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Ucraina, il conto degli attacchi scandisce l’attesa dell’invasione russa

Il governo di Kiev aggiorna ogni tre ore i bollettini dei combattimenti. I bimbi terrorizzati chiedono ai genitori: “Cosa vuol dire morire?”
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KRAMATORSK - Più o meno ogni tre ore, da un paio di giorni, il governo ucraino aggiorna compulsivamente il bollettino dei combattimenti. Sebbene la guerra nel Donbass sia iniziata da otto anni e abbia già provocato quasi 14mila morti, fino a metà della settimana scorsa quel bollettino semplicemente non esisteva. I tempi cambiano, il morale peggiora, la paura cresce.
Utilizzando il linguaggio accorto che attribuisce direttamente ai russi e non ai “filorussi” di Donetsk e Lugansk quello che succede nei “Territori ucraini temporaneamente occupati” — come l’Ucraina chiama le autoproclamate repubbliche autonome — Kiev annota «i bombardamenti provocatori da parte delle forze armate della Federazione russa lungo l’intera linea di contatto: 27 bombardamenti tra mezzanotte e le 13, usando 24 armi proibite dagli accordi di Minsk». L’elenco è molto dettagliato: riporta il numero dei colpi uditi, l&rsqu…
KRAMATORSK - Più o meno ogni tre ore, da un paio di giorni, il governo ucraino aggiorna compulsivamente il bollettino dei combattimenti. Sebbene la guerra nel Donbass sia iniziata da otto anni e abbia già provocato quasi 14mila morti, fino a metà della settimana scorsa quel bollettino semplicemente non esisteva. I tempi cambiano, il morale peggiora, la paura cresce.
Utilizzando il linguaggio accorto che attribuisce direttamente ai russi e non ai “filorussi” di Donetsk e Lugansk quello che succede nei “Territori ucraini temporaneamente occupati” — come l’Ucraina chiama le autoproclamate repubbliche autonome — Kiev annota «i bombardamenti provocatori da parte delle forze armate della Federazione russa lungo l’intera linea di contatto: 27 bombardamenti tra mezzanotte e le 13, usando 24 armi proibite dagli accordi di Minsk». L’elenco è molto dettagliato: riporta il numero dei colpi uditi, l’ora in cui sono stati sparati, il luogo colpito, il tipo di arma utilizzato, le eventuali vittime. In quello delle 13 c’erano dieci località e 361 colpi sparati, con un ferito: il «soldato esperto Anatolii Kinash». Alle 18 il bollettino era già aggiornato: i bombardamenti erano diventati 57, le località colpite 13, i colpi sparati 603. 
L’Osce, che questo tipo di bollettini li produce quotidianamente, è assai meno efficiente: li invia una sola volta al giorno, la sera, e sono riferiti al giorno precedente. Purtroppo il bollettino ufficiale ucraino contiene una sola metà della mela avvelenata del Donbass. Quello che accade sotto il controllo dei filorussi non ha osservatori se non l’Osce stesso, che non attribuisce praticamente mai le responsabilità. Così non sappiamo bene se e come l’Ucraina reagisca, quando viene attaccata: «Le autorità militari hanno l’ordine preciso di non reagire alle provocazioni», dice il ministro dell’Interno, Denis Monastirskij: «Non spariamo colpi proibiti dagli accordi di Minsk». Tutte le distruzioni perpetrate nei territori occupati sarebbero “false flag” russe, pretesti costruiti per attaccare l’Ucraina. «Non sono affatto convinto che sia sempre così», dice un osservatore dell’Osce sotto garanzia di anonimato: «La propaganda, la violenza e l’uso di armi proibite riteniamo siano diffusi in entrambi gli schieramenti». Ma non possono scriverlo: le convinzioni non sono prove, e l’Osce è un’autorità indipendente. 
 
Nulla è come appare, nella polveriera del Donbass. Con la fine delle esercitazioni in Bielorussia e dei giochi Olimpici organizzati dalla Cina dell’alleato Xi Jinping, il rischio che Mosca attacchi toglie ora il sonno anche ai flemmatici ucraini. Anastasia Atamanchiuk dice che sua figlia Rita, 11 anni, «ha paura di morire». La scuola ha accompagnato gli alunni in un rifugio mostrando le scorte di cibo e le candele pronte. «Ora lei non riesce più a dormire e mi fa domande strazianti». Le chiede «quando saremo uccise» e «che cosa significa morire». Marianna Kommissarova dice che i sui amici sono equamente divisi: «Una parte ha una paura dannata, l’altra si vuole iscrivere alla difesa territoriale». L’Est però resta scettico. Nella trattoria Ararat di Kramartorsk un ex tassista 40enne oggi in sedia a rotelle, Alexej, dice che nessuno tra i suoi amici «compra medicine o accumula cibo», perché «i russi non sono un pericolo: in ogni famiglia abbiamo almeno un paio di parenti russi. È solo un gioco politico per ragioni economiche».
 
Alcune settimane fa era difficile in tutto il Paese trovare qualcuno che credesse di dover fronteggiare l’invasione. Ma anche ora la maggioranza pensa che si limiteranno a far saltare le infrastrutture con sabotaggi telematici o fisici, e che il Donbass sarà più caldo del solito. «In questi anni non hanno mai smesso di combattere — dice l’osservatore dell’Osce — ma dopo luglio del 2020, quando gli accordi vennero aggiornati, le violazioni del cessate il fuoco erano molto diminuite. Ora purtroppo siamo tornati al 2019, quando i colpi sparati quotidianamente erano migliaia. Eppure, in tutti questi anni i confini non sono mai cambiati: combattono senza conquistare un metro». Su entrambi i fronti c’è chi ha interesse a continuare la giostra della guerra. La sua economia di piccolo cabotaggio è comoda sia per i mercenari assoldati nel Donbass occupato che per gli ex volontari inquadrati nella Guardia nazionale di Kiev. La gente “normale” lo sa e sopporta la sporca guerra impantanata in trincea. Era il male minore, ma l’attacco russo cambierebbe tutto.