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Giovani hi-tech e oligarchi: i mille dubbi dell'Ucraina, un Paese in bilico tra Nato e Russia

Evgenija Bernatska, 20 anni, studentessa e assistente parlamentare 

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"Io sono nato nel 1960. L'Unione sovietica l'ho vissuta. Vuoi sapere com'era? Uno schifo. Eravamo il fratello minore, i russi ci hanno imposto persino la lingua", dice Oleg Pinchuk, scultore. Ma Marianna Kommissariova ribatte: "Saremmo dovuti andare a vivere a San Pietroburgo. Lì i nostri amici stanno meglio"
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KIEV -  "Guarda che loro sono un passo avanti", dice Emanuele Volpe, il supermanager dell'innovazione tecnologica. Sotto le Alpi, l'Ucraina è "il Paese delle badanti, dei poveri e delle belle ragazze. Ma non abbiamo capito niente: sono la tecnologia e il digitale, l'arte e il lavoro. E sono i giovani, quelli che dicono "sì" e non "sì ma"". Sono le risorse naturali che giacciono sotto la neve, gli infiniti campi di grano, l'information technology che sforna esperti ricercati in tutto il mondo. È l'internet praticamente gratis che vola.

Eccola, l'Ucraina che Putin vuole riprendersi. Emanuele Volpe qui inventa e rinnova. L'oligarca più ricco, Rinat Akhmetov - signore dell'energia e di Donetsk, la città occupata dai filorussi - gli ha assegnato l'incarico di pensare e trasformare. Futuro verde, e addio carbone. Ex capo azienda Enel, ora timona l'innovazione della…

KIEV -  "Guarda che loro sono un passo avanti", dice Emanuele Volpe, il supermanager dell'innovazione tecnologica. Sotto le Alpi, l'Ucraina è "il Paese delle badanti, dei poveri e delle belle ragazze. Ma non abbiamo capito niente: sono la tecnologia e il digitale, l'arte e il lavoro. E sono i giovani, quelli che dicono "sì" e non "sì ma"". Sono le risorse naturali che giacciono sotto la neve, gli infiniti campi di grano, l'information technology che sforna esperti ricercati in tutto il mondo. È l'internet praticamente gratis che vola.

Eccola, l'Ucraina che Putin vuole riprendersi. Emanuele Volpe qui inventa e rinnova. L'oligarca più ricco, Rinat Akhmetov - signore dell'energia e di Donetsk, la città occupata dai filorussi - gli ha assegnato l'incarico di pensare e trasformare. Futuro verde, e addio carbone. Ex capo azienda Enel, ora timona l'innovazione della Dtek, l'Enel ucraina: "Il figlio di Akhmetov mi ha voluto conoscere. Mi ha chiamato a Londra, ufficio megagalattico: cosa pensa di fare per noi? Ha preso appunti, può avere venti segretarie ma lo ha fatto personalmente, sulla sua agenda. In Italia avrei parlato con direttori, vicedirettori, consiglieri. Ok, interessante, buon lavoro, ha detto".

In vacanza a Bari, la scorsa estate, Marta Kuka e Marina Matiushko erano davanti alla cassiera del supermercato: "Porgo il telefonino per pagare come facciamo tutti, in Ucraina - racconta Marta - e mi guarda come fossi un'aliena". A Kiev non le usa più nessuno, le carte di credito plastificate che ingrassano il portafogli. "Le abbiamo digitalizzate sul cellulare - dice Evgenija Bernatska, 20 anni, studentessa e assistente parlamentare - insieme all'app "Dia", in cui abbiamo il passaporto, i documenti e i certificati ufficiali. Anche il green pass, naturalmente". Ci puoi volare, col telefonino: non serve altro.

"Io sono nato nel 1960. L'Unione sovietica l'ho vissuta. Vuoi sapere com'era? Una merda. Eravamo il fratello minore, i russi ci hanno imposto persino la lingua. Quel sistema faceva schifo", dice Oleg Pinchuk nel suo attico, 400 metri quadrati di animali misteriosi con le corna. È uno scultore celebre, sempre in viaggio. "Qui sono con Bill Clinton, qui con Elton John. Hanno comprato mie opere. Qui invece, guarda: sono con Putin e Medvedev. Ho amici a Mosca e San Pietroburgo, mia moglie è russa, sua madre vive là: ma questo Paese fa parte della famiglia europea, è sviluppato, libero, democratico. La propaganda dice che siamo fascisti: no, siamo patrioti. Pronti a difendere i nostri diritti, il futuro e la famiglia. Vuoi vedere il fucile? Eccolo qui".

Però mica è tutto liscio e semplice, qui i buoni e lì i cattivi. "Ogni tanto mio marito Sergej e io ne parliamo - dice Marianna Kommissariova - e lui dice che avremmo dovuto scegliere San Pietroburgo. È russo, io ucraina. I nostri amici di San Pietroburgo stanno meglio di noi". La corruzione è un disastro, la giustizia incerta, i capitali oscuri. Accanto alle banche tradizionali aprono quelle specializzate in criptovalute. C'è chi le preferisce: nessun vincolo, nessuna traccia. Gli oligarchi? "Ci sono anche in Italia, li chiamiamo poteri forti", tagliano corto fonti diplomatiche.

Certo con la sciabola della politica non si dividono i popoli senza ferirli a morte. "Mia mamma Ludmila è russa - dice Alona Fedchyshyna, 27 anni - e vive in Crimea, a Sinferopoli. Quando vado a trovarla, nonna Raisa dice che sono nazionalista: siete tutti fascisti, dice, ci volete morti! Ma quando vado a trovare papà Aleksandr, che è separato da mamma ed è per metà ucraino e per metà polacco, nonna Tatiana e le zie dicono che sono filorussa, che sono separatista. È dura. Durissima".

Indietro non si torna più, ma avanti che cosa c'è? "Vogliamo tutti libertà e indipendenza. C'è chi vuole avere ottime relazioni con i russi - dice ancora Evgenija la studentessa - e chi chiede l'equidistanza con la Nato e l'Europa; ma l'Unione sovietica, no grazie". Troppa neve ha sepolto questo Paese che ha risorse per volare e invece stenta. "Se Putin vuole distruggere tutto e farci diventare un deserto, può farlo. Ma non può pensare di creare qui un'altra Bielorussia", dice Maksim Strikha, ex ministro, intellettuale e docente di Fisica teorica all'Università di Kiev. Ha tradotto in ucraino Tasso e Dante, e le opere di Donizetti e Pergolesi: "Siamo uno dei pochi Paesi in cui puoi ascoltare l'Opera in lingua locale, apprezzando musica e poetica".

Al museo si fa diligentemente la coda: trentasette persone sotto la neve, oggi davanti al Punchuk Art Centre di Kiev (un oligarca mecenate, omonimo dello scultore), per il "Future generation art prize". Poche centinaia di metri più in là si è appena spento il glamour della settimana della moda. "La natura, la ricchezza delle nostre antiche tradizioni, la cultura, le scienze e l'umanesimo in cui siamo capofila: non vogliamo avere più niente a che fare con la cultura russa, noi siamo parte di quella europea. Trattateci da nazione europea", dice Strikha.