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I capi di QAnon identificati grazie all’analisi linguistica

Paul Furber e Ron Watkins, i presunti capi di QAnon, in un'illustrazione 

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Un software e studi statistici hanno permesso di risalire agli autori dei messaggi complottisti: uno è sudafricano, l’altro statunitense
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NEW YORK - Il primo messaggio apparve online nell’ottobre 2017. «Aprite i vostri occhi. Molti nel nostro governo sono adoratori di Satana». Sembrava uno dei tanti post deliranti che affollano la rete. Ma non quello. Era il primo messaggio di Mister Q ed era nato QAnon, il più famoso movimento cospirazionista al mondo, che in 5 anni è diventato fenomeno globale, capace di diffondere miti tossici e scatenare l’entusiasmo di milioni di cospirazionisti, affamati di storie su riti satanici, poteri occulti, trafficanti di bambini, pedofili, bevitori di sangue, frodi elettorali. Adesso si conosce chi c’è dietro la sigla “Q”, che ha fatto proseliti anche in Italia. Non è un super agente pentito della Cia. Non stava a Washington. Non è uno ma sono due: il primo, indicato come l’Apostolo numero uno della setta, si chiama Paul Furber, 55 anni, sudafricano, di Johannesburg, sviluppatore di software con la passione …
NEW YORK - Il primo messaggio apparve online nell’ottobre 2017. «Aprite i vostri occhi. Molti nel nostro governo sono adoratori di Satana». Sembrava uno dei tanti post deliranti che affollano la rete. Ma non quello. Era il primo messaggio di Mister Q ed era nato QAnon, il più famoso movimento cospirazionista al mondo, che in 5 anni è diventato fenomeno globale, capace di diffondere miti tossici e scatenare l’entusiasmo di milioni di cospirazionisti, affamati di storie su riti satanici, poteri occulti, trafficanti di bambini, pedofili, bevitori di sangue, frodi elettorali. Adesso si conosce chi c’è dietro la sigla “Q”, che ha fatto proseliti anche in Italia. Non è un super agente pentito della Cia. Non stava a Washington. Non è uno ma sono due: il primo, indicato come l’Apostolo numero uno della setta, si chiama Paul Furber, 55 anni, sudafricano, di Johannesburg, sviluppatore di software con la passione per la politica americana e i complotti; l’altro è Ron Watkins, ha 34 anni, vive vicino a Seattle, adesso si è candidato in Arizona. Lui gestiva il sito web che ospitava dal 2018 i messaggi di ‘Q’. 
 
A scoprire la loro identità — e dare a QAnon una connotazione internazionale — sono stati due team europei di detective linguistici forensi, uno svizzero e uno francese, che hanno utilizzato software e studi statistici per risalire all’identità dell’autore dei messaggi complottisti. Questa storia potrebbe essere una nemesi perché a mettere i ricercatori sulle tracce di Furber e Watkins sono stati, senza saperlo, gli stessi complottisti del movimento, che dopo una serie di commenti ai messaggi del misterioso utente, avevano cominciato a chiedere se l’autore non fosse uno di quelli che commentava con loro. Era proprio così. Lo stile comune li ha traditi. Il New York Times ha contattato i due “padri” di QAnon. Entrambi hanno negato, ma in modo differente. Furber ha detto di aver mutuato lo stile di Q solo perché conquistato dalla forza dei suoi testi. «Quei messaggi — ha ammesso — hanno preso letteralmente le nostre vite. Abbiamo cominciato a parlare tutti come lui». 
 
Per gli analisti linguistici non è verosimile. Fin da subito lo stile di Furber, che si presentava come “Baruch the Scribe”, appariva simile a quello di “Q”. Watkins ha detto di aver trovato «cose più buone che brutte» nei post dell’autore misterioso, ma di non averci niente a che fare. Però è stato lui a pubblicare in esclusiva i suoi messaggi e in un documentario uscito l’anno scorso, alla domanda dell’autore se ci fosse lui dietro “Q”, aveva prima risposto con un sorriso, poi negato. La scienza li ha smascherati. Il team svizzero di OrphAnalytics, di Claude-Alain Roten e Lionel Pousaz, e quello francese formato dai linguisti computazionali Florian Cafiero e Jean-Baptiste Camps, hanno passato al computer 100mila parole di “Q” e le 12mila scritte, ciascuno, da 13 sospetti. I due team sostengono di aver raggiunto un grado di accuratezza che va dal 93 al 99%. La scienza applicata allo stile dei messaggi si era rivelata vincente in passato per scoprire l’identità di Unabomber, l’ex matematico che tra il 1978 e il 1995 inviò buste bomba, provocando tre morti e 23 feriti, e firmò un manifesto delirante.
 
Ora che gli autori sono stati individuati, il movimento QAnon, secondo analisti Usa, potrebbe subire un colpo. Il fascino stava proprio nel mistero dell’autore, che appariva essere dentro i palazzi del potere. L’infondatezza delle previsioni era solo un dettaglio: “Q” non ne ha presa una. Mai stato il colpo di Stato da parte di Hillary Clinton e George Soros. Il 10 febbraio 2018 non ci fu il suicidio di massa di avversari di Donald Trump e Mark Zuckerberg non ha mai lasciato Facebook per rifugiarsi in un’isola deserta. La disinformazione resterà una necessità sociale, ma d’ora in poi avrà meno mistero.