Gli Usa accusano: jet russi nel Mediterraneo troppo vicini ai nostri aerei
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoC'è un solo fronte della crisi ucraina in cui russi e americani sono in contatto diretto: il Mediterraneo, che in questi giorni pullula di velivoli e navi delle due nazioni. Sono incontri spesso troppo ravvicinati, che nei giorni scorsi hanno avuto momenti di grande tensione. Secondo il Pentagono infatti l'incidente è stato rischiato almeno tre volte, quando aerei di Mosca hanno letteralmente sfiorato i ricognitori statunitensi. In uno di questi "duelli" i jet russi sarebbero passati a pochissimi metri dal velivolo americano. "Sebbene nessuno sia stato colpito, interazioni come queste potrebbero determinare errori e confusioni in grado di provocare effetti molto pericolosi", ha dichiarato il capitano americano Mike Kafka: "Abbiamo trasmesso le nostre preoccupazioni attraverso i canali diplomatici. Gli Stati Uniti continueranno ad operare con professionalità, sicurezza e nel rispetto delle regole internazionali. Ci aspettiamo che la…
C'è un solo fronte della crisi ucraina in cui russi e americani sono in contatto diretto: il Mediterraneo, che in questi giorni pullula di velivoli e navi delle due nazioni. Sono incontri spesso troppo ravvicinati, che nei giorni scorsi hanno avuto momenti di grande tensione. Secondo il Pentagono infatti l'incidente è stato rischiato almeno tre volte, quando aerei di Mosca hanno letteralmente sfiorato i ricognitori statunitensi. In uno di questi "duelli" i jet russi sarebbero passati a pochissimi metri dal velivolo americano. "Sebbene nessuno sia stato colpito, interazioni come queste potrebbero determinare errori e confusioni in grado di provocare effetti molto pericolosi", ha dichiarato il capitano americano Mike Kafka: "Abbiamo trasmesso le nostre preoccupazioni attraverso i canali diplomatici. Gli Stati Uniti continueranno ad operare con professionalità, sicurezza e nel rispetto delle regole internazionali. Ci aspettiamo che la Russia faccia lo stesso".
Il settore caldo del Mediterraneo
Quelli presi di mira sono i Boeing P-8 Poseidon dell'Us Navy, stanziati nella base catanese di Sigonella. Si tratta di una versione del diffuso Boeing 737 di linea, modificata per dare la caccia ai sottomarini e per sorvegliare larghi tratti di mare: i suoi sensori elettronici gli permettono di tenere sotto controllo una zona molto vasta. Da mesi decollano dalla Sicilia e si spingono fino alla Crimea, tenendo d'occhio le attività della flotta di Mosca. Ma da quasi tre settimane anche il Mediterraneo è diventato un settore caldissimo, con una concentrazione senza precedenti di incrociatori, fregate e sottomarini russi. I Poseidon hanno concentrato i loro radar sui movimenti di queste unità e sul porto siriano di Tartous, il quartier generale russo affacciato su Cipro, strategico perché offre la possibilità di condizionare i traffici navali dal Canale di Suez ai Dardanelli.
Gli "incontri pericolosi" sarebbero tutti avvenuti nello scorso weekend. Non sono stati forniti dettagli sugli aerei russi, ma in questi giorni il Cremlino ha schierato sulla costa siriana il meglio della sua aviazione: trenta aerei; tra cui intercettori Sukhoi 35, caccia Mig 31 armati con missili ipersonici Kinzhal, bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22 M3.
La provocazione nei cieli siriani
Secondo la Cnn, una coppia di questi Tupolev sarebbe entrata assieme a un cargo sulla zona della Siria orientale dove si trova il contingente americano impegnato nella lotta all'Isis "senza dare un sufficiente preavviso". Due caccia F-16 e altri aerei della Coalizione anti-Daesh - forse Eurofighter britannici - sarebbero intervenuti, affiancando la formazione russa finché non si è allontanata. Sei ore dopo la manovra sarebbe stata ripetuta, con altri velivoli diretti verso l'area americana e un nuovo decollo rapido degli intercettori.
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Forse sono state queste provocazioni a spingere il Pentagono a muovere i "pesi massimi": i grandi bombardieri B-52, i veterani dei cieli e simbolo della potenza statunitense. Lunedì mattina una coppia di B-52 è partita dalla Gran Bretagna ed è entrata nel Mediterraneo senza sorvolare alcun Paese europeo. Poi uno dei bombardieri ha puntato dritto verso la base russa di Tartous, allontanandosi solo dopo avere toccato il limite dello spazio aereo siriano. L'aereo ha tenuto i segnalatori accesi, in modo che la sua missione fosse visibile. Probabilmente è stato protetto da una scorta di caccia. Di sicuro, nel viaggio di rientro è stato accompagnato da una squadriglia di intercettori israeliani F-15 Eagle.
Poi ieri la flotta russa ha iniziato le sue esercitazioni, con impiego di cannoni e missili. Il ministro della Difesa Sergey Shoigu, uno dei più fidati influenti consiglieri di Putin, le ha seguite personalmente, sorvolando le navi in elicottero: la testimonianza di quanto sia diventato importante il Mediterraneo nei disegni di potere del Cremlino.