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Emirati, il capo dell'antiriciclaggio: "Lavoriamo per bloccare i flussi di denaro illecito ad Abu Dhabi e Dubai"

Emirati, il capo dell'antiriciclaggio: "Lavoriamo per bloccare i flussi di denaro illecito ad Abu Dhabi e Dubai"
Parla Hamid Al Zaabi, lo "zar anti-riciclaggio" e anti-terrorismo degli Emirati, che ha incontrato i capi del ministero della Giustizia per chiudere l'accordo su un nuovo trattato di estradizione e per la cooperazione giudiziaria
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ROMA - "I nostri sforzi per combattere il riciclaggio, il finanziamento del terrorismo, qualsiasi forma di criminalità finanziaria sono continui, sono inseriti in una road map che le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di costruire lavorando innanzitutto sul coordinamento delle nostre stesse istituzioni. E con l'Italia stiamo facendo dei passi in avanti sulla strada di una collaborazione totale".

Hamid Al Zaabi, capo di quello che ad Abu Dhabi ormai è noto solo con la sigla "Ex-Off", è lo "zar anti-riciclaggio" e anti-terrorismo degli Emirati. La federazione di emirati arabi ormai da anni veniva utilizzata da criminali finanziari per nascondere le loro attività. E dai sostenitori di vari gruppi terroristi islamici come piattaforma di transito per i fondi diretti a questi gruppi.
Al Zaabi ha un rango di ministro: è stato due giorni in Italia, ha incontrato le istituzioni finanziarie e le polizie italiane. Ma soprattutto ha incontrato i capi del ministero della Giustizia con cui ha finalizzato un accordo importante: "L'8 marzo la vostra ministra verrà ad Abu Dhabi, il governo italiano e quello degli Eau firmeranno un nuovo trattato di estradizione e per la cooperazione giudiziaria. La collaborazione fra Emirati ed Italia in questa maniera raggiungerà un livello senza precedenti".

Ministro Al Zaabi, lei è stato nominato da un anno alla guida di questo nuovo "Executive Office of Anti-money Laundering and Counter Terrorism Financing". Che cosa è questo ente, una nuova polizia?
"Non è un nuovo organismo simile ad altri che già esistono: è un organismo che ha il compito di coordinare il lavoro dei vari enti di polizia, di intelligence, giudiziari; di armonizzare i comportamenti fra i 7 emirati che compongono la nostra federazione. E di armonizzare la nostra legislazione a quella internazionale, ma soprattutto permetterci di reagire in sintonia con gli organismi internazionali e con le richieste dei governi stranieri".

Il suo "Ex-Off" è nato nell'anno di presidenza italiana del G20. Anche per questo in questi mesi la collaborazione con l'Italia è stata così intensa?
"Si certo, abbiamo seguito intensamente il dibattito nel G20 su questi temi, e in questo modo abbiamo rafforzato anche la cooperazione bilaterale con il governo italiano, che vogliamo migliorare sempre di più".

Negli Emirati è stato messo agli arresti un famoso latitante italiano, Raffaele Imperiale, accusato di essere un "manager della camorra", il più grande narcotrafficante italiano di cocaina. Questa collaborazione rinnovata fra Italia ed Emirati porterà alla sua estradizione?
"Non parlo di singoli casi e non li trattiamo noi, ma le nostre rispettive istituzioni giudiziarie. Ma il nostro intento è di armonizzare le nostre leggi e le nostre procedure con la legislazione internazionale e con le modalità di collaborazione giudiziaria. Anche con l'Italia".

La "Financial Action Task Force" (Fatf), l'organismo internazionale contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, ha detto che "gli Emirati hanno migliorato significativamente la rete regolatoria, ma ha anche aggiunto che centri finanziari così importanti come Abu Dhabi e Dubai devono "prendere azioni decise per bloccare i flussi di finanzia criminale che comunque riescono ad attrarre". Cosa significa?
"Significa che dobbiamo fare quello che stiamo facendo: armonizzare la nostra regolamentazione con quella internazionale, indicare pratiche e comportamenti coerenti alle nostre amministrazioni e alle autorità dei nostri emirati. La lotta ai traffici finanziari è qualcosa di vitale per la nostra federazione, ci siamo attrezzati per combatterla e lo facciamo".

Può farci degli esempi concreti? Criminali individuati? Nuove modalità scoperte dai vostri funzionari?
"Abbiamo fatto una grossa operazione sul riciclaggio per esempio dal Regno Unito ad Abu Dhabi, o da altri Paesi non associati di solito a questo tipo di traffici. Abbiamo investigazioni in corso su traffici di riciclaggio verso gli Stati Uniti. Ma a parte i casi specifici, vorrei ricordare che in pochi mesi il coordinamento fra polizia, intelligence, magistratura, aziende private ed enti finanziari del nostro Paese ha fatto dei passi avanti da gigante. In un mondo sempre più senza confini, la finanza ha ancora meno limiti e controlli. Ma noi dobbiamo essere capaci di individuare i percorsi del crimine e del terrorismo. Pensiamo solo al mondo delle cryptomonete, ai Bitcoin. Molti schemi criminali includono l'utilizzo di questi strumenti. Noi siamo al lavoro".