Crisi Ucraina-Russia, a Roma i rappresentanti dei Paesi baltici: "Aumentare la deterrenza nei confronti di Mosca, l'Italia ci sostenga"
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroROMA - "Non abbiamo molta speranza sull'evoluzione di Vladimir Putin, in un cambiamento della politica della Russia nei confronti di tutti i Paesi nella regione. Ma adesso abbiamo più fiducia e convinzione nella solidarietà di Paesi alleati come l'Italia. Paradossalmente dobbiamo ringraziare Putin! Le sue azioni, le sue minacce non hanno fatto altro che rinsaldare l'alleanza dei Paesi europei, dei Paesi della Nato: di fronte al pericolo ci siamo uniti di più. E questi nostri incontri a Roma sono serviti a spiegare meglio a deputati e senatori italiani in quali condizioni di ricatto vivono le nostre 3 Repubbliche Baltiche. E hanno portato a noi la solidarietà del vostro Parlamento".
Sono stati in visita a Roma per tre giorni i presidenti della Commissioni esteri dei parlamenti nazionali di Estonia, Lituania e Lettonia. Marko Mihkelson (Estonia), Laima Liucija Andrikienè (Lituania) e Rihards Kols (Lettonia) hanno condiviso le lor…
ROMA - "Non abbiamo molta speranza sull'evoluzione di Vladimir Putin, in un cambiamento della politica della Russia nei confronti di tutti i Paesi nella regione. Ma adesso abbiamo più fiducia e convinzione nella solidarietà di Paesi alleati come l'Italia. Paradossalmente dobbiamo ringraziare Putin! Le sue azioni, le sue minacce non hanno fatto altro che rinsaldare l'alleanza dei Paesi europei, dei Paesi della Nato: di fronte al pericolo ci siamo uniti di più. E questi nostri incontri a Roma sono serviti a spiegare meglio a deputati e senatori italiani in quali condizioni di ricatto vivono le nostre 3 Repubbliche Baltiche. E hanno portato a noi la solidarietà del vostro Parlamento".
Sono stati in visita a Roma per tre giorni i presidenti della Commissioni esteri dei parlamenti nazionali di Estonia, Lituania e Lettonia. Marko Mihkelson (Estonia), Laima Liucija Andrikienè (Lituania) e Rihards Kols (Lettonia) hanno condiviso le loro valutazioni, le loro preoccupazioni con deputati e senatori italiani.
Arrivati in Italia su invito del presidente della Commissione esteri della Camera, Piero Fassino, ieri pomeriggio hanno avuto un lungo incontro con deputati e senatori italiani. I 3 presidenti parlano con Repubblica, e i loro pareri sono assolutamente condivisi e in sintonia, l'uno con l'altra.
"Il nostro viaggio era stato programmato dal presidente Fassino sin dal novembre scorso: si svolge adesso, in un momento cruciale, che però è servito a tutti quanti noi, baltici e italiani. Gli italiani forse hanno visto da vicino quali sono i pericoli che pone quest'atteggiamento aggressivo della Russia. Noi baltici abbiamo potuto confermare all'Italia che il suo ruolo importante all'interno della Nato per noi è decisivo. La presenza di truppe di terra, di unità dell'Aeronautica militare nei nostri Paesi oltre ad essere molto gradita dai nostri governi e da nostri popoli è anche un elemento di deterrenza che aiuterà la Russia a pensarvi due volte, ad evitare che le cose scivolino velocemente verso nuove azioni militari", dice il lettone Kols.
"Abbiamo molto parlato di deterrenza, ovvero delle azioni che dobbiamo mettere in piedi insieme per continuare a far capire alla Russia che non può avanzare con una politica di potenza come se fossimo in un altro secolo", dice la lituana Andrifienè: "Io sono sorpresa favorevolmente dall'atmosfera che si è creata con i colleghi italiani, questo ci conforta. Anche se devo dire che è stato Putin a rendere chiaro a tutti quale è la posizione della Russia, quella di chi per rivendicare diritti è pronta a muovere centinaia di carri armati e decine di migliaia di soldati. Abbiamo discusso di un altro settore che sta diventando un problema in più, quello della Bielorussia. La Russia ha mobilitato 30 mila soldati in quello Stato, ha schierato nuovi missili, creando una nuova situazione di minaccia, questa volta ancora più vicina a Paesi della Nato come sono i nostri".
Per Rihards Kols, presidente della Commissione esteri di Lettonia, "la superiorità militare della Russia nella regione è assoluta, quindi è vitale per noi, per tutti i Paesi Nato dell'Est, contare sul supporto concreto dei Paesi alleati che sono più distanti da questo teatro. Perché soltanto in questo modo la Russia forse sarebbe convinta ad evitare nuove avventure militari che esploderebbero nel cuore dell'Europa".
I parlamentari italiani - tutti - hanno mostrato una solidarietà che non mette in dubbio l'amicizia dell'Italia per la Russia, ma che condanna quella che deputati e senatori di Roma considerano "una chiara forzatura, una violazione degli impegni assunti da Mosca". Per gli altri, il presidente Piero Fassino sintetizza dicendo che "con i colleghi baltici abbiamo convenuto come la soluzione della crisi debba riaffermare la indipendenza e l'integrità territoriale dell'Ucraina, che non può essere sottoposta ad alcuna forma di limitazione della sua sovranità". Anche Fassino dice che "il primo passo essenziale dovrà essere la riduzione delle truppe russe schierate al confine ucraino. Come è altrettanto indispensabile che non si compiano atti che riacutizzino la crisi, come accadrebbe se la Russia riconoscesse unilateralmente l'indipendenza della autoproclamata separatista Repubblica del Donbass, come ha chiesto il parlamento di Mosca".
Tornando ai 3 presidenti baltici, il lettone Rihards Kols ha una preoccupazione: "Sarebbe uno sbaglio se si iniziasse a parlare subito di concessioni, il primo imperativo è che tutti rispettino la legge internazionale". I presidenti baltici dicono anche che nella discussione con i colleghi italiani hanno notato una cosa: "Ci sembra di cogliere che il tema dell'energia, dell'uso politico che la Russia può fare del gas, adesso è ben chiaro fra le priorità politiche dei nostri colleghi italiani. Per anni in Europa si è parlato di diversificazione, adesso molti capiscono quanto sia vitale e di quanto siamo in ritardo".
Quando chiediamo loro se non è però un errore ignorare per anni come è stato fatto le ragioni dei russi, evitare un dibattito libero sulle necessità di sicurezza di Mosca, la risposta si rifà alla storia: "La Nato si è allargata perché Paesi indipendenti progressivamente hanno ritenuto di doversi proteggere entrando nell'Alleanza. La Russia espande le sue alleanze con metodi violenti o subdoli, usando agenti segreti e mezzi, di fatto infiltrandosi prima e poi provando a conquistare nuovi spazi. Quindi capire le loro ragioni è difficile se non verifichiamo che loro modificano il loro modo di agire".