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(agf)

Ricerca in Francia sulle nuove generazioni: tra i giovani è mal di politica: "Né destra né sinistra, non ci interessa".

I risultati dello studio di Olivier Galland e Marc Lazar su 8 mila persone tra i 18 e i 24 anni. Il 64% dice di non sentirsi vicino ad alcun partito. Gli autori avvertono: "Niente generalizzazioni, ma riflettiamo: solo per il 51% è molto importante vivere in una democrazia"
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PARIGI - Votano a fatica, si interessano poco o per niente alla politica, hanno dubbi sulla democrazia, ma guai a cedere a generalizzazioni. Ci sono tante gioventù quanti giovani, avvertono il sociologo Olivier Galland, direttore di ricerca al Cnrs, e il politologo Marc Lazar, professore a Sciences Po e alla Luiss. La loro ricerca “Jeunesse plurielle”, appena pubblicata dall'Institut Montaigne, offre una fotografia preziosa per capire i nuovi ragazzi francesi. I due autori hanno lavorato su un sondaggio realizzato su vasta scala da Harris Interactive - il campione è di ottomila giovani tra i 18 e i 24 anni - passando al setaccio un ampio spettro di preoccupazioni politiche e sociali, dal genere al razzismo, dall’istruzione al lavoro, mettendole a confronto con quelle delle altre generazioni, i “baby boomers”, ovvero gli ultrasessantenni, e i “genitori”, la classe che in questo momento è nel pieno della vita attiva.&nbs…

PARIGI - Votano a fatica, si interessano poco o per niente alla politica, hanno dubbi sulla democrazia, ma guai a cedere a generalizzazioni. Ci sono tante gioventù quanti giovani, avvertono il sociologo Olivier Galland, direttore di ricerca al Cnrs, e il politologo Marc Lazar, professore a Sciences Po e alla Luiss. La loro ricerca “Jeunesse plurielle”, appena pubblicata dall'Institut Montaigne, offre una fotografia preziosa per capire i nuovi ragazzi francesi. I due autori hanno lavorato su un sondaggio realizzato su vasta scala da Harris Interactive - il campione è di ottomila giovani tra i 18 e i 24 anni - passando al setaccio un ampio spettro di preoccupazioni politiche e sociali, dal genere al razzismo, dall’istruzione al lavoro, mettendole a confronto con quelle delle altre generazioni, i “baby boomers”, ovvero gli ultrasessantenni, e i “genitori”, la classe che in questo momento è nel pieno della vita attiva. 

E si capisce subito che la generazione che si affaccia nell'età adulta è portatrice di molte novità, a cominciare dal rapporto alla politica. Il 64% dei giovani francesi interrogati infatti non si sente vicino a nessun partito o non si identifica neanche nella contrapposizione tra destra e sinistra, una percentuale che è quasi il doppio rispetto ai “baby boomers”. “Succede sia per ignoranza o disinteresse, e forse anche per rifiuto” spiega Galland. Metà degli intervistati non sa indicare un partito di riferimento perché non conosce abbastanza le varie formazioni (36%) o non vede rappresentate le proprie idee (19%).  Nonostante l'ecologia sia una priorità, solo un ragazzo su dieci dichiara di sentirsi vicino al partito ambientalista Europe Ecologie-Les Verts. 

“Questa generazione è afflitta da un profondo malessere democratico su cui i politici farebbero bene ad aprire gli occhi” osserva Lazar che allerta anche sul rapporto con le istituzioni, non più scontato. Una netta maggioranza di giovani francesi si sente scarsamente rappresentato nel Parlamento e ritiene che i leader politici siano corrotti. Solo il 51% considera "molto importante" vivere in un paese governato democraticamente. Uun altro dato allarmante è quello sulla tolleranza della violenza politica: quasi metà del campione trova "comprensibile" una protesta aggressiva nei confronti dei rappresentanti eletti e un giovane su cinque trova accettabili gli atti di devastazione nello spazio pubblico, come quelle che si sono viste durante le manifestazioni dei gilet gialli. 

Anche nella relazione al mondo politico il plurale è d'obbligo. Galland e Lazar hanno identificato quattro categorie: i “democratici protestatari” (39%), i “disimpegnati” (26%), i “ribelli” (22%) e gli “integrati trasgressivi” (13%). Al contrario dei “disimpegnati”, spesso cresciuti nelle zone rurali e famiglie di classi medio-basse, che sono refrattari al voto e non si sentono coinvolti dal dibattito politico, i “democratici protestari”, venuti da classi istruite medio-alte, sono i più impegnati nella politica, rimangono fedeli al modello democratico, condannano la violenza politica ma non si accontentano solo di esercitare il diritto di voto per affermare le loro battaglie, e sono alla ricerca di altre modalità. C'è poi quasi metà dei giovani che ha una visione radicale: i “ribelli”, che sognano un cambio rivoluzionario della società e sono pronti a giustificare la violenza politica per raggiungere questo obiettivo. Come anche gli “integrati trasgressivi” che godono di una situazione economica meno precaria dei “ribelli” ma sono comunque tentati da una contestazione dura e talvolta violenta. 

Nonostante alcune difficoltà amplificate dalla pandemia, dall'inserimento nel mondo professionale alla socializzazione, la ricerca di Galland e Lazar non presenta un quadro allarmante sul benessere dei giovani. “La maggioranza dei francesi si sente felice ed è ottimista sul suo futuro individuale, meno su quello della Francia” spiega il sociologo Galland. Uno dei dati più sorprendenti, secondo il politologo Lazar, riguarda le ragazze che sono in prima linea in molte questioni politiche e sociali e sono anche molto sensibili ai temi della violenza sessuale. Nel sondaggio il 28% delle intervistate ha dichiarato di essere stata vittima di violenze di genere, senza meglio precisare quali. Il 60% crede che le differenze di genere siano prodotte dalla società e non dalla nascita, il doppio rispetto a madri e nonne. Le giovani francesi sono una forza trainante nelle trasformazione sociali e nelle nuove tendenze politiche, osservano gli autori della ricerca. “Queste giovani ragazze - osserva Lazar - rappresentano un vero potenziale democratico ma non si riconoscono nelle attuali strutture sociali e politiche, forse perché sono ancora troppo maschili”. 

La ricerca “Jeunesse Plurielle” smentisce anche il cliché secondo cui una maggioranza di giovani francesi si sia convertita al “wokismo”, cioè ad un'estrema sensibilità alle questioni di identità, razza, eredità coloniale. Solo l'11% degli intervistati, rivela il sondaggio, è completamente d'accordo con l’affermazione "Le società con un passato coloniale, come la Francia, sono state e rimangono razziste". Gli autori confermano però che una maggioranza dei giovani di origine straniera, e in particolare quelli musulmani, sono convinti che la Francia sia ancora un paese razzista, e si sentono vittime di discriminazioni sul lavoro o nel rapporto con le forze dell'ordine. In controluce, la ricerca di Galland e Lazar evidenzia tutti i limiti del sistema educativo francese che non riesce più a realizzare l'integrazione necessaria. Un altro tema su cui i candidati alla presidenziale dovrebbero riflettere, e in fretta.