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James Woolsey: “Per evitare la guerra, si deve aiutare Putin a salvare la faccia”

Intervista all'ex direttore della Cia: "Il leader russo è finito in un vicolo cieco: dobbiamo creargli una via di fuga restando uniti e rinviando l’ingresso di Kiev nella Nato"
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NEW YORK - La via d’uscita è molto stretta, ma secondo l’ex direttore della Cia James Woolsey esiste la possibilità di evitare un bagno di sangue: «Putin si è cacciato in un vicolo cieco, però noi dobbiamo aiutarlo a venirne fuori. Per riuscirci servono due cose: primo, l’alleanza occidentale deve restare molto unita nel minacciare le conseguenze più dure possibili in caso di invasione; secondo, possiamo offrire una soluzione che gli consenta di salvare la faccia, senza chiudere ufficialmente la porta all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, ma rinviandolo a tempo indeterminato».
Ieri il ministro degli Esteri Lavrov ha detto a Putin che la diplomazia può ancora risolvere la crisi: come?
«Il capo del Cremlino ha la reputazione di essere un duro che non bluffa, ma stavolta si è cacciato davvero nei guai: o attacca, con conseguenze disastrose sul piano economico…
 
NEW YORK - La via d’uscita è molto stretta, ma secondo l’ex direttore della Cia James Woolsey esiste la possibilità di evitare un bagno di sangue: «Putin si è cacciato in un vicolo cieco, però noi dobbiamo aiutarlo a venirne fuori. Per riuscirci servono due cose: primo, l’alleanza occidentale deve restare molto unita nel minacciare le conseguenze più dure possibili in caso di invasione; secondo, possiamo offrire una soluzione che gli consenta di salvare la faccia, senza chiudere ufficialmente la porta all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, ma rinviandolo a tempo indeterminato».
Ieri il ministro degli Esteri Lavrov ha detto a Putin che la diplomazia può ancora risolvere la crisi: come?
«Il capo del Cremlino ha la reputazione di essere un duro che non bluffa, ma stavolta si è cacciato davvero nei guai: o attacca, con conseguenze disastrose sul piano economico, ma anche militare; oppure indietreggia, perdendo la faccia. La prima cosa che deve fare la Nato è restare estremamente ferma, affermando che le conseguenze dell’invasione sarebbero davvero devastanti per l’economia, fino al punto di bloccare il sistema bancario russo, impedire l’accesso al sistema Swift, e paralizzare il Paese».
 
Perché?
«Ho passato almeno vent’anni della mia vita a negoziare con i russi, e ho imparato che non rispondono mai alla debolezza. Quindi bisogna usare la massima durezza possibile, per mettere Putin in condizione di indietreggiare».
 
Perché si è infilato in questo vicolo cieco?
«È sorprendente. Lui è duro, ma anche scaltro, però questa crisi è stata tutto tranne che scaltra. Non so come possa uscirne senza apparire debole, cioè l’ultima cosa che vuole. Ora però noi dobbiamo stare attenti a non cacciarci a nostra volta in un vicolo cieco. Esseri duri non basta, ma essere deboli è letale. Quindi dobbiamo restare fermi e uniti, dandogli il modo di salvare la faccia».
 
Dicendo che l’ingresso dell’Ucraina nella Nato non è in agenda?
«Qualcosa del genere, si tratta di trovare il linguaggio giusto. Non dobbiamo cedere, ma offrire una soluzione di lungo termine che lui possa vantare, anche se in realtà non gli consentirà di dominare il gioco come vorrebbe».
 
Lui ha chiesto di cambiare l’intera architettura della sicurezza europea: ci crede davvero, o bluffa?
«Non lo so, ma comunque noi non dobbiamo affrettare le cose, rendendo inevitabile l’invasione. Lasciamogli pure dire che vuole risposte immediate, però intanto facciamo dialogare i diplomatici».
 
Quale potrebbe essere lo scenario peggiore?
«Ce ne sono molti, oltre all’attacco di terra. Mosca sarebbe anche in grado di provocare una Pearl Harbor elettromagnetica, facendo esplodere un ordigno atomico per generare un impulso capace di far saltare il nostro sistema elettrico».
 
Le converrebbe?
«Non condurrebbe l’attacco direttamente, ma farebbe un’operazione “false flag”, per poi scaricare la colpa su altri. Potrebbero usare un gruppo terroristico, uno stato canaglia tipo la Bielorussia, o magari fingere che sono stati gli ucraini. I russi sono specialisti dell’inganno, dall’epoca di Pietro il Grande».
 
È possibile che il vero obiettivo sia una guerra ibrida di lungo termine, per destabilizzare l’Ucraina e piegarla, senza far scattare le sanzioni occidentali? 
«Quella è già in corso da parecchio, ma per quanto sia dolorosa per Kiev, a noi conviene guadagnare tempo. Non diremo che l’Ucraina non entrerà mai nella Nato, ma ritarderemo di 3, 4, 5 anni, il necessario affinché la situazione diventi più positiva a Mosca».
 
Avendo schierato 130.000 soldati, Putin adesso non è costretto ad usarli in qualche maniera?
«No. Però dobbiamo mostrare abbastanza durezza e flessibilità, perché preferisca l’azione diplomatica a quella militare».
 
Gli europei, a cominciare da Germania e Francia, sono stati troppo deboli?
«Posso capire che abbiano qualche dubbio sulla leadership americana, ma Biden potrebbe cavarsela. Comunque sia, non abbiamo un altro negoziatore, e quindi tutti gli alleati, Italia inclusa, devono lavorare collettivamente insieme al presidente».
 
Come giudica la guerra delle rivelazioni di intelligence, adottata da Washington per svelare in anticipo le mosse di Mosca?
«È stata giusta, la condivido. Storicamente le nostre informazioni sulla Russia sono sempre state solide, e credo che lo siano anche stavolta. Ciò ci offre la flessibilità necessaria a gestire le crisi meglio di loro».