è molto serio. Questo strumento e strumenti simili sono importanti nella lotta al terrorismo e ai crimini più gravi, ma non sono destinati ad essere utilizzati in campagne di phishing contro cittadini o funzionari governativi,” ha dichiarato.
Il ministro della Sicurezza Interna Omer Bar Lev ha già annunciato l’istituzione di una commissione di inchiesta, ma molte voci all’interno della maggioranza chiedono una commissione più ampia e dotata di maggiori poteri. Lo stesso Netanyahu si è detto favorevole a un’inchiesta indipendente e con supporto bipartisan. Nel frattempo il suo processo è stato sospeso fino a settimana prossima per dare ai procuratori il tempo di procurarsi qualche risposta. Molti analisti scommettono che a trarre vantaggio dallo scandalo sarà proprio lui.