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Ucraina, in piazza a Roma la manifestazione per la pace

Il raduno è stato organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio per chiedere che i conflitti vengano risolti con il dialogo, mettendo da parte armi e guerre. Tanti giovani, diversi politici, ma niente bandiere di partito
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ROMA - "Where is the love", "Dov'è l'amore?", cantano centinaia di persone radunate a piazza Santi Apostoli, a Roma, per chiedere la pace contro ogni possibile escalation del conflitto in Ucraina. La canzone contro le guerre, l'odio e il razzismo dei Black Eyed Peas, gruppo musicale statunitense, è diventata la sigla ufficiale della manifestazione "No alla guerra, sì alla pace" organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio.

Tante le adesioni dal mondo politico. In piazza ci sono il sindaco della città, Roberto Gualtieri; il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani; il ministro del Lavoro, Andrea Orlando; il vicesegretario Pd Giuseppe Provenzano. Insieme a rappresentanti di Demos, Sinistra Civica ecologista, Cgil e Cisl. Ma per questa occasione nessuna bandiera di partito, il palco è al centro della piazza per ascoltare la testimonianza toccante di Edith Bruck, scrittrice sopravvissuta ai lage…

ROMA - "Where is the love", "Dov'è l'amore?", cantano centinaia di persone radunate a piazza Santi Apostoli, a Roma, per chiedere la pace contro ogni possibile escalation del conflitto in Ucraina. La canzone contro le guerre, l'odio e il razzismo dei Black Eyed Peas, gruppo musicale statunitense, è diventata la sigla ufficiale della manifestazione "No alla guerra, sì alla pace" organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio.

Tante le adesioni dal mondo politico. In piazza ci sono il sindaco della città, Roberto Gualtieri; il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani; il ministro del Lavoro, Andrea Orlando; il vicesegretario Pd Giuseppe Provenzano. Insieme a rappresentanti di Demos, Sinistra Civica ecologista, Cgil e Cisl. Ma per questa occasione nessuna bandiera di partito, il palco è al centro della piazza per ascoltare la testimonianza toccante di Edith Bruck, scrittrice sopravvissuta ai lager nazisti, la voce di Dawood Yousefi, rifugiato afghano in Italia, dell'attivista ucraina Svetlana Brovach e dei giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio.

"Basta concentrarsi solo su noi stessi"

"La pace è il futuro" recita lo striscione rosso appeso sul palco da questi ragazzi che per primi si sono mossi per organizzare l'iniziativa. Due giorni fa il flash mob davanti al Pantheon, nel cuore della capitale, dietro un grande striscione con la scritta "No War", "No alla guerra". "Dobbiamo smetterla di concentrarci solo su noi stessi perché se il mondo va a rotoli ci rimettiamo anche noi", dice determinato Giovanni, studente universitario di 22 anni. Alzando un po' la voce, per cercare di superare il volume della musica, racconta della sua esperienza in un campo profughi in Grecia per prestare assistenza: "Abbiamo avuto una fortuna immensa a crescere in un posto dove c'è pace e libertà. L'idea che si possa anche solo pensare alla guerra mi preoccupa e spaventa".

 

"Vogliamo invecchiare con la pace"

"Siamo una generazione cresciuta nella pace e vogliamo invecchiarci. Vogliamo viaggiare, conoscere amici di culture diverse. Un conflitto non è quello di cui abbiamo bisgono ora", urla Giulia dal palco. Sotto di lei una decina di fiaccole si prepara per circondare la piazza. A portare il segno di speranza c'è anche Ahmad Al Khoder, un ragazzo di 29 anni arrivato in Italia dalla Siria grazie ai corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio. "Oggi siamo qui da diversi Paesi del mondo: Iran, Iraq, Pakistan, Yemen, Afghanistan. Noi sappiamo bene cos'è la guerra, ho perso mio fratello così, e non vogliamo che ne inizi una nuova", racconta.

Accanto ad Ahmad, un bambino di poco più di 10 anni porta al collo, appeso con un filo blu, un piccolo cartellone con su scritto: "Viva la Pace". Era tanto, troppo tempo che non si manifestava per lei, commenta il presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. "Pensate: nel nostro Paese non c'è stata una sola manifestazione contro la guerra di Siria, né per altri conflitti recenti. Per questo oggi vogliamo dire insieme il nostro No al conflitto in Ucraina: il nostro è un rifiuto radicale dell'utilizzo, in qualunque forma, dello strumento militare per risolvere contenziosi o contese", ha detto Impagliazzo nel suo intervento. 

Ucraine d'Italia

Un "No" che Katerina e Olga urlano forte dietro a una grande bandiera ucraina. Vivono a Roma da oltre 20 anni, ma nel loro Paese d'origine hanno ancora famiglia e amici. "Ogni giorno è sempre peggio, non ho idea di cosa potrebbe accadergli se non fermiamo ora tutto questo ", racconta preoccupata la prima. Mentre Olga la interrompe per ricordarle che ci sono tante persone che hanno paura, ma che non vogliono scappare perché non possono permetterselo o "semplicemente perché quella è casa".

Le due donne, come tutti in piazza, chiedono un intervento diplomatico, che non usi la forza, perché gli ucraini sono stanchi di un conflitto che dura ormai da otto anni. "Far sentire la voce della pace è la scelta più politica in assoluto", secondo Gualtieri. "Roma vuole mandare un messaggio semplice, ma universale: sì alla pace, no alla guerra", e tutti in coro ripetono lo slogan illuminando la piazza con il flash dei cellulari perché la loro voce arrivi ovunque.