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Ucraina, una provocazione e poi l’offensiva: ecco il piano segreto di Mosca

(ansa)

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I servizi statunitensi hanno intercettato le conversazioni tra generali russi: una volta creato il pretesto, l’attacco partirebbe mercoledì o giovedì. Ma non è escluso che si tratti di disinformazione per confondere gli avversari
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NEW YORK - Come prima cosa la provocazione, probabilmente un falso attacco contro i filo-russi nel Donbass, costruito ad arte dai servizi di Mosca per avere un pretesto. Poi l'offensiva per rispondere, da lanciare tra mercoledì o giovedì, con due possibili direttive: un'operazione devastante, ma limitata nel tempo, oppure l'occupazione di lungo termine a Kiev.

Sono i piani del Cremlino per invadere l'Ucraina, la "pistola fumante" che l'intelligence occidentale ha intercettato. Il presidente statunitense Joe Biden li ha rinfacciati al leader del Cremlino Vladimir Putin nella telefonata di ieri, sperando di convincerlo a fermarsi, anche perché altrimenti gli alleati sono uniti nella determinazione di fare pagare alla Russia il prezzo più alto che abbia mai visto finora.

NEW YORK - Come prima cosa la provocazione, probabilmente un falso attacco contro i filo-russi nel Donbass, costruito ad arte dai servizi di Mosca per avere un pretesto. Poi l'offensiva per rispondere, da lanciare tra mercoledì o giovedì, con due possibili direttive: un'operazione devastante, ma limitata nel tempo, oppure l'occupazione di lungo termine a Kiev.

Sono i piani del Cremlino per invadere l'Ucraina, la "pistola fumante" che l'intelligence occidentale ha intercettato. Il presidente statunitense Joe Biden li ha rinfacciati al leader del Cremlino Vladimir Putin nella telefonata di ieri, sperando di convincerlo a fermarsi, anche perché altrimenti gli alleati sono uniti nella determinazione di fare pagare alla Russia il prezzo più alto che abbia mai visto finora.

Secondo autorevoli fonti di intelligence alleate, l'escalation militare russa negli ultimi giorni è stata molto intensa. Davanti ai confini ucraini, lungo l'intero dispositivo che accerchia il paese dalla Bielorussia fino alla Crimea, sono schierati al momento 95 Gruppi tattici di battaglione (Btg).

In genere in queste regioni sono stanziati stabilmente 30 battaglioni e quindi c'è stato un incremento di oltre due terzi. Entro domani è previsto che ne arrivino altri 17, avvicinando il totale ai 120 Btg che Putin considera la soglia critica necessaria per lanciare l'attacco. Tra 100 e 110mila uomini, pronti a invadere.

Tutto questo è già provato dalle foto satellitari, ma la "pistola fumante" su cui hanno messo mano i servizi occidentali è l'intercettazione di conversazioni avvenute tra gli alti comandi russi, in cui si discutono i dettagli del piano.

I media americani considerano la possibilità che si tratti di disinformazione diffusa apposta dal Cremlino per confondere gli avversari, ma nessuno dubita che le comunicazioni siano avvenute e siano state registrate. L'ordine per l'attacco non è ancora stato dato, ma potrebbe arrivare in queste ore perché sono previsti i vertici militari.

Il primo passo sarebbe un'operazione false flag da condurre martedì. Probabilmente un finto attacco contro i filo-russi nel Donbass, messo in scena in realtà dai servizi di Mosca, per costruire il pretesto con cui poi giustificare la punizione. Non a caso, nella regione separatista è avvenuto un concentramento di mezzi corazzati mai visto dall'occupazione dell'Ucraina nel 2014.

Una volta creata la scusa, l'attacco partirebbe mercoledì o giovedì, probabilmente dal Nord sfruttando le esercitazioni in corso in Bielorussia, con due scenari prevalenti. Il primo, quello considerato più probabile, è la "terra bruciata". Una dimostrazione di forza militare soverchiante, condotta in formato ibrido, che infliggerebbe danni devastanti fino alle porte di Kiev, ma sarebbe poi seguita dall'immediato ritiro delle truppe entro i confini russi. Ciò consentirebbe a Putin di dimostrare che nessuno può scherzare con Mosca, tenendosi però al riparo dall'accusa di aver conquistato il Paese. Così dividerebbe gli occidentali sull'entità della loro risposta a un'operazione limitata, evitando i rischi dell'occupazione prolungata e della guerriglia.

Il secondo scenario invece sarebbe la marcia su Kiev, per insediare un governo fantoccio. C'è anche una terza ipotesi, quella dell'incidente nei cieli della Lituania, ossia una violazione dello spazio aereo a cui la Nato sarebbe obbligata a rispondere. L'intelligence lo considera lo scenario più remoto, perché avrebbe conseguenze catastrofiche, che potrebbero davvero scatenare una guerra mondiale.

Ufficialmente Kiev invita a evitare gli allarmismi, ma in realtà teme l'invasione e sta considerando concessioni sull'applicazione degli Accordi di Minsk per evitarla. Non è detto però che basti a Putin, perché ha chiesto la revisione dell'intera architettura della sicurezza in Europa. La seconda sessione degli incontri col formato Normandia avvenuta a Berlino il 10 febbraio non ha dato risultati e Mosca chiede che la discussione riprenda nel Gruppo Trilaterale di Contatto, di cui fanno parte Russia, Ucraina e Osce.

Putin potrebbe ritirarsi solo se ottenesse qualcosa di molto significativo dal negoziato, altrimenti dovrà dare sfogo all'apparato militare, presentandosi però come l'aggredito ed evitando l'accusa di cambiare i confini con la forza. Intanto Il 9 febbraio il Consiglio Atlantico ha approvato le risposte preventive, decidendo lo schieramento in Ungheria di 4 battaglioni della Forza di reazione rapida, di cui uno italiano.

La telefonata di ieri è stata chiesta da Biden proprio per affrontare Putin con le informazioni sui suoi piani. Aveva un carattere ultimativo, per avvertirlo che l'Occidente non bluffa e convincerlo a fermarsi, offrendo una via d'uscita diplomatica. Altrimenti scatteranno sanzioni disegnate per mettere la Russia in ginocchio.