La corsa di Pechino per strappare all’Italia il record di siti Unesco
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - La “gara”, se così vogliamo chiamarla, era finita con il sorpasso italiano: Roma 58-Pechino 56. I Giochi invernali che si stanno svolgendo in questi giorni nella capitale cinese non c’entrano nulla. Parliamo dei siti patrimonio dell’umanità. Per provare, chissà, a recuperare lo svantaggio e a riavvicinarsi al pareggio, ora Pechino accelera, spingendo per far entrare l’asse centrale della città - e gli edifici storici che lo circondano - tra le meraviglie del mondo: 7,8 chilometri che sono stati il cuore della Pechino imperiale - la linea che divide la città risalente alle dinastie Yuan, Ming e Qing - e che sono oggi l’arteria centrale della capitale odierna, da Yongdingmen (la Porta dell’Eternità) a sud fino alle Torri del Tamburo e della Campana a nord, passando per Piazza Tienanmen, la Città Proibita e Jingshan, la “Collina del Carbone" la cui costruzione risale 13° se…
PECHINO - La “gara”, se così vogliamo chiamarla, era finita con il sorpasso italiano: Roma 58-Pechino 56. I Giochi invernali che si stanno svolgendo in questi giorni nella capitale cinese non c’entrano nulla. Parliamo dei siti patrimonio dell’umanità. Per provare, chissà, a recuperare lo svantaggio e a riavvicinarsi al pareggio, ora Pechino accelera, spingendo per far entrare l’asse centrale della città - e gli edifici storici che lo circondano - tra le meraviglie del mondo: 7,8 chilometri che sono stati il cuore della Pechino imperiale - la linea che divide la città risalente alle dinastie Yuan, Ming e Qing - e che sono oggi l’arteria centrale della capitale odierna, da Yongdingmen (la Porta dell’Eternità) a sud fino alle Torri del Tamburo e della Campana a nord, passando per Piazza Tienanmen, la Città Proibita e Jingshan, la “Collina del Carbone" la cui costruzione risale 13° secolo, voluta da Kublai Khan.
L’asse centrale venne iscritto per la prima volta nella Tentative List dell’Unesco (la Lista propositiva) nel 2013. Da quel momento serve un iter, lungo e complesso, che poi si trasforma in una candidatura vera e propria. Quella che adesso i media cinesi dicono essere arrivata “nella fase finale”. “La nostra bozza di candidatura è stata presentata per essere sottoposta a revisione ben prima del previsto”, ha annunciato oggi all’agenzia Xinhua Liu Hongchang, il portavoce dell’ufficio per il patrimonio culturale di Pechino. La scorsa estate infatti la data entro la quale la zona avrebbe raggiunto tutti i requisiti necessari era stata fissata al 2030. Uno sprint non da poco. Grazie anche al piano triennale di restauro e tutela dell’area, irrobustito l’anno scorso con altri 48 progetti di protezione e conservazione, portato avanti pure facendo sloggiare qualche negozio e residente della zona.
L’impianto della città nel suo complesso si è modificato più volte nell’ultimo secolo: dalla rivolta dei Boxer alla caduta dell’impero e la nascita della repubblica fino all’arrivo al potere dei comunisti di Mao nel ’49. Una politica urbana che molto spesso non ha preservato l’antico tessuto residenziale. Basti pensare agli hutong della parte vecchia con le loro case a corte: se ne contavano 3mila negli anni Cinquanta, scesi a 1500 nei primi anni Duemila e da allora altre centinaia ne sono scomparsi. Oggi, comunque, pur tra alcune ambiguità, la politica della conservazione sembra essere tornata ad avere un ruolo più centrale.
La scorsa estate, a Fuzhou, ai nastri di partenza della 44esima riunione del Comitato dell’Unesco, Italia e Cina si presentavano appaiate: 55 siti a testa. Il Dragone aumentò il suo bottino, arrivando a 56: a ottenere il bollino Unesco fu l’antica città portuale di Quanzhou, “l’emporio del mondo” durante le dinastie Song (960-1279) e Yuan (1271-1368), il più grande porto commerciale lungo la Via della Seta marittima che rivaleggiava con Alessandria d’Egitto: la “grandissima e nobile città”, come la definì l’esploratore veneziano Marco Polo. Per l’Italia, invece, i riconoscimenti furono ben tre: i cicli pittorici del Trecento a Padova, Montecatini Terme e i portici di Bologna. Risultato finale: 58-56.
Per Roma e Pechino parlare di rivalità è sbagliato. Anzi, i progetti di cooperazione culturale e gli eventi per preservare l’immenso patrimonio tra i due Paesi sono cresciuti negli ultimi anni. Il 2022 sarà poi l’anno della cultura e del turismo Italia-Cina dove sono previsti proprio gemellaggi tra i siti patrimonio Unesco.
Pechino, comprensibilmente, non sta però a guardare e accelera. Per sperare, almeno, di tornare a pareggiare i conti.