“La crisi nel Donbass peggiora”. E Putin si presenta alle esercitazioni dei missili nucleari
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiIl leader del Cremlino insieme al presidente bielorusso Lukashenko. Nel 2014 le manovre furono preludio dell’annessione della Crimea
MOSCA - Nel bel mezzo del crescendo di tensioni con l’Occidente, Vladimir Putin ha deciso di ricordare al mondo che la Russia è una potenza nucleare. Dal centro di comando speciale del Ministero della Difesa, al fianco di Serghej Shojgu, oggi il presidente russo assisterà alle esercitazioni “Grom” delle forze di deterrenza strategica e supervisionerà personalmente il lancio dei missili balistici e da crociera. «Tali esercitazioni e lanci non possono svolgersi senza il capo dello Stato. Sapete della famosa valigetta nucleare, del pulsante rosso, etc?», ha ricordato sinistramente il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
MOSCA - Nel bel mezzo del crescendo di tensioni con l’Occidente, Vladimir Putin ha deciso di ricordare al mondo che la Russia è una potenza nucleare. Dal centro di comando speciale del Ministero della Difesa, al fianco di Serghej Shojgu, oggi il presidente russo assisterà alle esercitazioni “Grom” delle forze di deterrenza strategica e supervisionerà personalmente il lancio dei missili balistici e da crociera. «Tali esercitazioni e lanci non possono svolgersi senza il capo dello Stato. Sapete della famosa valigetta nucleare, del pulsante rosso, etc?», ha ricordato sinistramente il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
Ad amplificare i timori, il tempismo. Le esercitazioni nucleari Grom (Tuono) si tengono normalmente ogni anno intorno a dicembre, ma non si erano svolte né nel 2020, né nel 2021, a causa della pandemia. Benché il Cremlino abbia sottolineato che le manovre sono state «pianificate da tempo» e «precedute da una serie di preavvisi alle altre nazioni attraverso diversi canali», l’ultima volta che erano state rinviate a febbraio è stato poco prima che la Russia annettesse la Crimea nel 2014. Una novità di quest’anno, oltre all’uso dei nuovi missili ipersonici Zircon e Dagger, è poi che per la prima volta — accanto alle forze aerospaziali, alle forze del distretto militare meridionale e alla Flotta del Mare del Nord — verrà coinvolta la Flotta del Mar Nero di base a Sebastopoli, nella penisola ucraina annessa otto anni fa. La flotta di stanza in Crimea è composta da fregate d’ultima generazione e sottomarini equipaggiati con missili cruise ipersonici Kalibr, usati nei raid contro l’Isis, ma non possiede missili balistici intercontinentali.
Con oltre 6mila testate operative e di riserva, la Russia conta il più grande arsenale nucleare al mondo. Le ultime manovre strategiche tre anni fa avevano coinvolto 12mila soldati, 213 lanciatori di missili nucleari, 105 aerei, 15 navi e 5 sottomarini, facendo di Grom-2019 la più grande esercitazione nucleare dalla fine della Guerra Fredda. Anche oggi verrà impegnata l’intera triade nucleare: si terranno lanci di missili nucleari da un sottomarino, da un bombardiere e da una base o semovente terrestre. E tutte le forze nucleari russe saranno messe in allerta. «Tutto questo è regolato in modo chiaro e nessuno ha domande o preoccupazioni perché tutto viene comunicato in anticipo», ha ribadito Peskov, aggiungendo che queste manovre sono «del tutto trasparenti, del tutto comprensibili per gli specialisti stranieri» e che «non dovrebbero preoccupare nessuno». Rassicurazioni cadute nel vuoto nel clima di tensioni provocato dall’ammassamento di oltre 150mila truppe al confine con l’Ucraina e dall’escalation nelle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. «La situazione nel Donbass sta peggiorando», ha dovuto ammettere lo stesso Putin.
Ad assistere alle manovre oggi ci sarà anche il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, invitato ieri da Putin nel corso della sua sesta visita a Mosca in un anno per discutere di «cooperazione militare» sulla scia delle esercitazioni “Risolutezza alleata”. Circa 30mila soldati russi, secondo i conteggi occidentali, 10mila secondo esperti militari russi, sono attualmente schierati in Bielorussia nell’ambito delle manovre congiunte che in teoria dovrebbero concludersi domenica. Giovedì Lukashenko si era detto pronto ad accogliere armi nucleari russe in caso di una “minaccia”. Mosse e dichiarazioni che non fanno che aumentare i timori occidentali di una prossima invasione in Ucraina. «Non è mai stato parte dei nostri piani», ha ribadito ieri Putin. Che oggi però premerà il pulsante rosso.