Covid, l'Australia riapre le frontiere dopo due anni
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – “Oggi torniamo a fare parte del mondo”. Dopo due anni di severe restrizioni per limitare la pandemia, l’Australia ha riaperto stamane con queste parole le sue frontiere internazionali: il primo a toccare terra, alle 6:20 di lunedì mattina ora di Sydney, è stato un volo della Qantas Airlines da Los Angeles. Ad accogliere i passeggeri all’aeroporto, striscioni con su scritto “Welcome Back” (bentornati), un’orchestra, palloncini, snack gratuiti e un quartetto di drag queen che distribuivano koala e canguri di pelouche. In tutto, 56 aerei arriveranno da ogni continente nel corso della giornata.
Resa possibile da un’intensa campagna di vaccinazione e dal calo dei casi, &…
LONDRA – “Oggi torniamo a fare parte del mondo”. Dopo due anni di severe restrizioni per limitare la pandemia, l’Australia ha riaperto stamane con queste parole le sue frontiere internazionali: il primo a toccare terra, alle 6:20 di lunedì mattina ora di Sydney, è stato un volo della Qantas Airlines da Los Angeles. Ad accogliere i passeggeri all’aeroporto, striscioni con su scritto “Welcome Back” (bentornati), un’orchestra, palloncini, snack gratuiti e un quartetto di drag queen che distribuivano koala e canguri di pelouche. In tutto, 56 aerei arriveranno da ogni continente nel corso della giornata.
Resa possibile da un’intensa campagna di vaccinazione e dal calo dei casi, è la fine del concetto di “Fortezza Australia”, la rigida chiusura per tenere a bada i contagi che ha praticamente chiuso questa grande nazione del Pacifico, isolandola dal resto del globo, per ben 704 giorni. La ripresa dei voli internazionali ha creato scene di giubilo nella sala arrivi dell’aeroporto di Sydney, con abbracci e lacrime di commozione tra familiari che non si vedevano da quasi due anni, a parte i contatti in video su piattaforme come Zoom e WhatsApp. "È stato un lungo, lungo viaggio attraverso il Covid”, commenta Dominic Perrottet, premier dello Stato del New South Wales. “Oggi torniamo ad appartenere al mondo, i nostri giovani che studiano all’estero possono ricongiungersi con i genitori, c’è eccitazione nell’aria, è una svolta molto positiva”.
Alcuni sono stati costretti a rimanere all’estero anche mentre i loro parenti in Australia erano malati o hanno perso la vita per il coronavirus e altre malattie. Una coppia ha raccontato di essere rimasta separata per due anni, lei in Spagna, lui in Australia: “Siamo rimasti insieme per via digitale, tante videotelefonate”, dice Sonnica, “la tecnologia ha reso la lontananza più sopportabile ma è stata dura lo stesso”. All’aeroporto c’erano nonni che attendevano di vedere per la prima volta i nipotini, nati ai figli all’estero durante la pandemia. “Questi due anni sono stati orribili”, afferma Rishm Singh, appena sbarcata da un volo da Toronto insieme ai bambini, “siamo così grati che siano finiti”.